Il Jazz è una storia meravigliosa in cui le note, molto spesso, sono legate dalla stima reciproca e dall’amicizia, più che dalle frasi musicali e dai pentagrammi. La sera di venerdì 26 gennaio, presso Stazione 37 a Taranto, è andato in scena un doppio set straordinario che risulta assolutamente aderente a questa definizione di Jazz, in quanto il club ha ospitato il Knick Smith Trio. Nick Smith, il pianista contemporaneo originario di Cleveland (Ohio), noto per aver accompagnato in tour – fra gli altri – musicisti del calibro di Stanley Clarke, Stevie Wonder e Kenny Garrett, in questo momento della sua carriera sta portando in scena il tour promozionale dell’ultimo album pubblicato nel 2020: “Romance”.

Vecchia volpe Nick, in quanto per l’avventura ha selezionato due compagni di viaggio in grado di bilanciare la ricerca estetica e melodica presente nell’intera incisione. Per primo, il suo grande amico Dennis Chambers – noto prodigio della batteria direttamente da Baltimora (Maryland) – e poi il bassista e contrabbassista Edwin Livingston di Dallas (Texas), famoso per la sua versatilità. Un trio tutto a Stelle e Strisce che, raccolto insieme su un palcoscenico, ha affondato platealmente le sue radici nelle sonorità modali e nell’Hard Bop, senza negarsi qualche divagazione Free.

Chambers, in particolare, è reduce di uno strepitoso tour insieme alla Mike Stern Band durante il quale, passando dall’Italia, ha fatto risuonare la sua Pearl e i suoi Zildjian nel tempio sacro del Blue Note di Milano, anche in quell’occasione con un doppio set da capogiro che terminò con un duplice bis “di mestiere”, dovuto all’imperturbabile e chiassosa insistenza del pubblico meneghino.

Dennis Chambers in concerto con la Mike Stern Band al Blue Note di Milano il 27 ottobre 2023. (Foto di Simone Calienno)

Tornando a quanto avvenuto nell’aere di Stazione 37, il trio ha iniziato il concerto eseguendo brani abbastanza soffici dall’album “It’s Like That” di Smith, uscito nel lontano 2004, aprendo le danze con “Four by Four” e trascinando la folla attenta nella condizione di ascolto ottimale. Questa funzione è stata bruscamente interrotta dall’impazienza di Chambers di far sentire il canto abissale delle pelli, consapevole di vestire i panni del fuoriclasse e di avere dinnanzi a sé un pubblico appeso a certi fill che sa chiudere solo lui in quel modo. Se, generalmente, è la sezione ritmica a portare avanti il dialogo nelle formazioni in trio, in quest’occasione a chiacchierare per l’intera esibizione non sono stati batteria e basso quanto batteria e piano. Non tutti i bassisti potrebbero ricoprire il ruolo di mediano che ha interpretato Livingston, in equilibrio fra i due fuochi di Smith e Chambers.

Durante il concerto, Smith si è divertito a proporre una storiografia dei suoni Jazz attraverso le tastiere, che hanno dapprima riprodotto un organo in pieno stile Booker T. Jones e poi hanno vaneggiato su sax e chitarre elettriche a più riprese. È su “Mom & Dad” dell’album “Influenced” del 2014 di Smith, che l’esibizione dei tre è letteralmente esplosa con l’ingresso del basso elettrico al posto del contrabbasso, ad opera di Livingston, e con un inarrestabile Chambers che è partito per la tangente (e dell’effettiva sopravvivenza delle sue bacchette non si hanno notizie). A seguire, dallo stesso disco, è stata eseguita “Influence”, tornando sui suoni più romantici che sostengono lo storytelling dell’ultima fatica del pianista americano.

Nick Smith porta con sé un profumo pianistico che sa proprio di anni ’80, ed è impossibile non domandarsi quanto sarebbe stato edificante ascoltare gli incroci fra il suo pianoforte e un sax e una chitarra veri, in uno show che se fosse stato in quintetto avrebbe espresso al massimo il suo potenziale. L’arrivederci al pubblico è arrivato con l’esecuzione di “Caribbean” da “It’s Like That”, con una performance solista ipnotica di Dennis Chambers che ha dato il meglio di sé, ma anche con “Yeah!”, la traccia di chiusura di “Romance” con citazioni parecchio Acid e riferimenti ideologici ai polpastrelli di Herbie Hancock in “Head Hunters” del 1973.

L’esibizione del Knick Smith Trio è stata fortemente apprezzata dalla sala nel doppio sold out, di certo anche per l’immediatezza di un Jazz non troppo complesso e molto narrativo, adatto da suonare attorno alla miriade di piccoli club di genere in tutta Europa e anche in Italia. Esperimento non solo riuscito, ma anche adeguato a trasmutare il lavoro di studio in una performance dal vivo degna di essere ricordata col sorriso.

Nel fine settimana dal 2 al 4 febbraio 2024, sul palco di Stazione 37 si avvicenderanno, con le rispettive formazioni, le sei corde di: Edin Beho, Sebastiano Lillo e Joe Barbieri.

*Foto in evidenza di Simone Calienno

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