Dopo aver ottenuto l’ok da parte della Corte dei Conti, il neo Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Vito Felice Uricchio, in carica dallo scorso 1 marzo, attende soltanto di poter vedere sbloccata l’operatività della sua missione attraverso l’attivazione del protocollo e della pec (che dovrebbero essere attivati in questi giorni) per dare il via ufficiale alla sua gestione. Che in realtà è già partita da diverse settimane con una serie di interlocuzioni politiche a vari livelli, utili a porre le basi per una sinergia con le istituzioni imprescindibile per ottenere i risultati sperati. La cui durata al momento è prevista sino al 31 dicembre 2024 (per un errore presente nel testo del Milleproroghe) ma che lo stesso Uricchio chiederà venga esteso almeno sino al 31 dicembre 2026.
Il primo compito che il commissario porterà a termine però, sarà di tipo economico: liquidare economicamente tutta una serie di interventi già effettuati da parte dei comuni della provincia ionica (Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, che rientravano negli interventi prioritari per la riqualificazione ambientale dei Comuni dell’Area Vasta di Taranto il cui un importo complessivo ammontava a 12 milioni di euro), per liberarsi della zavorra dei debiti accumulati nel corso del tempo. Contemporaneamente a ciò, al ministero dell’Ambiente arriverà da parte del commissario la richiesta di una nuova struttura di missione (visto che la precedente ha terminato il suo operato con la scadenza del mandato del precedente, il prefetto Martino) all’interno della quale il dott. Uricchio segnalerà tutta una serie di nominativi e personalità che operano da anni sul territorio ionico e che ben conoscono le tante complessità del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Taranto. Che è presupposto basilare per lavorare con serietà e serenità oltre che per fare sistema in un territorio fin troppo diviso e divisivo anche sulle questioni più importanti che riguardano il presente e il futuro di un’intera collettività.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/29/bonifiche-nominato-il-nuovo-commissario-1/)

Dopo di che si cercherà di capire su quali e quante risorse potrà contare il commissario Uricchio. Attualmente sulla contabilità speciale sono presenti 52 milioni di euro che certamente non bastano per ambire al risultato che ci si prefissò con il protocollo sottoscritto nell’estate del 2012 (e che per sei lunghi anni ha in parte ottenuto e in parte sognato la dott.ssa Vera Corbelli): la bonifica di un’area pari a 564 km2. Per questo si guarda con fiducia e speranza al CIS Taranto, che non viene convocato dal settembre 2022, ma che presto potrebbe rivedere la luce stando a quanto garantito allo stesso commissario dal viceministro del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, impegnata in tal senso con il ministro Raffaele Fitto (sotto la cui guida è stato sottoposto anche il Dipartimento per le politiche di coesione dopo la soppressione dell’Agenzia di Coesione Territoriale dalla quale dipendeva il coordinamento e della vigilanza sull’attuazione dei Contratti di Sviluppo). Secondo quanto emerse dalla relazione svolta dall’ultimo RUC Paolo Esposito, il CIS Taranto nel 2022 contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, quasi 200 milioni in più rispetto a quelli attivi fino a dicembre 2021.
E tra i maggiori soggetti attuatori del CIS Taranto vi è anche e soprattutto il commissario straordinario per le bonifiche, tra i cui interventi spicca senza dubbio quello che prevede la “bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione del bacino del Mar Piccolo di Taranto”. Intervento sul quale il commissario Uricchio mostra di avere le idee molto chiare. Da un lato infatti riprenderà e porterà avanti il progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“ (attualmente sospeso), che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria (di cui a lungo abbiamo parlato su queste colonne). Dall’altro promuoverà un contratto di mare per le acque di transizione del mar Grande e del mar Piccolo, a cui far aderire tutti gli stakeholder del territorio: enti di ricerca e controllo, sindacati, associazioni di categoria, società civile, aziende del territorio, istituzioni. Un’iniziativa che ha come obiettivo quello di creare una sintonia e un’armonia sul territorio per traguardare insieme lo stesso obiettivo. Che nel caso del primo seno del Mar Piccolo potrebbe essere quello di riuscire a bonificare anche solo l’area in assoluto più compromessa da un punto di vista di inquinamento ambientale: la famosa ‘170 ha’ prospiciente l’Arsenale della Marina Militare. Ennesima dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che l’inquinamento dal bacino interno ha come responsabili anche e soprattutto entità terze rispetto a quanto invece affermato e sostenuto dai tanti guru e tuttologi locali, oltre che da partiti politici e associazioni poco informate e rispetto anche a quanto sostenuto dai pm dell’accusa all’interno del processo ‘Ambiente Svenduto’ (l’ex siderurgico Ilva che per molti pare avere colpe su qualsiasi evento accaduto in questa città dal 1950 in poi).
