La nuova stagione dell’ex Ilva di Taranto riparte nel segno del passato. Quest’oggi con decreto del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, Acciaierie di Italia S.p.A. è stata ammessa, con decorrenza immediata, alla procedura di amministrazione straordinaria. E la scelta sul primo commissario straordinario (probabilmente saranno tre come in passato) è ricaduta sul dott. Giancarlo Quaranta, che vanta nel suo curriculum un’esperienza quarantennale nel settore siderurgico. E che ha attraversato tutta la storia del siderurgico tarantino: prima come dipendente dell’Italsider a partire dal gennaio 1984, per poi iniziare a ricoprire una serie di ruoli apicali all’interno della società anche quando quest’ultima passò alla gestione privata del gruppo Riva (essendo ancora oggi un
estimatore della filosofia gestionale dell’imprenditoria italiana privata, lo ricordiamo bene in quegli anni alla guida del ‘famoso Centro Studi Ilva’ su cui stendiamo un velo…), per poi venire nominato il 2 luglio 2014 dall’ex commissario Ilva Piero Gnudi, CEO (Chief Operations Officer, in pratica un direttore operativo), dell’Ilva. Arrivando all’oggi dove attualmente il direttore della Divisione tecnica e operativa di Ilva in amministrazione straordinaria. Il governo ha scelto dunque di andare sul sicuro, affidandosi ad una persona che conosce perfettamente l’intero sistema Ilva in ogni suo aspetto e che gode della massima stima dei Commissari Ilva in AS con i quali lavora da anni, delle organizzazioni sindacali, così come di Confindustria Taranto e delle ditte dell’indotto presente nell’associazione Aigi (come dimostrano i comunicati stampa inviati subito dopo la nomina in cui si giudica come molto positiva la scelta del governo). Una figura che potrà fare da ponte tra le due amministrazioni straordinarie, un unicum nel panorama industriale italiano.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/20/allex-ilva-ritornano-i-commissari/)
Non è un caso infatti se il Governo stia studiando due-tre emendamenti al Dl ex Ilva all’esame della Commissione Industria del Senato, come preannunciato in Commissione Fausta Bergamotto, sottosegretario al Mimit, al termine della seduta. Le modifiche, che potrebbero essere presentate a firma del relatore Salvo Pogliese (FdI), riguardano due temi: il primo riguarda la necessità di raccordare l’amministrazione straordinaria del 2015 dell’Ilva relativa alla proprietà degli impianti con quella su Acciaierie d’Italia che li gestisce. L’altro aspetto riguarda l’indotto: sia d’intesa con il Mef per il rafforzamento delle risorse stanziate, sia per valutare la praticabilità dell’ipotesi proposta dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sull’utilizzo dell’avanzo di amministrazione della Regione. Gli emendamenti dovrebbero essere depositati entro giovedì prossimo, sara’ poi dato un termine per presentare sub-emendamenti. Le votazioni in Commissione si potrebbero svolgere martedì prossimo, 27 febbraio, per consentire l’approdo nell’Aula di Palazzo Madama il giorno successivo. Il Dl, che deve essere convertito in legge entro il 18 marzo, dovrà passare all’esame della Camera. “Accolgo con grande soddisfazione – commenta il relatore Pogliese – questo intendimento del Governo per eventuali nuove risorse che sarebbero ossigeno vitale per tutto il mondo dell’indotto”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/18/ex-ilva-invitalia-chiede-il-commissariamento/)
Dunque, la data di oggi entra di diritto a far parte della storia del del siderurgico tarantino. Visto che è di fatto terminata la breve ma tormentata era targata ArcelorMittal (e quindi anche di due figure apicali come Franco Bernabé e Lucia Morselli: vedremo se tale scelta alla finche pagherà o meno). Come conferma una nota ufficiale della multinazionale, nella quale si legge che “con l’amministrazione straordinaria si conclude il coinvolgimento di ArcelorMittal in Acciaierie d’Italia, iniziato nel 2018. Da allora, ArcelorMittal si è impegnata a fondo per il personale e gli impianti di AdI – allora nota come Ilva – investendo oltre 2 miliardi di euro. Questo massiccio investimento ha permesso ad AdI di completare nei tempi previsti un ampio programma ambientale da 800 milioni di euro che ha garantito la conformità all’Autorizzazione Integrata Ambientale stabilita dal governo italiano, nonché di investire 1,2 miliardi di euro nell’ammodernamento degli impianti di tutti i siti”. Inoltre, ArcelorMittal sottolinea che “AdI ha beneficiato di centinaia di milioni di euro di credito grazie alla fornitura di materie prime da parte di ArcelorMittal”. Il gruppo, continua la missiva, “desiderava affrontare la significativa discrepanza di capitale investito in AdI dai due azionisti. Nel corso delle recenti discussioni, ArcelorMittal ha avanzato proposte pragmatiche volte risolvere tale questione e nel contempo a proseguire il partenariato pubblico-privato con Invitalia, istituito nell’aprile 2021. Non essendo riusciti a trovare un accordo su condizioni accettabili, abbiamo anche proposto di vendere la nostra partecipazione in AdI a Invitalia. Nonostante gli sforzi di ArcelorMittal le discussioni non hanno avuto successo”. La chiosa finale tocca ancora una volta il tasto dolente di tutta questa vicenda: “Se dall’aprile 2021 AdI avesse avuto accesso al tradizionale mercato del debito e fosse stata così in grado di raccogliere il capitale circolante necessario per finanziare le sue esigenze correnti – invece di dipendere dalle iniezioni di capitale dai suoi azionisti come unica fonte di finanziamento – questa situazione avrebbe potuto essere evitata.
