Sono passati quasi due anni da quando la coalizione di centrodestra, attualmente all’opposizione in consiglio comunale, durante le scorse amministrative urlava e a volte anche con velato rancore le colpe e gli sbagli dell’ex sindaco Rinaldo Melucci. Quasi le stesse lamentele che si odono, oggi, da una parte della nuova opposizione, di cui si fa promotore il Partito Democratico. L’ex capofila della coalizione progressista “Ecosistema Taranto”, che due anni fa per la seconda volta lo ha sostenuto in campagna elettorale, non ne manda a dire e si scaglia contro il primo cittadino. Lo ha fatto, ieri sera, durante l’assemblea pubblica organizzata a Mercato Nuovo, a Porta Napoli, intitolata “Ripartiamo da Taranto”. Sul palco, la squadra dem composta dal senatore Francesco Boccia, la vicepresidente del Partito Democratico Loredana Capone, dagli ex assessori, consiglieri regionali e comunali, ha messo a rassegna le scelte politiche del sindaco tacciandolo di “trasformismo” e “incoerenza politica”. A detta del senatore dem, Melucci ha scordato “le tante battaglie intraprese per l’ambiente, come la decarbonizzazione, le sfide sulla cultura e gli investimenti, con gli amministratori che lo hanno sostenuto, credendoci fino in fondo”.

Tra mea culpa e buoni propositi

Sbagli per cui, anche Vincenzo Di Gregorio intervistato a margine dell’iniziativa politica al Corriere di Taranto.it, ha chiesto scusa all’intera comunità: “Sono stato l’unico a non firmare il documento l’ingresso di Italia viva in coalizione e non me ne pento. Del resto, sono consapevole che abbiamo commesso degli errori, a discapito dei cittadini. E mi riferisco agli aumenti degli abbonamenti dei parcheggi ai dipendenti del borgo, degli aumenti dei costi degli asili, alla mancata chiusura della circoscrizione a Paolo VI o all’abolizione dei sostegni ai redditi inferiori ai 15 mila euro per l’aliquota Irpef”.  Alla nostra domanda, sulle critiche del Pd mosse al sindaco nonostante il suo sostegno nelle scelte amministrative, fino a un mese fa, Di Gregorio ha risposto: “Lo ripeto, abbiamo sbagliato. Credo sia legittimo, quanto umile, riconoscere i propri errori. Per cui, d’ora in poi, faremo un’opposizione attenta e coscienziosa, coinvolgendo in primis i cittadini, stanchi e disillusi dalla mala politica. Vogliamo ritornare a essere una giunta di centrosinistra”.

Anche il consigliere Lucio Lonoce, avvicinato dal corriereditaranto.it, ha motivato il suo disappunto nei confronti di Melucci: “Ho aderito alla mozione di sfiducia, in seguito ai vari confronti con i diversi gruppi di cittadini. Siamo giunti alla conclusione che Taranto debba ripartire da una nuova classe dirigente e debba incassare altri risultati”. Reputa sbagliate alcune scelte amministrative come la gestione dei rifiuti urbani e spiega, ai nostri microfoni, di aver “manifestato più volte i disagi” ai dirigenti e agli assessori “senza aver ricevuto risposte”. Il consigliere chiede il cambio “immediato del management aziendale e politico” di Kyma Ambiente (Amiu). Quest’ultima, mesi addietro è stata salvata in consiglio comunale anche dal Partito Democratico. Nello specifico, durante la massima assise dello scorso 5 aprile, diciassette consiglieri di maggioranza su ventisei presenti votarono contro i nove, titolari della mozione di sfiducia, salvando il management del presidente Giampiero Mancarelli. Perché avanzare ora queste critiche? A nostra precisa domanda, Lonoce ha risposto così: “C’erano dei consiglieri che hanno sostenuto quella dirigenza, mentre io non ero lì a consiglio comunale. Per quello che mi riguarda, ribadisco che abbiamo già espresso le nostre perplessità al sindaco che tuttavia ha raccolto le istanze e poi ha fatto scelte diverse” ha concluso, tagliando corto con l’intervista.

Pd: si guarda davvero al futuro?

L’assemblea, stando a quanto più volte sottolineato nei giorni scorsi, avrebbe avuto come scopo il futuro della città di Taranto. Ma per tre quarti della sua durata si è parlato del passato, ovvero di Melucci. Se da una parte il Partito Democratico vorrebbe ripartire e rinnovare la classe dirigente (pur schierando gli stessi esponenti da molti anni?) dall’altra sembrerebbe, ancora, guardare al recente passato con un pizzico di nostalgia. E’ evidente che più di qualcuno nutra ancora del rancore verso il sindaco Melucci, sentimento legittimo che lascia spazio a tanti interrogativi. Vero è anche che i processi di separazione non sono mai facili da affrontare, perché richiedono del tempo. E chissà quanto altro ancora ne servirà a questa nuova opposizione, ideologicamente frammentaria e trasversale, il cui unico obiettivo (per ora) sembrerebbe quello di opporsi alle scelte del primo cittadino. Il tempo può essere un prezioso alleato, ma anche un’arma a doppio taglio. E qui si chiede una volta per tutte di deporre le armi, i rancori e le beghe personali per cercare di andare oltre. Per cercare di risolvere, dove possibile, i problemi della città. O quanto meno di riappropriarsene. La comunità è stanca di patire e lo sta comunicando in tutti i modi.

 

3 Responses

  1. Il PD di Taranto è poco più che uno stato d’animo, una condizione dello spirito, o meglio un’anima in pena. Ha perso radici e storia. Nato male e cresciuto peggio. Chi può dolersi di questa situazione sono coloro che hanno creduto in un progetto di evoluzione politica, (ex PCI, ex DC, ex PSI), che contaminandosi avrebbero consentito a un soggetto politico nuovo di rappresentare e tutelare interessi e valori di democrazia che facesse centro sul lavoro e sulla giustizia sociale per l’uguaglianza nei diritti e delle opportunità. Invece? Invece il PD è passato nella trafila di vecchi atrofizzati apparati del PCI e delle macine dei carrieristi della DC. Quella di oggi non è che la naturale conseguenza di una caduta di idealità, mancata selezione dei gruppi dirigenti, (basti pensare all’origine della candidatura di Melucci), e di un sistema di governo personalistico e corruttivo.

  2. Fa bene il PD ad autoflagellarsi, non è
    mai troppo tardi, personalmente non ho votato per Melucci alle ultime elezioni pur essendo all’epoca orientato al centrosinistra. Tuttavia se Melucci ha vinto, a mio parere, è perché la proposta del centrodestra è stata addirittura peggiore, come confermano QUATTRO elezioni perse di fila. Speriamo che al prossimo giro non siano presentati altri scappati di casa, ma gente con già una storia alle spalle, seria, credibile e onesta

  3. In effetti si potrebbe fare una lista mista di scappati di casa sia di destra che di sinistra in modo che i partiti siano liberi e senza bisacce di peso quali le liste civiche. Serve ritornare alla politica e gli elettori devono imparare a partecipare la vita politica per obbligare i propri partiti a scelte ea comportamenti consoni ispirati alla tutela degli interessi della comunità. Tutto secondo le proprie idee e nel ripetto di quelle degli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *