Il vento e il rischio pioggia non è riuscito a fermare il tanto atteso ‘concertone’. L’ Uno Maggio Taranto 2024 è stato in grado di fronteggiare quelle fastidiose nuvole passeggere che hanno creato solo brevi momenti di disagio tra la folla.
I ritmi rock, pop e folcloristici hanno formato la scaletta ricca di artisti già consolidati all’interno del panorama musicale, tra cui Brunori Sas, Willie Peyote, Francesca Michielin, Mannarino e Marlene Kuntz, così come i cantanti emergenti tra cui Serena Brancale, Cristiano Cosa, Tre Allegri Ragazzi Morti e Valerio Lundini che hanno catturato l’attenzione delle nuove generazioni, senza escludere gli attesissimi Mama Marjas ed i Terraross. Questi diversi generi musicali hanno creato l’incontro ed il confronto tra le generazioni, coinvolgendo sia gli adolescenti che coppie adulte, fino ad arrivare alle famiglie con bambini ed anziani.

A questo dato positivo però, si affianca una nota negativa, in quanto non tutti i presenti erano interessati al reale motivo per cui questo grande evento viene celebrato. Per questioni anagrafiche, di interesse musicale, o semplicemente per il voler passare semplicemente una giornata di festa diversa, non tutti si sono sentiti coinvolti e partecipi ai messaggi degli organizzatori.

Durante l’esibizione degli artisti il palco tarantino diventa un mezzo tramite il quale gli artisti e gli ospiti della serata hanno l’occasione di divulgare messaggi sociali inerenti alle situazioni che viviamo quotidianamente. Quest’anno pace, lavoro, giustizia, libertà di stampa e di informazione sono state le parole chiave attorno alle quali si intrecciavano gli interventi e i dibattiti, così come l’annoso e sempre attuale questione ambientale territoriale. Tra i temi proposti, la ridistribuzione delle risorse umane, la scarsa o quasi assente retribuzione in alcuni ambiti lavorativi, come sottolineato anche dal Direttore artistico Michele Riondino, ed infine la presenza di testimonianze importanti come Gerban Basem per la Palestina ed Roberto Salis padre di Ilaria, attualmente detenuta in Ungheria e salita alla ribalta della cronaca proprio per il trattamento carcerario al quale è sottoposta. La stessa Salis ha fatto pervenire un messaggio di ringrziamento agli organizzatori, letto dal padre sul palco.

Questioni sociali che dovrebbero essere d’interesse comune, soprattutto quella relativa all’ambiente che continua ad avere come protagonista proprio la città di Taranto, che non sono state realmente ascoltate, soprattutto dai più giovani, intenti a raggiungere i loro ‘accampamenti’ schivando a destra e sinistra le miriadi di bottiglie e bicchieri di plastica sparsi sul prato. Il disinteresse verso questi interventi è stato ulteriormente percepito quando, al termine di alcune esibizioni, forse quelle più attese dai ragazzi (come Willie Peyote o Serena Brancale), gran parte dei presenti si allontanava, creando diversi punti vuoti nell’immenso parco, mentre coloro che rimanevano facevano partire fischi ed urla per far capire che preferivano ascoltare il cantante successivo.

Inoltre, nonostante l’ampia metratura al Parco e il sempre vigile servizio a tutela della sicurezza, alcune zone erano talmente piene di gente, una sopra l’altra, che non permettevano gli spostamenti all’interno del parco, provocando fastidio e poca tranquillità alle persone che si trovavano nelle vicinanze; e se le grigie nuvole del cielo erano fortunatamente passeggere, altre nubi di fumo permanevano sulle teste della folla. Nonostante questi momenti di tensione, sempre presenti, il concerto dell’Uno maggio continua ad essere un momento di ritrovo per tutti i cittadini di Taranto, allargando il suo bacino d’utenza anche alle altre province e alle regioni limitrofe.

 

2 Responses

  1. I giovani, come al solito, si mostrano molto più
    intelligenti e fattuali di quelli che vorrebbero che
    un “concertone” si trasformasse in un “comizione”
    a senso unico..A voi pare strano, a me no.
    Ad maiora

  2. Per questo Taranto non decollerà mai, perché di fronte all’impegno di gente eccezionale, c’è la miseria di chi per pubblicare l’articoletto mette in rilevanza il pelo negativo che è presente in ogni manifestazione.

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