Dopo mesi di silenzio, è finalmente in arrivo il nuovo Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto. Dovrebbe entrare in carica già domani e si tratta di Vito Felice Uricchio (il fratello dell’ex rettore dell’Università di Bari Antonio Felice Uricchio), da tantissimi anni con ruoli apicali nel CNR (Centro Nazionale Ricerca) e, tra gli altri, coordinatore del Centro Regionale di Educazione Ambientale della Regione Puglia. Un curriculum di tutto rispetto (un centinaio gli incarichi ricoperti per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e vari ministeri, centinaia di pubblicazioni in ambito ambientale, decine i progetti curati, è stato anche Coordinatore scientifico del Distretto Produttivo per l’Ambiente ed il Riutilizzo – DIPAR) per un esperto
assoluto in tema di norme e linee guida in materia di acque e di siti inquinati in collaborazione con la Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministero dell’Ambiente.

Un profilo assolutamente adeguato e di tutto rispetto quello del dott. Uricchio che abbiamo invocato per anni, dopo l’interregno dell’ex prefetto di Taranto Demetrio Martino, che sostituì nell’estate del 2020 la dott.ssa Vera Corbelli e che di fatto ha traghettato in un limbo la gran parte degli interventi previsti dall’attività commissariale a partire dall’estate del 2012. Il nuovo commissario dovrà studiare tutti i dossier, i vari incartamenti, decine dei faldoni, migliaia di file, per rendersi conto della complessità delle operazioni riguardanti il Sito di Interessa Nazionale di Taranto. A quel punto, come già avvenuto nei tre anni sotto la guida del prefetto Martino, potrà anche decidere di intervenire sui vari dossier prendendo strade diverse rispetto a quelle già tracciate. E quindi scegliere nuovi progetti, fermare quelli in corso, bandire nuove gara, affidarsi a nuovi soggetti privati.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)
La nomina del dott. Uricchio (che dovrebbe poter continuare a contare sulla struttura di supporto di cui è stato dotato nell’ultimo anno la struttura commissariale) riaccende finalmente i fari su tutto il complesso lavoro ancora da svolgere, a cominciare dall’intervento più atteso (da anni e anni): la bonifica del primo seno del Mar Piccolo. Bisognerà infatti capire se il nuovo commissario vorrà proseguire sulla strada intrapresa lo scorso anno del progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“ (attualmente sospeso), che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria. Oppure se rimetterà mano alla gara sospesa dall’ex prefetto Martino e bandita dall’ex commissario Corbelli del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto del primo seno, mediante dimostrazione tecnologica. In questo secondo caso andrà sicuramente rifatto il calcolo economico-scientifico sull’intera operazione, che il prefetto stabilì in costi per ben un miliardo di euro (mentre per la Corbelli sarebbero serviti altri 204 milioni di euro). L’altro progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. Era stata già avviata la fase di sperimentazione che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 1989/2011 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della mitilicoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Tra un anno, o forse anche prima, sapremo se questa strada sarà perseguibile o meno.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/11/mar-piccolo-in-sospeso-il-progetto-sui-mitili-1/)
Insieme al Mar Piccolo, l’altro grande intervento a tutt’oggi ancora in ballo e di cui si sono perse le tracce, è quello relativo all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto fece lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove). Da qui, l’idea di destinare i 14 milioni di euro non spesi sul Piano di Monitoraggio Intergrato (che l’ex commissario Corbelli mise a punto ma che poi non vide mai la luce anche in questo caso per scelta del prefetto Martino, nonostante fosse sostenuto con forza dall’ISPRA, da ARPA Puglia e dal CNR) all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte. Porposta che fu portata al vaglio del tavolo CIS del 13 luglio 2021, che ottenne il parere favorevole del MiTE (che aveva stoppato il precedente progetto di bonifica) e del comune di Taranto e di tutto il tavolo istituzionale. L’ultima parola doveva arrivare dal RUP del CIS Taranto (il dott. Paolo Esposito) al termine dell’istruttoria su tutti gli interventi previsti iniziata nel luglio del 2022, terminata a dicembre, ma poi rimasta in un limbo a causa del fatto che dal gennaio 2023 è decaduto il ruolo del dott. Esposito senza che ad oggi sia stato sostituito. Senza dimentica la gestione di altri interventi ancora in corso come ad esempio quello previsto per le aree non pavimentate del cimitero San Brunone o quello previsto per la gravina Leucaspide e le aree contermini intorno al Mar Piccolo (che sembrano da tempo risucchiate dalle sabbie mobili dell’inerzia amministrativa).
La speranza è che la nomina del commissario Uricchio possa portare alla ripartenza del CIS di Taranto che risulta ancora oggi formalmente sospeso e che non si riunisce dal settembre 2022 (aspetto questo che sicuramente non ha giovato all’azione del prefetto Martino). Attualmente, tutti i Contratti Istituzionali di Sviluppo (tranne quelli infrastrutturali legati ad interventi sulla rete ferroviaria con RFI) hanno subito una battuta d’arresto: non sono stati revocati, ma risultano di fatto congelati dal gennaio dello scorso anno. Senza dimenticare la soppressione dell’Agenzia per la coesione territoriale (prevista dall’art. 50 del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, recante disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del piano degli investimenti complementari al PNRR), attribuendone tutte le funzioni nonché le risorse umane, strumentali e finanziarie al Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, che succede a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi all’Agenzia, presidenza che ha poi conferito le competenza dell’Agenzia al ministro Fitto. Secondo quanto emerse dalla relazione svolta dal RUC Esposito, il CIS Taranto contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, quasi 200 milioni in più rispetto a quelli attivi fino a dicembre 2021. Un risultato che secondo la relazione del dott. Esposito sarebbe stato ottenuto grazie alla due diligence condotta sui progetti (con particolare attenzione a quelli incagliati che sono all’incirca pari al 6%) e alla rimodulazione delle risorse per sbloccare fondi inutilizzati e destinarli a interventi di più immediato impatto sociale e ambientale decisa lo scorso dicembre. Che sia giunta l’ora della ripartenza?
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/19/quale-futuro-per-le-bonifiche/)