Il crollo avvenuto nel cantiere della catena di supermercati Esselunga a Firenze, ha riacceso l’attenzione dei media sulla sicurezza dei lavoratori che prestano attività nel comparto edile. Il bilancio drammatico di cinque vittime e tre feriti conduce il Paese a una riflessione collettiva sul tema della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche, a maggior ragione in un momento storico in cui le avanzate tecnologie a disposizione dell’umanità fungerebbero da ragionevoli alleate della sicurezza. Per quanto riguarda la provincia di Taranto le premesse, poi, non sembrano fra le migliori. Dalle ultime attività messe in campo dal locale Nucleo Investigativo Lavoro dei Carabinieri, emerge un quadro tutt’altro che rassicurante.

Soltanto lo scorso ottobre il NIL, durante alcune operazioni di controllo, denunciò 5 persone e comminò sanzioni per un totale di 40.000 euro a 7 imprese edili su un totale di 11 sottoposte a ispezione fra Taranto, Martina Franca, Ginosa, Mottola e Castellaneta, per carenze sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Nella stessa occasione, su 40 lavoratori ben 7 risultarono “irregolari”. Due mesi dopo, il medesimo corpo dell’Arma si ritrovò dinnanzi a una realtà ancor peggiore, dovendo sospendere 13 cantieri edili e stradali su un totale di 19 controllati per violazione degli obblighi su salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, erogando sanzioni per un ammontare di 250.000 euro. 13 i lavoratori risultati “a nero” sui 120 intercettati durante le operazioni di controllo che hanno coinvolto 36 imprese, portando alla denuncia di 16 persone, ad onta di una sottrazione istintiva che fornisce soltanto 5 cantieri in regola sul totale degli ispezionati (appena il 26,32%, sic!).

Nonostante le grandi tecnologie a disposizione dell’umanità, i cantieri edili rappresentano ancora oggi un luogo di lavoro molto pericoloso per chi opera al loro interno

Al dato locale si somma un incremento medio di irregolarità e incidenti sul lavoro coincidente con l’introduzione del Superbonus negli scorsi anni; strumento – ormai soppresso – attraverso il quale l’Italia aveva avviato una massiccia attività di restyling energetico ed ecologico degli edifici, ma che ha contribuito al proliferare di imprese non sempre pronte a rispondere ai requisiti previsti per legge che, laddove inosservati, possono valere la vita e la salute degli operai.

Eppure sono proprio le imprese edili, almeno in teoria, ad avere tutto l’interesse nel garantire salubrità e sicurezza ai propri collaboratori e dipendenti, al fine di una buona governance e, conseguentemente, di un buon risultato d’esercizio. Per comprendere al meglio il punto di vista datoriale, il corriereditaranto.it ha scelto di porre alcuni quesiti a Fabio De Bartolomeo, Presidente di Ance Taranto, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili che, al suo interno, raggruppa gli imprenditori operanti nei campi di opere pubbliche, edilizia abitativa, commerciale, direzionale e industriale.

Come valuta Ance la condizione della sicurezza nei cantieri edili per i lavoratori operanti nella provincia di Taranto?

«È, innanzitutto, fondamentale distinguere i cantieri di opere pubbliche e di opere private. Nel pubblico gli oneri destinati alla sicurezza vengono computati a parte ed attribuiti all’azienda, scongiurando l’ipotesi di essere assoggettati a meccanismi di “ribasso”, come può accadere nel privato, dove alcune piccole imprese, quando possono, cercano di “risparmiare”. Anche nella provincia tarantina si riscontra questa criticità, aggiungendo che nel pubblico le verifiche sull’osservanza delle prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro sono molto più elevate. Come Ance chiediamo agli enti predisposti un maggior controllo proprio di tali realtà, al fine di garantire il rispetto della normativa vigente».

Fabio De Bartolomeo, Presidente di Ance Taranto

Di cosa avrebbero bisogno gli imprenditori per poter massimizzare la prevenzione del rischio di incidenti e infortuni?

