Taranto è di tutti noi: abbracciamola insieme. Alla manifestazione di lunedì mattina, 29 gennaio, promossa dai sindacati, parteciperanno anche AIGI Confapi e Casartigiani.
Queste le parole delle tre associazioni datoriali sulla protesta: “Una vicinanza che i più definiscono straordinaria, probabilmente, perché non è mai stata realizzata in precedenza. Un’unione che è frutto d’intenti comuni, per cui non sono state necessarie riunioni estenuanti, compromessi e bilancini per sottolineare presenza, visibilità e il lavoro faticoso di questi giorni. In questo periodo ognuno ha fatto la sua parte, con competenza e dedizione assoluta: chi sobbarcandosi le più faticose interlocuzioni e chi stazionando, con i propri mezzi, davanti ai cancelli. E questo sarà il risultato finale, ovvero la squadra che domani protesterà ai piedi del siderurgico. Non esistono le ragioni del sindacato contrapposte a quelle delle imprese”.
Questo l’appello di Aigi, Casartigiani e Confapi: “Chiediamo a tutte le associazioni di categoria e gli ordini professionali di unirsi alla protesta. Cerchiamo, tutti insieme, di arginare lo tsunami che starebbe per abbattersi sulla comunità. Taranto è di tutti noi: abbracciamola insieme!”.
Le replica del CUP
Il CUP (Comitato Unitario Professioni) Taranto aderisce all’appello. Anche l’organismo a cui aderiscono gli Ordini e Collegi professionali, che rappresentano oltre 13.000 professionisti del territorio, sostiene la vertenza delle aziende indotto dello stabilimento siderurgico impegnate a rivendicare il loro legittimo diritto a vedersi liquidati i crediti vantanti nei confronti di Acciaierie d’Italia.
Queste le parole del presidente Giovanni Prudenzano: “Come professionisti che assistono quotidianamente gli imprenditori, conosciamo molto bene tutte le difficoltà che stanno affrontando in questo momento in cui vedono in pericolo il frutto del lavoro svolto per anni con professionalità e diligenza all’interno dello stabilimento siderurgico”. Conclude Prudenzano: “Più in generale, se tali crediti non dovessero essere riscossi, numerose aziende locali sarebbero costrette a chiudere i battenti, soprattutto quelle monocommittente, andando così a depauperare ulteriormente il tessuto produttivo locale”.