L’Aula della Camera ha definitivamente approvato il Dl ex Ilva con 154 voti favorevoli, 46 contrari e 56 astenuti, nel testo identico a quello licenziato dal Senato. Oltre alla maggioranza, ha dichiarato il voto a favore il gruppo Azione, mentre hanno annunciato l’astensione Italia Viva e Partito Democratico.

Il decreto-legge con le misure urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico è stato varato per consentire l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria per Acciaierie d’Italia e stanzia 320 milioni nel 2024 per un prestito-ponte (che dovrà ottenere il via libera dalla Commissione Europea in seguito al piano industriale che sarà varato dai commissari straordinari di AdI in AS). Diverse le modifiche apportate al testo in sede di esame in commissione Industria, in prima lettura. Tra le altre, la norma di ‘raccordo’ tra l’amministrazione straordinaria scattata nel 2015 sulla proprietà degli stabilimenti ex-Ilva e quella attuale sulla gestione; e le misure di rafforzamento della tutela per le imprese dell’indotto. Altre misure introdotte nel corso dell’iter parlamentare riguardano la proroga al 2024 del sostegno al reddito per i lavoratori di Termini Imerese e Gela e misure sperimentali per il biennio 2024-2025 a favore di imprese che nascono da aggregazioni che stipulino accordi sindacali con un piano industriale e politiche attive.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/05/ex-ilva-senato-approva-il-decreto-2/)

L’articolo 1 del decreto-legge consente, nei casi di società partecipate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche statali, ai soci che detengano almeno il 30% delle quote societarie di ottenere l’ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria di imprese che gestiscono uno o piu’ stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale. Con la modifica introdotta a Palazzo Madama si prevede che l’amministrazione straordinaria possa riguardare (in via alternativa alla cessione dei complessi aziendali) la cessione dei contratti o dei diritti, anche di natura obbligatoria, aventi a oggetto, in tutto o in parte, gli stessi complessi aziendali. Un altro emendamento approvato prevede che il commissario straordinario, entro sei mesi dal provvedimento di ammissione, comunica il piano industriale al Ministero delle imprese e del made in Italy. L’articolo 2 è quello che permette al ministero dell’Economia finanziamenti a titolo oneroso per la durata massima di 5 anni ed entro un tetto di 320 milioni per quest’anno per supportare la continuità produttiva e aziendale e assicurare la salvaguardia dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda le tutele per le imprese dell’indotto, il secondo decreto-legge confluito nel primo prevede: condizioni agevolate di accesso al Fondo di garanzia Pmi, concessione di contributi a fondo perduto per abbattere il tasso d’interesse, prededucibili’ dei crediti. L’esame in Senato ha rafforzato queste misure, includendo le ‘micro’ imprese oltre alle piccole e medie tra quelle che possono avere accesso al fondo e ai contributi a fondo perduto e ampliando i criteri di accesso al fondo stesso: che sia prodotto per un periodo non risalente oltre cinque esercizi (invece dei due inizialmente previsti) almeno il 35% del fatturato medio complessivo (invece del 50% inizialmente previsto) nei confronti del committente sottoposto all’amministrazione straordinaria. Inoltre è stata consentita la possibilità per le Regioni di utilizzare avanzi di amministrazione derivanti da trasferimenti statali per il finanziamento di misure di sostegno alle imprese.

Il testo iniziale ha stanziato 10 milioni nel 2024 per misure di integrazione al reddito per i dipendenti dell’indotto per un massimo di sei settimane: grazie a emendamento le risorse salgono a 16,7 milioni e l’integrazione potrà essere prorogabile fino a un massimo di dieci settimane. Previste, inoltre, misure per la Cigs dei dipendenti degli stabilimenti ex Ilva con limitazioni al suo ricorso per gli addetti alla manutenzione degli impianti e alla sorveglianza delle attività connesse alla sicurezza nonché’, come aggiunto in Commissione, gli addetti all’implementazione, alla gestione e alla manutenzione dei presidi ambientali. L’articolo 4, come modificato nel corso dell’esame in Commissione, reca la disciplina applicabile alle grandi imprese in stato di insolvenza che rientrino nel perimetro applicativo del decreto legislativo 270 del 1999, per accelerare la chiusura della fase liquidatoria della. Tra le novità introdotte da Palazzo Madama, vi è la previsione che i componenti del comitato di sorveglianza non possano essere membri di più di tre comitati di sorveglianza. E’ poi stato aggiunto un articolo in base al quale potranno essere ammesse le aziende ‘piccole’ (40 dipendenti e non 200) di rilevanza strategica che possono essere soggette al golden power; inoltre il commissario straordinario potrà rinunciare a liquidare uno o più beni, se l’attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente; e al momento della cessazione dell’esercizio dell’impresa con decreto del tribunale potrà chiedere la conversione dell’amministrazione straordinaria in liquidazione giudiziale o, per le start up innovative in liquidazione controllata; infine si prevede che la procedura di amministrazione straordinaria si chiude anche quando si accerti che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, ne’ i crediti prededucibili e le spese di procedura.

