“È stato riconosciuto che Legambiente ha ricevuto un danno dal comportamento criminale degli inquinatori”. La presidente di Legambiente Taranto, Lunetta Franco ha definito “una soddisfazione amara” la conferma da parte della Cassazione della sentenza civile che, nel 2010, aveva riconosciuto in favore dell’associazione il danno come parte civile nel processo penale per il reato di “getto pericoloso di cose” connesso alle emissioni di sostanze varie dall’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto.
Secondo le sentenze, i reati commessi da Emilio Riva e da Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento, avrebbero offeso l’integrità del territorio sotto l’aspetto della vivibilità ambientale. Per i volontari dell’associazione, le emissione dallo stabilimento Ilva di grossi quantitativi di polveri ed altre sostanze verso i quartieri cittadini circostanti, hanno offuscato l’attività del mondo ambientalista, di Legambiente in particolare, pregiudicandone l’attività.
“Finito il processo penale – spiega l’avvocato Massimo Moretti – fu necessario introdurre il processo civile che è quello che oggi si chiude perché Legambiente doveva dimostrare il danno subito. Danno quantificato dal giudice civile con una somma di 30mila euro”.
Soldi che non sono ancora arrivati, sebbene i primi due gradi di giudizio fossero esecutivi. Al punto che l’associazione dice di aver dovuto provvedere a diverse azioni esecutive. “Anche notificare un atto – ha spiegato l’avvocato – a Fabio Riva, unico erede di Emilio, era difficile. Residenze all’estero che cambiavano. Siamo stati costretti ad agire sugli arredi della casa di Riva, venduti all’asta. Eppure ad oggi non siamo riusciti a recuperare l’intera cifra”.