E’ un Vincenzo Mastrangelo che si è tolto qualche bel sassolino dalle scarpe, quello intervenuto nel corso di “Volley Club”, la trasmissione prodotta dalla redazione di Mondorossoblù. Il tecnico gioiese, adesso allenatore del Smartsystem Fano (A/3), ha ripercorso i momenti che lo hanno visto sulla panchina della Gioiella Prisma Taranto fino al suo esonero dopo cinque giornate di campionato.

“Con i se e con i ma possiamo fare tutte le analisi che vogliamo. Resta il fatto che io ero a Santa Croce e avevo un biennale. Non ho mai chiesto a nessuno di venire ad allenare Taranto; se sono arrivato è perché qualcuno mi ha cercato e mi ha voluto, questo ci tengo a precisarlo. Credo che lasciarmi solo quattro settimane di tempo per lavorare con la squadra al completo sia stata una decisione affrettata. Non immaginavo un esonero dopo la partita di Monza, l’unica giocata male insieme a quella contro Castellana. Ho allenato per 5 partite di campionato nelle quali abbiamo giocato contro Verona, Trento, Monza e Perugia. Ho sempre fatto bene nei posti dove ho sentito la fiducia di chi “comanda”. Ho sempre fatto di più di quello che mi è stato chiesto perché ho sempre avuto la possibilità di lavorare. E’ stato preso un allenatore inesperto della categoria, ma se non me la fate fare questa esperienza perché mi avete preso?”

L’amarezza di Mastrangelo: “Non sono né deluso né arrabbiato. Sono una persona che ha analizzato tutto e come sempre dalle mie analisi prendo gli aspetti positivi. Con il senno di poi dico che a marzo ho ricevuto la telefonata, non dei presidenti, avrei dovuto dire di no. La cosa che mi ha più fatto male è stata di non aver proprio avuto la possibilità di fare le cose perché quattro settimane per un allenatore sono niente. Hanno deciso di esonerarmi dopo aver perso contro Monza e tutti abbiamo visto che campionato ha fatto Monza e che partita ha giocato contro la Lube nella prima dei playoff. Allora a Civitanova cosa dovrebbero fare? Esonerare Blengini? Ma dove siamo al bar?”

Taranto dopo l’esonero di Mastrangelo ha ottenuto la prima vittoria solo alla fine del girone di andata: “Credo che dopo il mio esonero non sia cambiato nulla. Ho sentito dire che è cambiata la mentalità ma secondo me non è cambiato niente. Travica ha sicuramente fatto il suo lavoro. Io non discuto la scelta della società di mandarmi via, discuto i tempi nei quali è stata fatta questa scelta e, a questo punto, discuto la scelta di chiamarmi a fine marzo”.

Le impressioni avute dai giocatori: “Credo che la maggior parte dei giocatori non mi abbia mai messo in discussione. Mi sono sempre posto con molta umiltà con loro. La mia disponibilità al dialogo, se qualcuno l’ha scambiata per insicurezza, ha commesso un grosso errore. Io non sono insicuro, so di valere e so di lavorare bene”.

La composizione della squadra: “Si dice tanto spendi e tanto mangi. Russell è l’opposto meno pagato di tutta la Superlega, un motivo ci sarà. Sala non aveva mai giocato e bisognava dargli il tempo di sbagliare. Gutierrez era il quarto schiacciatore a Cisterna, oggi è l’oggetto del desiderio di molte società di alto livello. E’ arrivato a Taranto la settimana prima dell’inizio del campionato e ho saputo che era schierabile alle 13 del giorno della partita contro Verona, perché non eravamo ancora a posto con il tesseramento. Quando si fa mercato ci si prende dei rischi. Quando si è fatto mercato non c’era ancora Corsano e il mercato è stato fatto da me, Vito Primavera ed Elisabetta Zelatore; abbiamo condiviso tutto. Io ho la mia parte di colpa perché le scelte le ho fatte anche io. Bisogna avere rispetto di chi porta avanti una squadra in Superlega ma fare mercato con un determinato budget ti preclude di guardare tante situazioni”.

Inizialmente si pensava di poter fare meglio di Padova e Cisterna: “Taranto ha avuto due allenatori e se i difetti sono rimasti probabilmente qualcosa nella costruzione della squadra non è andata a buon fine. Probabilmente è stata sbagliata la diagonale palleggiatore-opposto, si è raggiunto l’obiettivo minimo e adesso la società dovrà provare a non ricommettere gli stessi errori”.

*credit foto Paolo Occhinegro

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