Entro il prossimo 15 aprile si potranno presentare offerte per acquistare la piena proprietà del complesso edilizio sanitario della Fondazione Cittadella della Carità (costituito da un terreno pertinenziale, un complesso edilizio sanitario composto da un ingresso portineria, alloggio custode, locali adibiti ad uso foresteria, depositi, cabina elettrica e quattro corpi di fabbrica, per un’estensione pari a 9900 metri quadri). L’intero compendio è infatti finito all’asta giudiziaria: prezzo base pari a 22 milioni di euro, offerta minima di 16,5 milioni di euro. Un passaggio questo scontato, visto che tutto il patrimonio immobiliare della Fondazione è stato pignorato da due istituti bancari, a causa di una voragine finanziaria pari ad un debito di almeno 20 milioni di euro.
Secondo quanto siamo riusciti al momento a ricostruire, la prossima settimana dovrebbe essere presentato in tribunale un piano di risanamento del debito che avrebbe come effetto immediato la sospensione di ogni procedura esecutiva (ma siamo come detto nel campo delle ipotesi). Il che non dovrebbe mettere in discussione l’operazione in corso con il gruppo Neuromed. Che da dicembre è in trattative per il fitto di ramo d’azienda della casa di cura ‘Arca’ e del Poliambulatorio della Cittadella della Carità. Ad oggi però non si ha alcun dettaglio sul piano industriale (negli ultimi tempi si sono rincorse voci su possibili dimissioni del Cda, dopo quelle dei componenti del Collegio dei Revisori e dell’Organo di Vigilanza, ma anche su questo manca effettiva chiarezza d’informazione), né è stata data informazione sulla procedura per il fitto (non si conoscono infatti i nuovi assetti societari e gestionali), né è stato chiarito il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti pur essendo stato garantito alle organizzazioni sindacali nell’ultimo incontro del mese scorso presso la task Force regionale per occupazione, che nessun lavoratore dei 160 coinvolti dalla vertenza perderà il proprio posto di lavoro.
Nella speranza di evitare al territorio ionico l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro e la perdita di una struttura d’assistenza sanitaria fondamentale per la nostra provincia, che dopo anni di scellerata gestione (da parte di un management non all’altezza con l’avallo del precedente arcivescovo Filippo Santoro) è finita all’asta.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/01/24/cittadella-della-carita-non-ce-chiarezza/)
Certamente l’arcivescovo Santoro dovrebbe dare qualche spiegazione sul come si è arrivati alla situazione attuale e sulle modalità di gestione sia organizzativa ma specialmente finanziaria di una struttura sanitaria così importante, per altro, finanziata con risorse dei risparmi contrattuali, (salario sociale), dei dipendenti dell’allora ITALSIDER.
In effetti il monsignor Santoro deve saperne molte e molte ne avrà fatte, o forse non ne ha fatte, per precipitare la Cittadella in questa situazione.