Le imbarcazioni regolari, per Taranto e provincia, sono 120. E sono appena 600 i lavoratori che prestano servizio a una decina di imprese ittiche. Il comparto della mitilicoltura, invece, vanta 35 imprese, con più di 500 operatori, la cui l’età media si aggira attorno ai cinquant’anni. Taranto è una città marittima in cui il mare non restituisce che disagi, malcontenti e disoccupazione. Anche se, al netto di tutte le vicissitudini locali, questo blocco è riscontrabile anche nel resto dell’Italia: negli ultimi quindici anni il numero delle imbarcazioni si è ridotto notevolmente del 40%. Complici, in primis, talune scelte delle politiche europee che, per il segretario generale Uila Pesca Vincenzo Guarino e il presidente AGCI Emilio Palumbo sembrerebbero sbagliate, senza che supportino realmente il settore. Abbiamo scambiato due chiacchiere con entrambi.

Segretario, qual è l’approccio dei giovani tarantini a questo settore? “Molto negativo. La nostra categoria, per una serie di complicazioni sia su scala locale che nazionale, non è più appetibile. Ragion per cui, l’età media dei nostri operatori si aggira attorno ai 55 anni. Neanche i figli, che dovrebbero ereditare il mestiere dai propri genitori, sono più interessati a farlo”

Dunque, non è attrattivo? “Guardi, partiamo dal presupposto che questa tipologia di mestieri sono molto sacrificati: dalle mansioni lavorative fino alle garanzie economiche, pressoché precarie. E quest’ultimo aspetto non riguarda solo il nostro territorio, ma che riguarda tutto lo Stato. Per non parlare poi della questione legata alle risorse: a differenza degli altri comparti, nella pesca, accedervi è molto difficile. Sembra quasi che, in un mondo in continua evoluzione, non ci sia posto per questo settore…”

Perché? “La burocrazia è molto complessa. Trattasi delle risorse europee, nell’ambito del FEAMP (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca nrd.) o di quelle nazionali o regionali. Risultano inaccessibili perché le procedure burocratiche e le prerogative sono restrittive. E di conseguenza, gli operatori che vogliono stare al passo coi tempi, sono costretti a pagare di tasca propria gli strumenti e le imbarcazioni”

Costi che peraltro non tutti possono sostenere, soprattutto in una città come Taranto in cui i guadagni sono risicati…  “Si, esatto – ha riposto il presidente Palumbo – Ricade tutto sulle proprie spalle”

Presidente, invece, cos’altro non condivide in particolare delle politiche europee? Sono tante le ambiguità: basti pensare ai finanziamenti sovvenzionati per demolire i natanti di vecchia data. Oppure, è stato stabilito che, entro il 2026, la produzione di pesca a strascico dovrebbe diminuire del 40%. Questo tipo di attività, che si esercita in determinati periodi dell’anno in120 giorni, è essenziale per alcune realtà come la costa adriatica. Ma com’è possibile guadagnare in un periodo di tempo così limitato? Ecco perché crediamo che, a oggi, l’Europa ci consideri l’ultima ruota del carro e che l’Italia, purtroppo, non sia abbastanza forte da poter sollevare la testa”

Sul fronte della formazione, invece, segretario Guarino in che modo si potrebbero accattivare le nuove generazioni?  “La formazione, sia scolastica che universitaria, potrebbe rendere più appetibile le conoscenze del settore e potrebbe lavorare su strategie e prospettive a lungo termine. Lo stesso vale per la pratica, che se affrontata per bene anche nelle sedi formative, potrebbe coinvolgere di più i ragazzi. A tal proposito, vorrei sottolineare che noi accogliamo con molto piacere tutti i suggerimenti derivanti dal CNR (Centro nazionale ricerche)”

In che modo Uila Pesca scende in campo per tutelare i suoi associati? “Abbiamo chiesto – ha proseguito Guarino – un maggiore sostegno economico, all’amministrazione comunale, per l’unificazione dei canoni demaniali, così da agevolare gli addetti ai lavori nei pagamenti e al tempo stesso, potrebbero avere più specchi d’acqua a disposizione. Attendiamo, con pazienza, che l’Ente comunale ci venga incontro, visto che non sempre ci ha supportati. Parallelamente, attendiamo che il CNR prosegua il progetto di studio e di sperimentazione sui mitili, per capire se fosse possibile spostarli dal primo al secondo seno. Purtroppo, com’è noto, attualmente tutto questo è sospeso e auspichiamo che il prima possibile l’iter riprenda il suo cammino. Continuiamo a perdere tempo prezioso”.

Quanto influiscono tutte queste enormi difficoltà, comparto per comparto, nella voglia e nella prospettiva futura di fare impresa? Rispondono entrambi: “Troppe. Taranto è una città marittima e in quanto tale dovrebbe vivere di questo settore. Invece, quest’ultimo si trova a un passo dal baratro. Attendiamo che il commissario delle bonifiche, nominato da poco, possa finalmente dare una svolta alle attività e i progetti di bonifica. Cosa che non è accaduta né col precedentemente commissario, Demetrio Martino. È una situazione insostenibile, in cui è stato perso molto tempo e gran parte del lavoro è andato a rilento. Ora non ci resta che attendere di essere convocati dal nuovo commissario. Inutile ribadire che la nostra fiducia vacilla, tuttavia, speriamo che dopo anni e anni di ingiustizie qualcosa possa cambiare. Ce lo meritiamo”.

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