Malauguratamente, le condizioni sospensive per consentire ad AdI di convertire il contratto di affitto di azienda in un acquisto formale (condizioni che esulano dal controllo di AdI), il cui soddisfacimento era originariamente previsto per il maggio 2022 e successivamente posticipato al maggio 2024 – rimangono oggi non soddisfatte“. Senza dimenticare che “la situazione finanziaria di AdI è stata ulteriormente influenzata dal fatto che il governo italiano ha erogato meno di un terzo dei 2 miliardi di euro di misure di sostegno offerte al momento della creazione della partnership pubblico-privata con Invitalia. Un turnaround già di per sé complesso è stato reso ancora più impegnativo dall’instabilità causata dalla temporanea rimozione dell’immunità penale applicabile durante il periodo di attuazione del programma di investimenti ambientali, dal contesto della domanda durante la crisi di Covid e dalla crisi energetica in Europa lo scorso anno. Per le persone e le comunità di AdI, ArcelorMittal si augura che in futuro possa essere assicurata la necessaria stabilità”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/17/crisi-ex-ilva-strada-sempre-piu-stretta/)
Il ministro Adolfo Urso è dunque riuscito nel suo intento (con l’appoggio delle organizzazioni sindacali e di parte della politica, anche dell’opposizione) di riportare l’azienda sotto il controllo dello Stato estromettendo il socio privato (scelta sulla quale continuiamo a nutrire moltissimi dubbi). Restano però irrisolti tutti i nodi che adesso si dovrà provare a sciogliere. A cominciare dalla grave crisi di liquidità in cui versa l’azienda (visto che anche qualora fossero subito messi a disposizione del neo commissario i 320 milioni di euro di cui si parla da mesi, quest’ultima evaporerebbero in pochissime settimane), passando per la gestione degli impianti e della loro manutenzione, passando per i crediti vantati dai fornitori e da decine di aziende dell’indotto e dall’autotrasporto: in ballo c’è il presente e il futuro di migliaia di lavoratori. A tal proposito la cancelleria del tribunale di Milano, seconda sezione civile, ha accettato il ricorso di Invitalia per la dichiarazione dello stato di insolvenza della società Acciaierie d’Italia, depositato il 18 febbraio 2024, contestualmente al deposito presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy di istanza di apertura dell’amministrazione straordinaria. A comunicarlo il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, in una nota, specificando che il giudice assegnatario è la presidente della sezione, Laura De Simone. Come indicato nella nota del tribunale, “lo stato di crisi della società era già stato posto all’attenzione del tribunale prima con richiesta di conferma di misure protettive in seno a un procedimento di composizione negoziata introdotto da Acciaierie d’Italia spa, conclusosi con il rigetto dell’istanza del 16 febbraio 2024. A tutt’oggi è ancora pendente il procedimento unitario con riserva, art art 44 CCII, introdotto il 17 febbraio 2024, dalle società del gruppo Acciaierie d’Italia spa, AdI Energia Srl, AdI Servizi Marittimi Srl, AdI Tubiforma Srl, con richiesta di conferma di misure protettive (domanda di concordato in bianco, ndr)”. In questo quadro, il presidente del tribunale di Milano, segnala che “il tribunale, in persona della presidenza, nei giorni scorsi ha tentato in plurime riunioni di mediare il contrasto di posizioni tra il socio privato di maggioranza (ArcelorMittal, ndr) e il socio pubblico di minoranza (Invitalia, ndr) di Acciaierie d’Italia spa al fine di scongiurare sino all’ultimo la procedura concorsuale – precisando che – nella sua autonomia decisionale la sezione crisi d’impresa del tribunale svolgerà la sua funzione con massima attenzione in relazione ai risvolti economici, sociali e personali della procedura”. Il decreto ministeriale odierno segue l’istanza del 18 febbraio scorso, con cui Invitalia, il socio pubblico di AdI titolare del 38% del capitale, ha richiesto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria della società Acciaierie d’Italia S.p.A. ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge del 18 gennaio 2024, n. 4. (Disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico). Secondo quanto previsto dal decreto del 18 gennaio scorso, come indicato ieri dal ministro Urso in occasione dell’incontro con le associazioni rappresentanti dell’indotto di AdI, il commissariamento blocca la prosecuzione di procedure alternative, chieste invece dalla società. Domenica sera, infatti, Acciaierie d’Italia aveva comunicato di aver depositato il concordato con riserva per tutte le aziende della holding: Acciaierie d’Italia Spa, AdI Energia Srl, AdI Servizi Marittimi Srl, AdI Tubiforma Srl.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/16/ex-ilva-ormai-e-tutti-contro-tutti/)
