| --° Taranto

Nell’editoriale di domenica scorsa si faceva riferimento ad una speranza alla quale aggrapparci. Taranto e i tarantini stanno vivendo uno dei momenti più delicati degli ultimi 30 anni. Vedono svanire illusioni e mancare promesse una dietro l’altra. E quella speranza di cui si parlava prima era rappresentata dalla squadra di calcio che aveva ridestato l’entusiasmo, sopito da anni, dei sui tifosi, che aveva fatto ritornare l’orgoglio di essere tarantini.

Per carità, il calcio è solo un gioco, ma rappresenta una sorta di toccasana (viene definito oppio dei popoli) per dimenticare i pugni nello stomaco presi negli ultimi tempi: il gruppo Ferretti che non investe più, la crisi del siderurgico e quella dell’Arsenale, la moria delle attività commerciali, il circo della politica cittadina, le grandi opere che non partono, la mancanza di lavoro e quindi di prospettiva futura.

Ed, invece, in questi ultimi giorni, i tarantini si sono sentiti traditi anche dal calcio. Uno schiaffone in faccia, improvviso, inatteso e per questo ancor più doloroso. Quattro punti di penalizzazione al Taranto FC 1927 (c’è da attendere l’esito del ricorso, però), il morale sotto i tacchi ed il crollo della fiducia nei confronti di qualcosa  e di qualcuno che sino a qualche giorno fa, aveva contribuito a regalare una gioia, un sorriso.

Ecco, appunto, mai una gioia. Un pessimismo cosmico ci pervade e non ci aiuta a vedere la luce in fondo al tunnel.

E allora come canta in una canzone Niccolò Fabi: “Abbiamo due soluzioni: O un bell’asteroide e si riparte da zero, O una somma di piccole cose (le nostre piccole scelte, come il voto in una cabina elettorale, che hanno un impatto profondo sulle nostre vite)”. In questo momento, la prima che ha detto…

*foto di Franzi Baroni

2 risposte

  1. Buongiorno.
    La squadra di calcio di Taranto è l’ emblema di Taranto una città senza risorse economiche.
    E senza una economia almeno sufficiente non si va da nessuna parte.
    Il buon Giove fa di tutto per mantenere in piedi una squadra competitiva, ma quando i soldi mancano finiscono anche i miracoli.
    Alla fine della storia rivivremo quello che successe con la gestione D’Addario, una buona squadra penalizzata per omessi contributi.
    E naturalmente nessuno vuole aiutare il sig Giove per antipatia personali ma oggi soprattutto per mancanza assoluta di risorse economiche.
    Mi dispiace per i tifosi, ma provo grande dispiacere per il sig Giove.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Un territorio senza risorse economiche, svenduto, prostituito e depredato continuamente,senza identità dove i cittadini esterofili ancora vedono l’ ipotetico investitore forestiero come il Messia dove i giovani come codardi preferiscono fuggire perché come gli avi non trovando spazio nella rete delle partitocrazie locali optano per quelle di altri lidi.La democrazia, la politica non esiste bensì tutto ridotto in un mercimonio che fanno capo ai poteri forti,alla politica romana e al capitalismo del Nord.In questa bolgia il nostro territorio ascolta le urla del malato come l’ orchestra del Titanic mentre affonda perché in fondo la maggioranza dei cittadini sono come “apolidi ” ” gitani” senza identità e attaccamento verso il territorio che li ospita e pronti ad emigrare appunto come gli avi alla ricerca di altri lidi dove forse fare fortune e come il forte calo demografico dovrebbe fare molta paura ai commercianti d vicinato. Ci siamo mai chiesti perché tutta la cittadinanza non abbia mai protestato con delle manifestazioni imponenti nelle piazze che contano : sicuramente perché non figli dello spirito rivoluzionario francese ma figli dello spirito corruttore italiano cioè quello di fregare il prossimo per squallido interesse personale,autoreferenziandosi . Poi il resto aspetta la manna dal cielo, tutto il resto come cantava Califano è noia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *