A mezzanotte le lancette segneranno, concretamente, la disfatta della politica ionica. Le ex forze progressiste e riformiste di maggioranza, da diversi mesi in opposizione in consiglio comunale, assieme al centrodestra non hanno raggiunto le diciassette firme essenziali allo scioglimento anticipato dell’amministrazione Melucci. Ieri sera, dopo la comunicazione ufficiale di Luigi Abbate (Taranto senza ILVA) sulla decisione di non prendere parte all’operazione, assieme ai partiti che in tutti questi anni hanno sostenuto il primo cittadino Rinaldo Melucci, si sarebbe scatenata la caccia all’ultima firma. Nelle scorse ore, secondo quanto dichiarato dal consigliere comunale Michele De Martino ci sarebbero state una serie di pressioni e avvicinamenti nel tentativo di fargli cambiare idea e passare dalla barricata opposta. Un atteggiamento, a detta del consigliere, “indecoroso” principalmente nei confronti della comunità: “La si smetta – ha scritto – con le pressioni personali, che sono politicamente immorali. La città non vuole essere commissariata”. Questa la richiesta ai colleghi: “Torni la politica, si stemperino le tensioni e si lascino fuori dalla porta dei palazzi istituzionali gli interessi provenienti da fuori il territorio ionico”. Oltre De Martino, rumors confermerebbero che altri consiglieri di maggioranza sarebbero stati contattati per ravvedersi sul sostegno all’amministrazione comunale.

Progressisti e riformisti vs i consiglieri di maggioranza 

Sfumata ogni possibilità, per i consiglieri comunali in carica eletti alle scorse amministrative nel centrosinistra, di ricandidarsi alle prossime elezioni nelle liste e nei partiti originari. Lo comunicano le segreterie regionali e provinciali di Pd, Europa Verde, M5S e Con: “I consiglieri – hanno diffuso per mezzo stampa – che non hanno firmato dal notaio le dimissioni come da indicazioni condivise, non potranno più essere ricandidati a nessuna delle prossime tornate elettorali. Tale determinazione avrà efficacia sin dalle prime consultazioni utili”.

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