Negli ultimi anni, la salute delle imprese artigiane tarantine è stata stabile. Nello specifico, nel 2023 su 7.494 aziende, presenti nel Registro delle imprese, le iscritte dell’anno sono 458, mentre 454 quelle che hanno cessato la propria attività. Rispetto l’anno precedente, nella provincia ionica, c’è stato un aumento di iscrizioni del 6,11%: nel 2022 sono state 423, mentre nel 2021 ben 483. Il picco delle chiusure è avvenuto nel 2019, con 534 imprese artigiane tarantine che hanno chiuso i battenti.
Questi dati sono stati raccolti da Movimprese e riguardano l’analisi statistica trimestrale della nati mortalità delle imprese, condotta da InfoCamere e per conto dell’Unioncamere, sugli archivi di tutte le Camere di Commercio italiane. Queste cifre, né particolarmente incoraggianti e né tanto meno deludenti, incidono comunque sulla crescita del settore perché date le difficoltà presenti, sarebbe un importante segnale l’aumento delle attività imprenditoriali. Se un tempo si reggeva essenzialmente sulla tradizione, invece oggi l’artigiano deve fare i conti con le nuove sfide per cercare di stare al passo con i tempi. Della volontà dei giovani tarantini di investire nel proprio territorio, tra le molteplici criticità e contraddizioni, ne abbiamo parlato con il segretario provinciale di Casartigiani Taranto Stefano Castronuovo.
Mancanza di giovani leve nel mercato del lavoro: segretario questo problema è riscontrabile anche nella provincia di Taranto, in particolare nel settore dell’artigianato? “Si, ed è una storia spiacevole che conosciamo bene: la maggior parte dei ragazzi scelgono di formarsi altrove e sono sempre meno quelli che ritornano nella propria città”.
Un problema non indifferente, considerando che questo settore vive anche di tradizione.. “È vero, l’artigianato è un mestiere che si tramanda anche di generazione in generazione. Tuttavia, non bisognerebbe ignorare il fatto che questo paradigma stia cambiando”
In che senso? “Mi riferisco ad alcuni comparti, come a esempio, l’artigianato artistico. Quest’ultimo sta scomparendo e francamente mi duole sottolinearlo, perché rappresenta gran parte della nostra storia, della cultura e dell’identità. In primis, sono proprio gli imprenditori che per una serie di fattori, più negativi che positivi, auspicano un futuro diverso per i propri figli. Li indirizzano verso altri settori, sia nel pubblico sia nel privato. L’artigianato è un mestiere molto sacrificato, privo di tutele e per questo gli imprenditori, che sono anche dei padri di famiglia, cercano nuove prospettive e maggiore stabilità”
Come non dargli torto, soprattutto in una realtà come Taranto.“Si, anche io so bene che significa desiderare il meglio per il proprio figlio. Sarebbe illogico il contrario. Tuttavia, credo che bisogni anche invertire questa tendenza, perché diversamente senza il settore manifatturiero non c’è sviluppo. Le attività artigiane sono alla base della catena economica e sostengono gli altri comparti come il commercio, il trasporto o la logistica”
Segretario nel 2023 le aziende artigiane iscritte alla Camera di commercio, nella provincia di Taranto, sono state 458 e al contempo 454 hanno cessato la propria attività. Come giudica questa tendenza? E quali sono le difficoltà che le imprese artigiane riscontrano quotidianamente? “Certamente, si tratta di numeri non abbastanza incoraggianti. Sono lo specchio delle molteplici criticità in cui incorrono le nostre imprese ogni giorno. Si pensi alla difficoltà di reperire personale qualificato, soprattutto in settori come l’impiantistica o la meccanica, passando all’edilizia fino ai mestieri più specializzati come l’autotrasporto. La nostra Scuola, da questo punto di vista, offre la possibilità di specializzarsi sia nella teoria sia nella pratica, ma non è sufficiente: siamo come una goccia nell’oceano. Lo stesso, poi, avviene anche nell’imprenditoria e nel commercio: i ragazzi che investono, oramai, sono pochissimi. E come se non bastasse si scontrano, quotidianamente, con i cavilli della mala burocrazia e della tempistica”
Ci faccia qualche esempio. “Certamente. Si pensi al sistema della logistica retroportuale tarantina, dove per investire è necessario munirsi di autorizzazioni e permessi specifici ambientali. Si tratta anche di operazioni per cui è richiesto, preventivamente, sborsare ingenti somme di denaro. E per un ragazzo alle prime armi, a meno che non abbia le spalle coperte, non credo sia facile”
Secondo lei, l’assenza di crescita e prosperità potrebbe essere dipesa, in parte, anche dagli artigiani stessi? Avrebbero sbagliato qualcosa o sarebbero impreparati? “Guardi, in tutta onestà, non credo si tratti di scelte o azioni sbagliate. Gli artigiani, nell’ultimo ventennio, sono stati protagonisti di un grosso cambiamento: purtroppo, o per fortuna, dipende dalla prospettiva entro cui lo si voglia contestualizzare. Poi è chiaro che c’è chi si adatta e chi invece preferisce la tradizione. Certamente, per essere maggiormente competitivi è necessario adeguarsi alle innovazioni tecnologiche, digitali e anche lanciarsi verso le sfide del futuro. Crediamo che le nostre aziende ne sarebbero all’altezza”
Dunque, quali potrebbero essere le soluzioni per incentivare i giovani artigiani a investire nel Tarantino? “Bisognerebbe attuare maggiori politiche di incentivazione e di sviluppo delle imprese. Il supporto delle istituzioni è una parte fondamentale, diversamente, tutto si complica. Non è una novità che a Taranto è più difficile fare impresa, anziché a Bari o Lecce. Poi, bisogna incrementare l’offerta formativa secondaria e mi riferisco alla creazione di facoltà tecniche, che siano in grado di forgiare una consistente futura classe imprenditoriale”.
Nel nuovo Piano del Commercio sono previsti degli incentivi per gli imprenditori artigiani che sarebbero disposti a investire in Città Vecchia. Cosa ne pensa? “Durante le commissioni per la stesura del documento, abbiamo ribadito più volte la nostra visione di turismo. Quest’ultimo non è assolutamente scisso dall’artigianato perché al contrario, è come se rappresentassero due facce della stessa medaglia. Pertanto, abbiamo insistito affinché si puntasse all’insediamento, così come alla valorizzazione, di botteghe storiche con i maestro artigiani. Quest’ultimi non sarebbero solo parte della valorizzazione del patrimonio culturale, ma potrebbero essere un volano di sviluppo economico: si pensi al Quartiere delle ceramiche di Grottaglie o ai percorsi naturalistici ed enogastronomici organizzati dalle varie associazioni in provincia. Non bisogna commettere l’errore di credere che l’imprenditoria si limiti alla sola ristorazione o ai servizi come i B&B: siamo tutti parte dello stesso cambiamento. Se così non fosse, rischieremmo inevitabilmente di snaturare il nostro artigianato. Mi auguro che ciò non avvenga”.