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Entrare oggi in un negozio di dischi è un po’ come andare al museo o recarsi presso un luogo di culto, in cui i moti generazionali si sono stratificati su miliardi di melodie che hanno segnato la storia della musica. Anche a Taranto è possibile respirare l’aria buona dello scorso secolo, fra poster e memorabilia, nei pochi esercizi del settore rimasti attivi; uno fra tutti lo storico negozio Dischiblu di Peppe Laliscia in Via Mazzini. Già dall’esterno colpiscono le vetrine variopinte ricolme di supporti fisici su cui ascoltare musica, raccontando un’era che sorride al proprio tramonto, consapevole di essere stata più che superata dalla fruizione in app della seconda arte.

Non basta questo a placare la curiosità di chi ama la musica, e scoprire come va la vita in un negozio di dischi di una città del Sud Italia nel 2024 è un’occasione per valorizzare l’esistenza di una comunità che è tanto cambiata col passare degli anni. La fondazione di Dischiblu, infatti, risale al 1982, quando Peppe – insieme a suo padre – trasformò il negozio di elettrodomestici stabilito sul marciapiede di fronte all’attuale sede, in una specifica attività commerciale che aveva lo scopo di portare la musica nelle case dei tarantini. Oggi, nella vecchia sede, campeggiano in bellavista tantissime copertine che presagiscono la resistenza di un mercato che, nonostante tutto, fa ancora sognare.

«L’offerta merceologica è cambiata negli anni a seconda dei supporti», fa notare subito Peppe Laliscia. «Se è vero che nell’ordine sono comparsi il 33 giri, la cassetta e poi i cd, non sono mancati altri tipi di supporti come i cd singoli a soppiantare i 45 giri di un tempo, ma anche le cassette dat o dcc. Anche per quanto riguarda il video quest’attività ha vissuto il passaggio dalle vhs musicali ai dvd». Ma non c’è soltanto “musica” da Dischiblu. Esattamente come si scrisse per le librerie, molti imprenditori hanno dovuto riequilibrare le vendite puntando anche su altri prodotti. Non solo i poster con le copertine dei dischi che hanno fatto la storia o con le foto delle Rock band ancora oggi presenti nelle camere di tanti adolescenti, ma anche numerosi articoli come le action figures contribuiscono a compensare le vendite della musica “fisica”, che sono andate scemando a partire dalla fine degli anni ’90 sino ai giorni in cui si scrive, secondo l’esercente.

«Ognuno di noi nei negozi di dischi si è specializzato in qualcosa: chi in elettronica, chi nei piccoli elettrodomestici e chi nei gadget. Prima in negozio venivano persone di tutte le età ma, adesso, chi compra musica su supporto fisico è principalmente gente adulta o collezionisti. I ragazzi, però, ci sono ancora, dimostrando di essere appassionati sia di musica che di cinema», afferma Peppe, pensando a come sono cambiati i suoi clienti negli anni, in un negozio in cui, coerentemente con la storia dell’umanità: «Uno dei dischi che abbiamo venduto di più in assoluto è “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd (1973), ma anche “True  Blue” di Madonna (1986) merita una menzione: quando questo disco uscì, le persone entravano qui come se fosse un negozio di noccioline».

In Peppe non mancano i bei ricordi di un’attività ormai storica, come quando i Negrita girarono alcune brevi scene del videoclip di “Non torneranno più” del 2018 all’interno del suo negozio. È cambiato tutto, però: «Oggi la richiesta sulle nuove uscite non esiste più. Né gli adulti né i giovani considerano l’“uscita” dell’album fisico, in quanto presumo si nutrano prevalentemente di streaming. Il vinile, poi, ha prezzi alti e per i ragazzi non è abbordabile. Al contempo, per molti adulti non ha senso e di novità se ne vendono poche. Tanti anni fa, se c’era una nuova uscita, ordinavamo cento copie: oggi ne prendiamo tre, ma il catalogo si vende sempre integralmente».

È proprio il rapporto fra l’ascoltatore e il mezzo che sembra essere cambiato: «Ci sono ristampe di vecchi vinili che oggi costano anche 50 euro e le persone, magari, le ascoltano su giradischi da pochi euro… Per questo il vinile, col tempo, potrebbe rivelarsi una “bolla” destinata a scoppiare. Per adesso conviene sia alle case discografiche che agli artisti cavalcare l’onda, in quanto la marginalità è maggiore sul vinile che sul cd… Si è visto di recente nella trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, come anche Gianna Nannini stia puntando più sulla promozione del vinile che sul resto, per fare un esempio». E pensare che tutto ciò avviene in un contesto in cui: «Quando si iniziavano a vendere i cd, il vinile non lo voleva più nessuno e, magari, oggi succede esattamente il contrario. Gli stessi consumatori si sono dimenticati di quando preferirono l’avvento del digitale… C’è da dire, però, che il cd ha un catalogo maggiore rispetto al vinile e, nonostante quest’ultimo smuova un giro d’affari più grande, in termini di copie il cd vende di più».

Tutto questo va inserito nella particolare cornice tarantina, in cui il commercio, specie nel Borgo Umbertino, è afflitto da una crisi che sembra non conoscere inversione di rotta: «È più difficile avere un’attività commerciale a Taranto. C’è meno gente; minore disponibilità a spendere nel mio settore così come in altri. A questo si aggiunge la vendita online che, man mano, sta mangiando tutti i negozi fisici più piccoli». Peppe Laliscia, però, ama muoversi fra gli scaffali del suo negozio che assume un po’ la forma del suo soggiorno di casa quando ricorda: «Se non hai la passione per questo lavoro, è davvero inutile farlo… Ma quel che dico vale per qualsiasi tipo di commercio: il rapporto col pubblico; col tuo pubblico, deve piacerti».

E così, fra musicassette stagliate in una vetrinetta sopra i 33 giri, preferite perlopiù da assidui collezionisti ed acquirenti dall’estero, Peppe confessa qual è il suo album preferito adesso: a gran sorpresa “Che mistero è l’amore” (2005) della cantante Nicky Nicolai. Certo è che negli ultimi anni a Taranto, fra festival musicali ed eventi culturali tematici, si immaginerebbe una maggior attenzione dei consumatori alla fruizione dei supporti musicali, ma così non è a quanto pare. In compenso, ci sono i turisti: «Spesso ho nuovi acquirenti che vengono da fuori, anche in occasione dei grandi concerti, ma perlopiù si tratta di turisti che attraccano con le navi da crociera e arrivano nel mio negozio dopo avermi scoperto tramite smartphone». Incredibile ma vero: Taranto è città di forestieri anche quando si tratta di ascoltare buona musica.

*Foto di Simone Calienno

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