| --° Taranto

A cura di Fabiola De Lorenzo (archeologa) – Nell’arte romanica la scultura acquista nuovamente un ruolo di primo piano, dove i protagonisti sono sia la figura umana, fondamentale per la narrazione delle storie sacre, sia il mondo animale.

Percorrendo le sale del Museo Diocesano di Taranto ci si imbatte proprio in una preziosa testimonianza di epoca romanica della Cattedrale dedicata al Santo Patrono della Città, Cataldo.

Sono infatti qui custodite due sculture zoomorfe accucciate e solo abbozzate, realizzate in pietra  nei primi anni del XII secolo d.C.

Alquanto discussa è la loro originaria collocazione; anche se l’ipotesi più accreditata le colloca come sostegno di un trono arcivescovile successivamente smembrato, come potrebbero suggerire anche altri modelli più o meno coevi in diverse cattedrali pugliesi.  Non di rado infatti, le cattedre in pietra, o in marmo, erano rette da sculture antropomorfe o zoomorfe, e basti pensare ad esempio alle di poco precedenti cattedre dell’Abate Elia a Bari, e a quella Canosina del Vescovo Ursone.

Nell’ Ottocento, probabilmente per un’errata interpretazione della loro funzione, le due sculture stilofore vennero invece affiancate all’antico portale nord del Duomo, anch’esso in stile romanico, distrutto poi nel 1700.

Successivamente sistemati accanto alla scala d’accesso alla cripta, i due manufatti vennero definitivamente rimossi dalla chiesa per essere poi conservati in Episcopio e dal 2011 adornano la sala museale dedicata alla Cattedrale tarantina.

 

 

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