“Ringrazio i deputati per la piena collaborazione e il forte senso di responsabilità manifestati durante l’iter del provvedimento: oggi si segna una tappa importante per la storia della siderurgia italiana”. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha commentato così il voto finale dell’Aula di Montecitorio al Dl ex Ilva. “Con l’approvazione definitiva del decreto, che durante i lavori parlamentari è stato ampliato e migliorato, le istituzioni – ha evidenziato il ministro – hanno dimostrato coesione e capacità di ascolto, accogliendo le indicazioni arrivate delle forze sociali e produttive e dando delle risposte concrete. Solo lavorando insieme possiamo garantire la continuità produttiva degli stabilimenti dell’ex Ilva e rilanciare così un asset fondamentale come è quello della siderurgia nazionale. Si conferma ancora una volta la volontà del Governo Meloni di puntare sulle eccellenze italiane e tutelare le imprese strategiche per il nostro Paese. Il Sistema Italia c’è, andiamo avanti così”.

Il ministro Urso, ha poi annunciato che incontrerà l’amministratore delegato di Metinvest a margine del B7 in corso a Verona. “Uno dei bilaterali che avrò dopo l’intervento in aula è con il ceo di Metinvest’, ha detto Urso arrivando all’incontro delle associazioni confindustriali dei Paesi del G7. Prima dell’arrivo del ministro Urso alla sede di Confindustria Verona, dove si tiene il B7. Continuando a parlare dell’ex Ilva, Urso ha sottolineato che “il rischio serio che si bloccasse l’attività degli stabilimenti l’abbiamo sventato con l’amministrazione straordinaria, visto che il tribunale ha accertato che vi era una palese insolvenza, ipotizzando anche – ma questo tocca al tribunale – la bancarotta”. Ora, ha proseguito Urso, “i commissari, che da tutti sono stati giudicati adeguati e in maniera eccellente, hanno rimesso in moto il processo produttivo, a cominciare dalla messa in sicurezza degli impianti che è quello che ovviamente più ci preoccupava, per garantire la sicurezza del lavoro e ambientale”, concludendo che “gli altri problemi li stiamo risolvendo”. Il gruppo siderurgico ucraino Metinvest interpellato sulla vicenda ex Ilva, ha affermato che guarderà al dossier . Lo ha detto Yuriy Ryzhenkov, ceo di Metinvest, a margine del B7 in corso a Verona. “Siamo fornitori di Taranto, siamo clienti di Taranto, questa è la relazione che abbiamo. So che c’è una amministrazione straordinaria, credo che abbiano bisogno di un po’ di tempo per studiare la situazione e poi ovviamente saremo felici di guardare il dossier”, ha detto il manager. “Al momento siamo solo fornitori e clienti – ha ribadito, aggiungendo non ci sono negoziazioni in corso al momento. “Non ancora. Non penso che nessuno lo sia ancora (in trattativa, ndr.) perché’ l’amministrazione è appena partita”, ha detto Ryzhenkov, aggiungendo che il suo gruppo è ‘sempre aperto a investire in Italia’. Mentivest è presente in Italia dal 2008 con due stabilimenti a Verona e vicino Trieste e nelle scorse settimane ha siglato un accordo per avviare una nuova produzione a Piombino. “Purtroppo, anche se come imprenditori non siamo mai molto a favore dei commissariamenti, credo che in questa situazione fosse necessario avere una fase di questo tipo. Adessoè’ molto importate che i commissari capiscano bene qual è la situazione, quanti investimenti servono, che cosa bisogna fare per rimettere l’Ilva in produzione con un livello accettabile e questo è un lavoro che bisogna fare questi mesi e può farlo solo lo Stato”. Così Emma Marcegaglia, a margine dell’avvio dei lavori del B7 a Verona, a chi le chiedeva cosa auspicasse per il futuro dell’ex Ilva, oggi finita in amministrazione straordinaria. “Dopodiché’ penso che, se ci saranno le condizioni, l’Ilva può essere rimessa sul mercato e ci posso essere privati interessati”. La cosa importante, ribadisce, è che “l’Ilva non chiuda, perché’ l’Italia è un Paese manifatturiero, l’acciaio è una materia prima fondamentale e perdere un produttore nazionale di acciaio sarebbe un colpo molto forte, non solo per la siderurgia ma per tutti i settori manifatturieri che hanno nell’acciaio la loro materia prima”. “Troppo presto per dirlo, bisogna prima capire quali sono le reali condizioni” ha infine risposto a chi le chiedeva di un’eventuale cordata italiana per rilevare l’ex Ilva di Taranto una volta conclusa la fase di commissariamento. “Italiana o internazionale – ha aggiunto – l’importante è che l’Ilva rimanga aperta, competitiva e sia in grado di produrre acciaio”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)

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