Il giornalista e conduttore Carlo Massarini non è un nostalgico dei cosiddetti dinosauri del rock come tanti esperti o semplici appassionati di musica della sua generazione e sottolinea che la nuova musica va ascoltata senza pregiudizi. Quella buona poi va cercata con pazienza e curiosità: “Bisogna avere una certa apertura mentale. Guardo con affetto quelli che sono rimasti ad ascoltare i Genesis anche dopo 40 anni” – afferma al riguardo – “Capisco che per loro è importante ma nel frattempo è successo di tutto. Rimanere legati ad un gruppo della preistoria musicale è molto limitativo perché nel frattempo il gusto si è molto ampliato e ci sono delle cose interessanti anche oggi. Certo è un po’ più difficile andare a trovarle; c’è questo meccanismo mediatico un po’ infernale che sono gli algoritmi che spesso sono una trappola. Poi in giro, dalle radio sino a Sanremo, in Italia si ascolta solo pop, rap, trap, musica dance. Bisogna essere curiosi nella vita, se non si è curiosi le cose non si scoprono. Ci sono un sacco di cose che la gente non conosce e sono bellissime. Secondo me c’è della roba interessante là fuori e io ho cercato di raccontarlo in questo libro ( Vivo dal vivo 2010-2023 edito da Rizzoli Lizard, ndc)”.

Visto che ha citato Sanremo, che ne pensa di quello di Amadeus che sta per (ri) cominciare?

“Ha creato una sorta di radio-visione. Musica che dal palco dell’Ariston passerà direttamente sulle radio, giovanile e molto social. Amadeus con un’operazione da dj ha abbassato l’età degli spettatori di almeno venti anni. Anche stavolta ci saranno 4-5 hit, un rapper che diventerà più famoso di quello che è, un vecchiaccio che farà featuring di successo… Sanremo è industria che funziona, non è la musica con cui siamo cresciuti e che per me è una storia d’amore infinita. Ma se mi capita lo guardo. È un corso di aggiornamento su quello che è di tendenza ora, mentre una volta era il contrario”.

Ha cercato sempre di anticipare i tempi con i suoi programmi in tv o in radio. Ci può dire cosa ci attende prossimamente?

“Impossibile rispondere per chiunque. I continui progressi tecnologici da una parte ed il meticciato musicale (continuo contaminarsi dei generi) dall’altra, sono ormai realtà. Questa è la strada tracciata. Dal punto di vista della tecnologia si è diretti verso un’esperienza immersiva dei live. Con un visore, ad esempio si arriverà ad essere proiettati in concerti virtuali e a trovarsi al centro di un’esperienza che si svolge da un’altra parte del mondo. Quindi la nuova frontiera dei live sarà più esperienziale, si cercherà di vendere l’esperienza del concerto anche se tu al concerto non ci sei”.

Durante la pandemia ad un certo punto il futuro dei live sembrava essere quello degli show on demand…

“Una cosa dovuta ad un periodo storico particolare, ha funzionato per quello che doveva funzionare in quel periodo, ha cercato di colmare un vuoto, quando si è riaperto il mondo la gente è tornata ad ascoltare la musica dal vivo in presenza. È stata un’operazione ponte”.

A proposito di immersione totale, ha avuto modo di vedere gli U2 a Las Vegas con il loro show ipertecnologico?

“Gli ho visti YouTube e sono veramente super. Nel loro live, lo spettacolo diventa ancora più importante della musica, con tre milioni di monitor che avvolgono il loro stage completamente spoglio. Dietro c’è sempre della musica di qualità perché loro sono dei grandi musicisti e lo spettacolo non sarebbe tale se non ci fossero degli artisti veri alle spalle”.

L’intelligenza artificiale quanto potrà incidere nel mondo della musica?

“Già adesso, ci stiamo divertendo a sentire le canzoni di una band interpretate da un’altra. Mi è capito di ascoltare i Queen che cantavano i Beatles. L’AI sta cambiando il mondo, figuriamoci la musica. Bisogna capire in quale direzione verrà usata. Stiamo parlando di strumenti tecnologici pur sempre utilizzati dagli umani, questo non va dimenticato. Non è che le macchine ci devono indicare la strada, la strada dobbiamo indicarla noi alle macchine”.

Sacerdote della musica, Mr Fantasy, enciclopedia della musica, divulgatore musicale. Come le piace essere definito?

“Non so trovare una definizione però ho capito molto presto qual’ era il mio ruolo in questo mondo  ed è quello di divulgatore musicale. Possiamo parlare di interfaccia, di medium, tra la musica e le persone. Ho cercato di portare a conoscenza di un pubblico più vasto possibile, contenuti musicali interessanti ed innovativi, di qualità. Vedendo nascere Mister Fantasy l’allora direttore di Rai1 Brando Giordani mi disse che il programma non dovevo farlo per i miei amici ma per tutti. Quando sono andato su un altro binario (con la trasmissione MediaMente su Rai Educational, ndc) che era quello della tecnologia ho fatto la stessa cosa, portando il digitale alla conoscenza di quante più persone possibile. Da conduttore ho sempre cercato di dare chiavi d’interpretazione”.

Nelle sue due ore di illustrazione del libro (interattivo con la possibilità di inquadrare dei QR Code che permettono di rivedere i brani del concerto di cui si parla) sul palco di Spazioporto, Massarini ha riferito “confidenzialmente” al folto pubblico presente, di esser stato rimbalzato da due artisti italiani (Blanco e i Manneskin, ndc), che avrebbe voluto recensire, e che, invece, seppur ancora agli inizi della carriera, hanno fatto i preziosi… In realtà la loro assenza dal libro passa del tutto inosservata, considerato il gotha della musica mondiale che vi è dentro (Rolling Stones, Prince, U2, Sting, Springsteen, tanto per citarne alcuni).

*credit foto apertura Franzi Baroni

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