Infine, non va dimenticato che è in corso il procedimento per il rinnovo dell’Autorizzazione Ambientale Integrata che segnerà inevitabilmente l’eventuale futuro produttivo dell’ex Ilva (sia nella quantità massima che difficilmente supererà i 6 milioni di tonnellate annue, con relativo ridimensionamento occupazionale, che nel processo produttivo che vedrà inevitabilmente l’implementazione dello stesso con l’utilizzo dei forni elettrici). Questo significa che al di là degli annunci e delle promesse, difficilmente si potrà mettere mani sin da subito ad un piano industriale degno di questo nome, ma soprattutto servirà molto tempo per bandire una nuova procedura di gara internazionale per affidare la gestione degli impianti, la qualcosa non avverrà prima di almeno un anno. Impianti che si potranno cedere nuovamente in fitto, o di cui si potrà eventualmente inserire nella procedura di gara la possibilità di acquistare gli impianti anche in costanza di sequestro (come previsto dal dl Fitto approvato la scorsa estate dal governo Meloni) che si trasferirebbe, con l’eventuale successiva confisca, sul prezzo di acquisto. Una procedura complessa, che potrebbe tenere lontani eventuali investitori privati italiani o stranieri che siano, qualora non ricevano garanzie certe che al momento e in futuro però nessuno può e potrà garantire.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/13/ex-ilva-la-versione-della-morselli/)
Buongiorno
Oggi nella ex-ILVA (o ex ADI che dir si voglia) subentra la 2^ amministrazione straordinaria in meno di 10 anni.
Per il momento ha vinto il Buon Urso che fin dal primo giorno voleva far fuori Arcelor Mittal e ci è riuscito.
Ma è una vittoria di Pirro (vedasi storia di Taranto) per i seguenti motivi:
-1° i primi 320 milioni di euro non basteranno nemmeno per le briciole e per dotare l’amministrazione straordinaria di soldi veri serviranno almeno 2 miliardi di euro per la sola gestione corrente messi naturalmente dallo Stato italiano ma come e quando e questo il Ministro Urso lo deve chiarire;
-2° diversamente possiamo metterci pure San Pio al posto dell’Ing. Quaranta ma miracoli non se ne possono fare;
-3° ci sarà un contenzioso miliardario con Arcelor Mittal perchè le colpe sono in prevalenza dello Stato italiano che è abituato a cambiare le carte in tavola con ogni cambio di governo o di ministro, e questo comportamento non va per niente bene con un programma di sviluppo con arco temporale almeno decennale;
-4° dobbiamo affrontare la nota dolente degli esuberi di personale ex ILVA ed ex ADI e questa volta cosa si inventa il ministro con i sindacati confederali più USB e UGL avendo promesso il mantenimento dei livelli occupazionali.
-5° è necessario completare le prescrizioni AIA perchè alcuni interventi non sono ancora stati portati a termine diversamente da quanto sbandierato da ADI e dalla Morselli (vedi separatori delle acque);
-6° crediti indotto ed autotrasportatori che al momento sono congelati e quindi difficilmente queste aziende potranno ripartire e nel brevissimo periodo vedremo soltanto la fila alle cancellerie delle sezioni fallimentari;
-7° chi potrà fare le manutenzioni correnti e quelle straordinarie e con quali risorse.
-8° c’è sempre il sequestro delle aree a caldo non risolto;
-9° Ai commissari daremo l’immunità penale o passeranno le loro giornate fra i Tribunali di Milano e Taranto, invece di badare a come far ripartire gli impianti.
Mi consolo perchè l’Ing. Quaranta è persona competente e quindi è la scelta giusta, ma un uomo solo non basta.
Si dovranno trovare almeno altre dieci persone super-competenti solo per poter ripartire.
Saluti
Vecchione Giulio