Diversi sono i quesiti da porsi circa il motivo per cui Taranto non goda di un’università autonoma da Bari. Leggendo, le infografiche (numero 85) condivise sul canale social (Facebook) dall’autore, già preside del I.T.I.S. Pacinotti, Franco Scherma, ci siamo resi conto di quanto fosse indispensabile intervistarlo per scoprire “Tutta la verità sull’Università”. Bisogna andare a ritroso nel tempo per trovare le ragioni che hanno portato ad una nostra subordinazione dall’Università degli Studi di Bari. Bisogna comprendere quali enti, o persone fisiche, non hanno permesso l’istituzione dell’Università di Taranto autonoma, bisogna capire di chi sono le responsabilità. L’intervista al prof. Franco Scherma dovrebbe chiarire i retroscena di quanto accaduto.

Quando e perché è stato costituito il Consorzio Universitario Jonico (CUJ)?

“Il 2 agosto 1968, con Delibera N. 237 del Consiglio Comunale e N.118 del Consiglio Provinciale, si procedette alla costituzione del CUJ per l’Istituzione in Taranto di una “Libera Università” e all’approvazione del relativo statuto”.

Cosa accadde il 18 settembre 1971?

“Nel 1971 il Consiglio Comunale modifica lo statuto del CUJ abbandonando il progetto di ‘Libera Università’ prospettando per Taranto l’Istituzione di una ‘Università Autonoma’”.

Qual è, concretamente, la differenza tra queste due diverse nomenclature?

“Si deve parlare di Università a Taranto quando la città ospita sedi staccate di altre università mentre l’Università di Taranto è quella autonoma. Ai tempi di Curci fu costituito il CUJ con le finalità d’istituire una ‘Libera Università’. Nel ’68 la normativa permetteva ad una città che istituiva una Liberà Università, la possibilità di diventare autonoma grazie ad un semplice decreto ministeriale, così come successo a Lecce e a Matera.
Quando cadde l’amministrazione democristiana Curci e subentrarono gli avversari politici, la prima cosa che fecero fu quella di cambiare le finalità del CUJ prospettando per Taranto un Consorzio che si sarebbe dovuto attivare soltanto per un’Università Autonoma anche se la formula precedente risultava la più semplice collaudata”.

Perché diventa più complessa l’istituzione di un’Università Autonoma attraverso questa formula nuova?

“La normativa richiedeva, come vedremo, un iter più complesso”.

Cosa accadde invece l’1 ottobre e il 30 novembre 1973?

“Nel 1973 il D.L. n. 580 prevedeva che non potevano essere istituite, autorizzate o riconosciute con provvedimento amministrativo nuove università, fino all’entrata in vigore dell’Ordinamento Universitario. Il 30 novembre dello stesso anno la L. N.766, “Per l’istituzione di Nuove Sedi Universitarie”, si doveva tener conto delle esigenze prioritarie delle Regioni relativamente al sovraffollamento di Università esistenti. Si doveva inoltre, tener conto dei pareri delle Regioni interessate alla localizzazione delle nuove sedi Universitarie ritenute particolarmente utili ai fini dello Sviluppo Regionale. Nel 1974 invece, ci fu la proposta della Regione Puglia al Ministero P.I. di un piano di riassetto che prevedeva tre università autonome in Puglia (Bari, Lecce e Foggia). Taranto veniva ignorata. Nel 1984 il CUJ scelse tre locali dell’eventuale università: due conventi e un edificio d’epoca. Il consorzio chiese alla Regione un non specificato Corso di Laurea Scientifica per Taranto. Nel 1987 la Regione Puglia accettò le Proposte e le trasmise al Ministero P.I. che, a sua volta, le portò in Parlamento. Nel 1988 attraverso il DPR n. 286 venne istituito il Corso di Laurea in Scienze Ambientali. Nel 1989 il ‘Piano Universitario ’86-‘90’ autorizzava a Taranto un polo decentrato da UNIBA con il Corso di Laurea in Scienze Ambientali senza che fossero pronte le dovute strutture e infrastrutture. Il che avrebbe comportato un rientro a Bari del corso di laurea privando così Taranto di un polo universitario”.

Come è stato possibile aver previsto per Taranto il corso di laurea in Scienze Ambientali senza che fosse in sovraffollamento a Bari?

“Risulterebbe legittimo dubitare della volontà politica di far nascere l’università a Taranto come quarta della regione Puglia. A scongiurare questa incresciosa situazione ci fu la disponibilità dell’I.T.I.S. “Pacinotti” ad ospitare il C. di L. di Scienze Ambientali in quanto in possesso delle “strutture e infrastrutture” richieste dal DPR n. 286 del 1988. Il C. di L. venne ospitato al Pacinotti dal 1990 al 1994 sostituendosi al C.U.J. Nel 1993 però il consorzio riuscì a reperire, in comodato d’uso, alcuni locali di nuova costruzione nel quartiere Paolo VI, come sede del Politecnico di UNIBA. Evidentemente “si dimenticò” del C. di L. “ospite” al Pacinotti! Bisogna attendere il 2003 affinché al C. di L. in Scienze Ambientali fosse assegnata una Sede Definitiva in un edificio del Quartiere Paolo VI”.

Chi ha pensato alle spese di funzionamento del C. di L. in Scienze Ambientali dal 1990 al 1994, ospite del Pacinotti?

“Ci ha pensato, gratuitamente, il personale e le disponibilità dell’I.T.I.S. Pacinotti. Inoltre per diventare autonomo, un polo universitario, doveva superare il giudizio di una visita ispettiva del Ministero. Il giudizio avrebbe valutato se ci fosse stato un numero sufficiente di studenti, la sede idonea, le infrastrutture quindi i laboratori ecc. ed un corpo docente destinati a questa funzione. Risulta evidente che stando al Pacinotti, il polo, non poteva diventare un’università autonoma”.

Non vogliamo svelare altro rispetto a quel che si potrà apprendere attraverso il suo libro in uscita. Concludendo, cosa manca alla nostra città affinché si possa avere l’Università degli Studi di Taranto?

“Manca una politica culturale del territorio”.

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