Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, si avvia inesorabilmente verso l’amministrazione straordinaria: la seconda negli ultimi nove anni per il siderurgico più grande d’Europa, dopo quella del 2015.
“Invitalia, dopo aver esperito negli ultimi mesi e da ultimo in queste settimane, in costante dialogo con il Governo, ogni tentativo possibile di accordo con il socio privato, preso atto dell’indisponibilità di quest’ultimo a contribuire a garantire la continuità aziendale o a sciogliere la joint venture in modo equilibrato e conforme alle normative vigenti anche di fonte europea nell’ambito di una situazione di crisi non dipendente dalla volontà né da responsabilità gestionali della parte pubblica, ha inoltrato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un’istanza per le conseguenti valutazioni tecniche e amministrative per la procedura di amministrazione straordinaria per Acciaierie d’Italia spa“. Questo l’annuncio di questa sera di Invitalia in una nota.
Contemporaneamente, il Gruppo Acciaierie d’Italia ha comunicato che nella notte tra venerdì e sabato le società Acciaierie d’Italia Spa, AdI Energia Srl, AdI Servizi Marittimi Srl, AdI Tubiforma Srl hanno depositato domanda di concordato con riserva, con richiesta di misure protettive.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/17/crisi-ex-ilva-strada-sempre-piu-stretta/)
Dunque, come previsto, il socio pubblico ha chiesto al ministero guidato da Adolfo Urso di avviare la procedura minacciata da tempo. E che la situazione volgesse a questo punto, lo aveva lasciato intendere lo stesso ministro stamane. “L’investitore straniero (ArcelorMittal ndr) che guida l’azienda e ha la maggioranza, non intende mettere risorse in Acciaierie d’Italia – ha dichiarato a margine dell’inaugurazione di Micam, salone internazionale delle calzature, a Rho Fieramilano -. “Quindi – ha aggiunto – se colui che guida l’azienda, ha la maggioranza azionaria, e dovrebbe essere il partner industriale di un socio pubblico, un socio finanziario, cioè Invitalia, che è minoritario, non intende investire sull’impresa, io credo sia giusto che il Paese si riappropri del frutto del proprio lavoro e del sacrificio di intere generazioni”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/16/ex-ilva-ormai-e-tutti-contro-tutti/)
Il tutto dopo che venerdì il giudice del tribunale di Milano Francesco Pipicelli che aveva rigettato le richieste di misure protettive avanzate dalla società che gestisce gli impianti ex Ilva (seguendo le conclusioni a cui era giunto l’esperto nominato dallo stesso tribunale). E dopo che sempre la scorsa settimana si era verificato un duro scontro a suon di missive tra i proprietari degli impianti dell’ex Ilva, ovvero i Commissari straordinari di Ilva in AS e i gestori degli stessi, Acciaierie d’Italia Holding spa (rappresentata dall’ad Lucia Morselli e dal Direttore Affari Legali e Societari Giuseppe Montin).
Quel che accadrà adesso non preannuncia nulla di buono. Visto che la società che andrà in amministrazione straordinaria non possiede di fatto alcun bene (non avendo attivi non ha nulla da liquidare), il che significa che i creditori (tra cui i fornitori Eni e Snam e decine di aziende dell’indotto) dovranno sperare che il governo trovi una strada percorribile per ristorare gli stessi (tramite Sace e gli istituti di credito che saranno chiamati in causa). Senza dimenticare gli 8.200 dipendenti diretti e i 1.600 presenti in Ilva in AS per i quali si apre nuovamente un baratro di incertezze sul futuro. Per non parlare della possibilità concreta di un contenzioso giudiziario con il socio privato ArcelorMittal, che mesi addietro ha presentato contro i commissari di Ilva in AS un arbitrato di 1,150 miliardi di euro (uno dei motivi per i quali non si è riusciti più a ricomporre la frattura tra i due soci). E del fatto che adesso si dovrà nuovamente cercare un investitore privato tramite bando internazionale che si risolverà in non meno di un anno o due. Ammesso e non concesso che abbia senso farlo, visto che il motivo principale per cui si è arenato il confronto tra i due soci e quindi la possibilità di attuare il piano industriale e le relative misure di risanamento economico, resta sempre lo stesso: l’impossibilità di ottenere il dissequestro degli impianti al 31 maggio 2024, data in cui scade il contratto e quindi di acquistarli così da rendere la società finalmente bancabile, nonostante il Piano Ambientale sia stato di fatto completato (il che significa che il socio privato ha fatto quello che gli era stato richiesto). E quindi paradossalmente, pur approvando il piano industriale quest’ultimo non sarebbe stato possibile attuarlo in virtù della mancata proprietà degli impianti.
Domani sera, nel programmato incontro tra il governo e i sindacati a Palazzo Chigi a Roma, si parlerà di questo e di ciò che sarà. Forse.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/13/ex-ilva-la-versione-della-morselli/)
Buongiorno
È finita
Ringrazio l Ministri del centro destra per essere riusciti a sbaraccare la ex lLVA di Taranto
Dove non poté arrivare la Magistratura e gli anarco-ambientalisti ci sono arrivati loro.
Saluti
Vecchione Giulio