«Il computo per la sicurezza dei cantieri dovrebbe essere specifico e non in percentuale. La precisione, in questo caso, contribuirebbe ad assicurare la sicurezza del luogo di lavoro per tutti i prestatori. Proponiamo già questo modello alle nostre aziende, ma ancor di più gli imprenditori hanno bisogno di un’alta cultura sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Da questo presupposto muove la grande attività di Formedil; il nostro ente bilaterale di formazione del sistema edilizio».

Perché ci sono ancora molte imprese edili che tendono a utilizzare forza lavoro irregolare esponendola a un rischio sanitario maggiore?

«In questo momento c’è una crisi seria della forza lavoro, quindi non si trova personale. Spesso al mondo dell’edilizia si affacciano persone che non hanno mai lavorato nel settore e, muoversi all’interno di un cantiere edile – per chi non è abituato – nel migliore dei casi può corrispondere a qualche intoppo o piccolo infortunio. Il contratto edile, poi, è fra i più onerosi del mercato, quindi alcune imprese ne usano altri simulati che hanno costi inferiori rispetto ai carichi di Inps e Cassa Edile. Basta pensare che nel contratto edilizia sussiste la corresponsione della quattordicesima mensilità, ma in un contratto multiservizi no. Questo neo esiste nel privato e molto meno nel pubblico perché, quando sopraggiungono i controlli, il Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr) viene confrontato alle ore lavorate presenti in Cassa. Se vi sono discrepanze, tale documento non viene rilasciato e l’impresa non può più pretendere il pagamento. Nel pubblico, il Durc di congruità viene richiesto ai fini della verifica sulla percentuale di manodopera. La logica delle “assunzioni” a nero, poi, colpisce perlopiù il privato, come nel caso delle ristrutturazioni di appartamenti… Spesso si tratta di aziende poco strutturate che cercano di aumentare i margini di guadagno».

In che modo le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale possono coadiuvare l’attuale disciplina in materia di sicurezza sul lavoro?

«Ho qualche perplessità sugli effetti dell’IA nel breve periodo, poiché non ravvedo un riscontro immediato. Di certo si potrebbero già creare delle condizioni di “preallarme” che supporterebbero i protocolli di sicurezza, ma il cantiere edile ha bisogno che l’operaio faccia la massima attenzione durante le attività, verificando il più possibile la congruità delle procedure, anche se è chiaramente impossibile che vi sia un controllo totale delle azioni di ogni lavoratore. Ma per fare in modo che chi vive il cantiere sia in grado di applicare tutte le procedure di sicurezza, è imprescindibile sostenere il rispetto della normativa consentendo alle imprese di maturare una maggiore consapevolezza nei dipendenti, cogliendo l’opportunità della formazione continua di comparto, come quella che offriamo noi».

La formazione continua in materia di sicurezza sul lavoro è uno dei maggiori canali di prevenzione del rischio di incidenti e infortuni nei cantieri edili

Nell’attesa che la consapevolezza maturi negli imprenditori quanto nei lavoratori, è utile per tutti ricordare i dati allarmanti diffusi durante l’informativa della Ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, in occasione di un recentissimo Consiglio dei Ministri. Nel 2023, infatti, i controlli effettuati sui cantieri edili sparsi per il territorio nazionale hanno scoperchiato irregolarità nel 76,48% dei casi (con un’impennata all’85,2% in quelli collegati al Superbonus), e l’esecutivo in carica sembra intenzionato a presentare un decreto molto stringente per contrastare questo inaccettabile fenomeno in crescita.

*In evidenza: “Lunch atop a Skyscraper”, Charles C. Ebbets, 1932. Nell’iconica fotografia, gli operai sono intenti a consumare il pranzo su una trave sospesa nel vuoto durante la costruzione del 30 Rockefeller Plaza del Rockefeller Center di New York City.

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