Carlo Massarini, giornalista, fotografo, divulgatore musicale è tornato in libreria con Vivo dal vivo 2010-2023 edito da Rizzoli Lizard, foto racconto di 120 concerti visti e fotografati, che presenterà domani a Taranto alle 11.00 Spazioporto. Massarini, per chi ha vissuto da ragazzo o da ragazza gli anni ’80, ha rappresentato un punto di riferimento musicale grazie al programma televisivo Rai “Mister Fantasy”, che dal 1981 al 1984 ha tenuto incollati alla tv tanti adolescenti che attendevano di vedere in anteprima i primi videoclip internazionali o di ascoltare le novità del panorama pop e rock dal mondo.

Il libro che sta promuovendo in questi giorni è il sequel naturale di quello scritto nel 2009 dal titolo “Dear Mister Fantasy”, un fotolibro sugli anni ’70 e inizi ‘80, da lui vissuti come fotografo e giornalista musicale.

“Ho raccontato i concerti che ho visto fotografando quel preciso momento e scrivendo le mie sensazioni, le mie emozioni immediate- spiega – Era un libro generazionale, fotografia di un’epoca musicale straordinaria (dal 1969 al 1982) che abbiamo vissuto in milioni di persone contemporaneamente ed era un libro molto ricco di artisti. A parte i Beatles non mancava nessuno. Poi ho pensato di dover scrivere dell’era più moderna della musica per chiudere il cerchio. Alcuni artisti ci sono ancora e fanno da collante tra una pubblicazione e l’altra come Leonard Cohen o Peter Gabriel. Nel frattempo è cambiato il mondo, è cambiata la musica, è cambiato il modo di ascoltarla e sono cambisti anche gli artisti. Allora era davvero tutto possibile, eravamo calati in una sorta di grande sperimentazione collettiva. Oggi è veramente una musica senza più confini perché le contaminazioni tra il mondo occidentale, quello africano caraibico, sudamericano e anche asiatico sono veramente la cifra della musica del nostro tempo. Una musica senza confini, dunque, e sono senza confini anche io. Sono molto eclettico, mi piace tutto. Naturalmente, poi, ci sono che preferisco di più e cose che preferisco di meno”.

Cosa non ama particolarmente?

“Mi interessa tutto ma non riesco ad immedesimarmi nel meccanismo di identificazione dei giovani americani con il rap, cosi come quello dei giovani italiani con la trap. Sono generi che hanno poco a che vedere con me, soprattutto i testi che parlano di odio verso le donne, di violenza. Però in mezzo ci trovo anche delle cose interessanti. Ad esempio Salmo è uno che mi piace molto, che non utilizza solo suoni sintetici ma c’è della musica suonata nei suoi lavori, anzi suona quasi come il rock. Mi piacciono i dischi che sono sofisticati musicalmente. Nel libro si parla del concerto di Travis Scott, famosissimo rapper americano che la scorsa estate ha suonato al Circo Massimo di Roma davanti a 60 mila persone. Un grande evento. Ma se mi viene chiesto se l’ascolto a casa, rispondo di no. Come spettatore, recensore, fotografo, interessa ma sono cose che non sono nelle mie corde”.

Il suo libro si apre con la prefazione di Vasco Rossi, che si è definito un sopravvissuto ed un super vissuto.

“Ha accettato, purché gli facessi delle domande. Gliene ho fatte 30, ha risposto con dei vocali e sono uscite 12 mila battute. Non ho tagliato niente, naturalmente. Definizione molto divertente quella che si è dato. Vasco è uno sta in giro ormai da oltre 40 anni ed è cresciuto nel tempo. Man mano che sono trascorsi gli anni, la sua fama ha abbracciato sempre più generazioni. Se lo merita, è uno vero, uno che ha il coraggio di scrivere nelle canzoni, come dice nella sua lunga prefazione al libro, cose che non confesserebbe nemmeno ad un amico. Ha un rapporto meraviglioso con i suoi fan, ha inventato una sorta di stile post cantautorale: ragiona per flash, per immagini, ti porta dentro una canzone con poche parole. È un grande, il più grande che abbiamo in Italia”.

Scelga tre concerti dei centoventi inseriti nel libro?

“Ce ne sono troppi da citare, però dico Prince, nel 2010, spettacolo meraviglioso, una perfetta fusione di tutta la black music portata in scena da un fantastico piccolo genio e poi Peter Gabriel e David Byrne nel 2023, due artisti che navigano nel mare della musica da oltre 40 anni, prima in una band e poi da soli e che ancora adesso sono alla ricerca dello spettacolo a 360 grandi con il quale meravigliarti. Andare ad un loro concerto è un’immersione totale affascinante”.

Assistere un concerto pare sia un privilegio per pochi, visti i costi dei biglietti, però c’è sempre tanta partecipazione di pubblico ai grandi eventi. Come se lo spiega?

“La gente è predisposta a spendere per vivere un’esperienza emozionante. Non si va ad un concerto per sentire solo della musica, ma per unirsi in un legame con chi è tra il pubblico e chi è sul palco arrivando talvolta ad un rapporto fisico. Lo vedo anche io che i prezzi sono lievitati in Italia come nel resto del mondo, specie dopo la pandemia. Ormai dobbiamo considerare la musica come una forma di intrattenimento che non è più alla portata di tutti anche se si possono trovare cose interessanti nei piccoli club, nei piccoli circuiti”.

Come mai sotto Roma non riusciamo ad assistere a grandissimi eventi.  Al Sud e con particolare riferimento alla Puglia, ad esempio, se non fosse per festival come Medimex, Cinzella, Locus, staremmo indietro di decenni. Si resta tagliati fuori dai grandi circuiti. Come se lo spiega?

“Si tratta di una questione essenzialmente logistica. Basti pensare che io per arrivare in treno da Roma in Puglia, ci ho impiegato sei ore… I grandi spettacoli muovono una sorta di piccola città, pensate ai tir che trasportano palco e strumentazione. È inevitabile che i costi per scendere giù raddoppino. Di conseguenza i biglietti dovrebbero costare più di altrove e dal punto di vista economico non sarebbero più concerti sostenibili. Però ho visto dei bei live anche qui, Nick Cave a Taranto o Iggy Pop a Bari, che è presente all’interno del libro. Certo, nessuno di questi portava dietro di sé la gigantesca macchina organizzativa che puoi vedere ad esempio appresso ai Rolling Stones o agli U2”.

Fine prima parte

*credit foto Franzi Baroni

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *