Sono tornate ad accendersi stamane le torce della raffineria Eni di Taranto. L’evento, che è stato visibile anche a grande distanza dal sito, si è verificato intorno alle ore 06:15 circa di oggi.

Stando a quanto reso noto dall’azienda, l’accezione delle torce è avvenuta a causa “di un disservizio elettrico che ha attivato il blocco generale degli impianti in marcia nella raffineria di Taranto, con il conseguente intervento del sistema di sicurezza torce. Nel corso della fermata si è verificato un principio di incendio confinato in una limitata parte dell’impianto di desolforazione (HDS2), immediatamente estinto dalle squadre interne di pronto intervento. La situazione – fanno sapere dall’azienda – è sempre stata sotto controllo, e il cessato allarme è stato dichiarato alle ore 7:15. Sono in corso le verifiche per appurare le cause dell’evento; gli enti esterni sono stati tempestivamente informati”.

Sempre secondo quanto dichiarato dall’azienda ad Arpa Puglia, le centraline perimetrali dell’Eni non avrebbero registrato picchi anomali di inquinanti: dichiarazione che dovrà essere confermata dalle centraline della rete della qualità dell’aria di Arpa Puglia. La raffineria è tra l’altro in fermata, con solo pochi impianti attivi, il che ha permesso che il fenomeno emissivo non sia durato troppo a lungo. Certo è che il sistema smokeless alle torce, che dovrebbe portare ad immissione di vapore e senza fumosità, ancora una volta pare non aver funzionato a dovere. Fattore che in realtà dura da diversi anni, non certo da oggi. E che è al centro della discussione all’interno del procedimento di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (l’ultimo riesame avvenne nell’agosto del 2021). Che dovrà avvenire entro quattro anni dalla pubblicazione delle nuove BAT di settore, che dovrebbero uscire il prossimo anno.

Resta sullo sfondo la concreta possibilità, come spesso abbiamo riportato in questi anni, di un lento ridimensionamento della raffineria Eni di Taranto, che ha nel suo destino la concreta possibilità di non raffinare più greggio, limitandosi a sito di stoccaggio: ruolo che tra l’altro ha già da tempo all’interno del progetto Tempa Rossa.

(leggi tutti gli articoli sulla Raffineria Eni https://www.corriereditaranto.it/?s=raffineria+eni&submit=Go

)

One Response

  1. Buonasera
    Ci sono aziende di serie A che nessuno tocca ed aziende di serie B.
    All’ Eni tutto è permesso perché ogni litro di carburante che esce dai suoi cancelli vale 1 euro+ iva di accise per complessivi euro 1,22.
    Quindi se il petrolio e la raffinazione costassero zero comunque alla pompa pagheremmo i carburanti euro 1,22 al litro.
    E con questo flusso di danaro lo Stato italiano copre molta parte della spesa pubblica.
    Quindi la raffineria di Taranto, come le altre in Italia, non si può fermare a qualsiasi costo, economico ambientale e sociale.
    E poi abbiamo le aziende di serie B, vedi ADI o meglio Ex Ilva dove si contestano anche le scorregge.
    Ma questo vale anche per i caseifici, per gli allevamenti, per i bar e per le piccole attività artigianali
    Non c’è niente da fare, e come diceva Andreotti, le norme per gli amici si interpretano, ma per i nemici si applicano.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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