Ma l’ambizione del dott. Uricchio mira come detto ad obiettivi ancora maggiori. Bonificare un’area di oltre 500 km2, che negli anni è stata mappata interamente e nella quale non si stata trovata una sola zona libera da inquinanti: radio, berillio, silicio, arsenico, stagno, cobalto, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), PCB, diossine tossiche, furani, benzoapirene. E per fare questo il neo commissario guarda ad un progetto al quale ha contribuito e che rientra all’interno del Just Transition Fund per Taranto: quello denominato ‘Filiere Verdi’ giudicato di importanza strategica. Il progetto promuove il ripristino di terreni inquinati da sostanze nocive e tossiche attraverso la piantumazione di essenze vegetali, già classificate in ragione della composizione degli inquinanti dei singoli terreni oggetto d’intervento. Il processo di decontaminazione dei suoli attraverso il fitorimedio assistito (attraverso oltre 700 specie vegetali), con arricchimento dei suoli di sostanza organica e biochar, produce altresì il sequestro significativo delle emissioni di CO2 e riguarda una superficie complessiva di circa 996 ettari. Un progetto che si potrebbe quindi far confluire all’interno del protocollo per le bonifiche del SIN di Taranto e che potrebbe dar vita sul territorio ionico ad un così detto ‘polo industriale verde’, sul quale far sorgere e convogliare imprese di settore che così operando darebbero vita ad un’alternativa economica tesa ad assorbire anche e soprattutto quelle unità lavorative in uscita dalla grande industria e dalle tante vertenza sul lavoro ancora irrisolte (che è appunto l’obiettivo principale del JTF). Tra l’altro, sostiene il commissario Uricchio, un intervento di bonifica di questo tipo contrerebbe mille volte meno rispetto agli interventi classici. Senza dimenticare la possibilità di interagire anche con altri progetti come quello denominato ‘Calliope’ (per il quale il comune di Taranto si è aggiudicato un finanziamento di 13.871.930 euro per la realizzazione di centri di trasferimento tecnologico verso le piccole e medie imprese su temi come la blockchain, l’internet of things, l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche) e il progetto ‘IRIS per un’industria resiliente al cambiamento climatico”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/22/just-transition-fund-a-che-punto-siamo/)

In un siffatto contesto troverebbe una sua collocazione naturale e necessaria il Tecnopolo del Mediterraneo di Taranto, altro progetto rimasto nel limbo delle buone intenzioni: approvato e finanziato con 8 milioni di euro previsti dalla legge 30 dicembre 2018, se ne sono perse le tracce dall’aprile del 2021 quando sulla Gazzetta Ufficiale venne pubblicato il regolamento per l’attuazione dello statuto della fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile. Il commissario Uricchio sostiene infatti che quello di cui più c’è bisogno in un territorio come quello ionico non sia tanto la ricerca scientifica (che viene realizzata in tutto il mondo) quanto il trasferimento tecnologico sul campo. Del resto l’obiettivo con cui nasceva il Tecnopolo era proprio quello di “promuovere un hub italiano con proiezione internazionale sullo sviluppo sostenibile, quale asset strategico dell’innovazione”. Attualmente il ministero dell’Università e della Ricerca, a differenza del ministero delle Imprese e del Made in Italy, avrebbe deciso le nomine che dovranno far parte degli organi costitutivi (su cui si è giocata gran parte della partita politica in passato e su cui tutte le istituzioni e i partiti vogliono mettere le mani): il Comitato dei partecipanti, il Consiglio di amministrazione, il Presidente, il Segretario generale, il Comitato scientifico e l’Organo di revisione. Vedremo se la nuova spinta propulsiva che arriverà dalla nuova gestione commissariale targata Uricchio riuscirà a rimettere in marcia il percorso di questo progetto.
Tutto questo però, non comporterà di certo il mettere da parte gli altri interventi in capo alla struttura commissariale: la bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto fece lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove), la bonifica delle aree non pavimentate del cimitero San Brunone, la bonifica ambientale con misure di sicurezza per la gravina Leucaspide e gli interventi per le aree contermini intorno al Mar Piccolo. La nostra speranza è quindi quella che il commissario Uricchio riprenda il cammino bruscamente interrotto con la defenestrazione politica della dott.ssa Corbelli nell’estate del 2020. E che possa portare a compimento un percorso iniziato nel lontano 2012 e che potrebbe dare a Taranto un futuro diverso.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/01/troppa-ipocrisia-sul-tecnopolo-dimenticato3/)