Violazione del Codice Unico dell’Ambiente e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Questi sono i due reati per le quali risulta indagata dalla Procura di Taranto Lucia Morselli, ex amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, società in amministrazione straordinaria e l’ex direttore dello stabilimento Alessandro Labile (ha ricoperto il ruolo dirigenziale dall’agosto 2022 a maggio 2023). Entrambi hanno ricevuto un avviso di proroga delle indagini da parte del gip di Taranto, Francesco Maccagnano (anche se gli indagati potrebbero essere in tutto quattro). La notizia è emersa dall’edizione odierna della Gazzetta del Mezzogiorno e da diverse agenzie di stampa.
Secondo quanto emerso l’indagine ha preso avvio da un lato da una serie di esposti in Procura sulla problematica legata all’emissione di benzene ed all’aumento costante rilevato da ARPA Puglia e Asl Taranto negli ultimi tre anni, a cui si è aggiunto un esposto dello scorso anno presentato dai
Commissari Ilva in AS in merito alla mancanza di manutenzioni sugli impianti da parte della società che gestiva in fitto i vari siti produttivi.
Gli accertamenti sul presunto sforamento dei limiti di benzene sono stati effettuati dai carabinieri del Noe di Lecce, coordinati dai pm Mariano Buccoliero e Francesco Ciardo. In diverse occasioni i militari del Nucleo operativo ecologico sarebbero entrati nell’impianto di Taranto per acquisire i dati mirati alle verifiche.
I magistrati si stanno concentrando sugli ultimi anni della gestione di Acciaierie d’Italia, ora in amministrazione straordinaria, quando il management era espresso dal socio di maggioranza ArcelorMittal, ovvero a partire dal 1 novembre 2018.
I due filoni d’inchiesta sono stati accorpati in virtù del fatto che si mira a capire se l’aumento delle emissioni di benzene sia stata causato da negligenze nella gestione dell’acciaieria o da cattive manutenzioni da parte della società, e quali siano state le azioni messe in campo da AdI per tentare di neutralizzare gli sforamenti, viste anche le richieste avanzate dalla stessa ARPA Puglia in merito a tale problematica. E proprio le problematiche legate al benzene avevano spinto a maggio 2022 il sindaco Rinaldo Melucci a firmare l’ordinanza che aveva imposto lo spegnimento dei reparti dell’area a caldo dello stabilimento. Il provvedimento è stato sospeso dal Tar di Lecce che dovrà esprimersi sulla legittimità di quel provvedimento dopo il ricorso di AdI.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)