Solo lo scorso 7 dicembre il Movimento 5 Stelle dichiarava che in Puglia si lavorava per non lasciare nessuno indietro grazie al lavoro dell’assessora Barone e dei suoi uffici. Il riferimento era al Reddito di Dignità (ReD). Questa, secondo i pentastellati, è una misura regionale in controtendenza rispetto alla scellerata decisione del Governo di cancellare il Reddito di Cittadinanza. A riguardo ricordiamo che il complesso di sussidi indebitamente percepiti corrispondevano ad una porzione piuttosto minima rispetto al totale dei nuclei beneficiari e delle risorse stanziate.
Il Reddito di Dignità, approvato con determinazione dirigenziale 146/1258 del 1 dicembre 2023, è invece, dal 2016, una misura identitaria della Regione Puglia che ha aiutato e supportato diverse persone in difficoltà economica. Diversi sono però i requisiti per poter accedere al contributo mensile pari a 500 euro, a fronte della sottoscrizione del Patto di inclusione e dello svolgimento delle prestazioni in esso previste. Tale sottoscrizione rappresenta una condizione necessaria per fruire del beneficio che si rivolge ai cittadini e le cittadine di età compresa fra i 18 anni, compiuti, e i 65 anni, non ancora compiuti, con un valore ISEE non superiore a € 9.360,00. Con un valore della componente patrimoniale immobiliare, al netto delle detrazioni, non superiore a € 30.000,00 e con un valore della componente patrimoniale mobiliare, al netto delle detrazioni, non superiore a € 15.000,00.
Per le famiglie con nuclei familiari di cinque componenti, o più, oppure in presenza di un solo genitore con almeno tre figli minori, il valore dell’ISEE (ordinario o corrente) in corso di validità deve riportare un valore non superiore a € 15.000,00. Un valore della componente patrimoniale immobiliare, al netto delle detrazioni, non superiore a € 30.000,00 e il valore della componente patrimoniale mobiliare, al netto delle detrazioni, non superiore a € 20.000,00. Rappresentano quindi criteri premiali di valutazione la numerosità del nucleo familiare, la presenza in questo di immigrati, di disoccupati ultracinquantenni, giovani coppie conviventi e i nuclei familiari monopersonali.
I termini per la presentazione delle domande per l’accesso al Reddito di Dignità erano stati prorogati fino alle ore 14.00 del 15 gennaio 2024 e le domande potevano essere presentate esclusivamente on-line sulla piattaforma dedicata https://pugliasociale-spid.regione.puglia.it. Per presentarle bisognava essere in possesso di credenziali SPID, di livello due e una attestazione ISEE (ordinario o corrente) in corso di validità alla data di generazione del “codice famiglia” senza omissioni o difformità. Le credenziali SPID dovevano essere intestate al titolare della domanda. Qualora il cittadino/a non fosse stato/a in possesso di credenziali SPID avrebbe potuto delegare soggetti terzi, in possesso di credenziali SPID, autorizzati alla presentazione delle domande, fra cui: gli sportelli dei CAF e dei Patronati, convenzionati all’uopo con gli Ambiti territoriali, oppure gli sportelli di segretariato sociale degli Ambiti territoriali.
Da un Bilancio del Reddito di Dignità in Puglia del 2019 è emerso che il ReD, a differenza delle misure nazionali, si è distinto, per esempio, per l’ammissibilità di cittadini stranieri regolarmente presenti (permesso di soggiorno o residenza) sul territorio regionale da almeno 24 mesi. Nell’ambito delle prese in carico effettuate sono stati circa diecimila i percorsi specifici di attivazione realizzati che hanno assunto le seguenti forme: tirocinio per l’inclusione sociale (41%); progetto di sussidiarietà (3%) e lavoro di comunità (57%). Ciò è stato possibile grazie al Catalogo regionale delle opportunità di inserimento, che ad oggi può contare su circa 1.400 Manifestazioni di Interesse pervenute per complessivi 10.000 posti disponibili circa, così suddivisi: 62% presso soggetti pubblici; 35% presso soggetti privati (comprese le coop sociali) e 3% presso Terzo settore non avente natura di impresa.
Al netto delle differenze tra le varie misure nazionali e regionali, che restano comunque delle misure di contrasto alla povertà, i nuovi provvedimenti proposti dal governo Meloni (“assegno per l’inclusione sociale” e “supporto per la formazione e il lavoro”) comporteranno un risparmio di circa un miliardo di euro all’anno per le casse dello Stato, a fronte però di un aiuto economico minore e regole più stringenti per selezionare i beneficiari del sussidio. Abbiamo visto come il Reddito di Dignità ha operato in concomitanza con il Reddito di Cittadinanza ma come si distinguerà da queste nuove misure nazionali? Lo scopriremo nei mesi a seguire.