“La vita è ciò che ti accade mentre fai altri progetti” scriveva John Lennon e con questa frase si potrebbe sintetizzare il tema portante dell’ultimo ed ennesimo capolavoro letterario di Michael Cunningham, pubblicato da qualche settimana con il titolo di “Day”.

Cosa resta della pandemia che abbiamo di recente superato? In cosa essa ha cambiato i rapporti interpersonali, le aspettative, la percezione del tempo e dello spazio e la personalità della nostra generazione?

Utilizzando un espediente piuttosto comune nel cinema e debitore della struttura tripartita di “Gita al faro” di Virginia Woolf, Cunningham individua il 5 aprile di tre anni consecutivi (2019, 2020, 2021) per raccontare, con il suo stile nitido ed inconfondibile, una giornata tipo di una famiglia borghese residente in una bella casa di mattoni rossi a Brooklyn. Come sempre, sotto la coltre delle maschere sociali l’apparente equilibrio rivela tutta la sua fragilità in un caleidoscopio di contraddizioni e di emozioni spesso sopite che l’improvviso tsunami sociale cagionato dal Coronavirus non fa che amplificare.

Cunningham ancora una volta insiste su un plot forte che serve da pre-testo per anonime quanto drammatiche storie individuali: nel triennio a cui si riferisce la storia assistiamo allo sfarinarsi progressivo della bella famiglia media americana, composta da indimenticabili personaggi come Dan e sua moglie Isabel. Lui è un quarantenne ancora non arresosi all’incedere degli anni, oscillante tra i doveri coniugali e un passato da ribelle rockettaro mentre lei, sempre fuori perché lavora come photo editor per una rivista cartacea in crisi, letteralmente “non sa bene quando ha smesso di essere la protagonista della sua stessa fiaba”. Oltre ai loro piccoli figli, Nathan di dieci anni e Violet di cinque, afflitti già da domande esistenziali che ne rivelano una maturità precoce, irrompe nella storia Robbie, il fratello gay di Isabel, costretto dalla sua cronica indigenza a vivere in una mansarda vicino all’appartamento della famiglia: ciò genererà un legame torbido e morboso- per quanto platonico- sia con la sorella che con il cognato Dan, segretamente innamorato di lui.
Cunningham arricchisce, inoltre la storia con altri personaggi minori tra cui la professoressa lesbica Chess e un personaggio immaginario di nome Wolfe (ancora un omaggio alla scrittrice americana) creato da Isabel e Robbie e utilizzato come account Instagram per raccontare, almeno nella infosfera, quella vita levigata e perfetta che non si è riusciti a realizzare nella dimensione reale.
Il libro si fa apprezzare per la potenza della sua attualità sia sul piano, potremmo dire, storico- sociale (la grande cornice inedita di una pandemia imprevedibile) sia sul piano psicologico ed individuale, per quella rara capacità che fa di Cunningham uno dei più apprezzati narratori contemporanei, celebre per almeno una dozzina di romanzi precedenti, fra i quali spicca il capolavoro del 1999 intitolato “Le ore”, tradotto in oltre trenta lingue e insignito del prestigioso Premio Pulitzer.

“Day” (“Un giorno”)

di Michael Cunningham

Traduzione di Carlo Prosperi

Editore La nave di Teseo- 2024

pp. 320- Euro 22,00

Giudizio: 5 stelle su 5

*a cura di Alessandro Epifani

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