Per Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria è in arrivo un nuovo decreto-legge nel prossimo Consiglio dei ministri, che prevederà ulteriori risorse provenienti dal patrimonio destinato, per 150 milioni di euro (anche se durante l’ultima riunione romana era parso che l’esecutivo avesse intenzione di trovare risorse attraverso altre fonti di finanziamento), in attesa che la Commissione europea autorizzi il governo italiano al prestito ponte sulla base del piano industriale e finanziario predisposto dai commissari, pari a 320 milioni di euro. Il piano è necessario a dimostrare che il prestito possa essere restituito in tempi congrui secondo le regole europee. La conferma arriva dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista sul Sole 24 Ore. Per quanto riguarda il piano per il rilancio dell’azienda, “lo inviamo lunedì e già mercoledì inizieranno le interlocuzioni con la Commissione”.

Piano che non ha per nulla convinto le organizzaioni sindacali, che si aspettano i necessari chiarimenti nell’incontro che avranno martedì 7 maggio con i commissari straordinari di AdI in AS. Piano industriale che prevede nel primo semestre 2025 l’inizio della costruzione presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto di due forni elettrici la cui entrata in funzione è prevista nel secondo semestre 2027. Che dovranno prendere il posto di Afo 1 e 4, mentre l’altoforno 2 dovrebbe continuare la sua attività. La bozza del piano industriale redatto dai commissari di Acciaierie d’Italia prevede dal 2025 la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio da parte dello stabilimento ex Ilva di Taranto con i tre altoforni attualmente presenti tutti in attività. Tali livelli produttivi ci si aspetta che siano garantiti anche nel 2026 e successivamente grazie all’entrata in funzione di due forni elettrici.

Per realizzarlo, sottolinea il ministro, “è necessario formalizzare un nuovo contratto di affitto (visto che quello stipulato con l’ex socio privato ArcelorMittal scadrà il prossimo 31 maggio), che tenga conto altresì della recente estensione dell’amministrazione straordinaria anche ad Adi Holding spa (della quale era presidente Franco Bernabé e che deteneva le partecipazioni nelle società che compongono il gruppo Acciaierie d’Italia). Un’azione, quest’ultima, assolutamente necessaria visto lo stato di insolvenza anche della capogruppo, ora al vaglio del Tribunale di Milano”. L’udienza presso il tribunale di Milano che si doveva svolgere giovedi 2 maggio, è slittata al prossimo 12 giugno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/29/ex-ilva-una-bozza-di-piano-industriale/)

Intnato si concluderà domani il lungo ponte feriale che in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria è cominciato dopo il 25 aprile. I dati sui giorni campionati rivelano un’adesione ben superiore a mille dipendenti a giornata in tutto il gruppo, ad eccezione di ieri. Sabato scorso è stato il giorno con più persone in ferie: un totale di 1.467. Poi 1.369 il 30 aprile, 1.300 il 2 maggio e 930 il 3 maggio. Una media di 1.266 dipendenti al giorno nei vari siti. Per la prima volta in una fabbrica a ciclo continuo come l’ex Ilva è avvenuto un ponte feriale così lungo. Nel dettaglio, a Taranto sabato scorso erano in ferie in 927 dipendenti, 954 il 30 aprile, 704 il 2 maggio e 644 ieri. In AdI Energia, la società che a Taranto gestisce le centrali elettriche, una settimana fa c’è stata la punta con 22 in ferie, poi si è significativamente scesi: dai 7 del 30 aprile ai 4 di ieri. Anche per Genova il picco una settimana fa: 211 in ferie. Poi 126 il 30 aprile, 91 il 2 maggio e 97 il 3 maggio. I numeri delle ferie, tuttavia, non vanno calcolati sull’organico completo, in quanto non tutti sono al lavoro. Bisogna togliere 3.000 in cassa integrazione straordinaria (di cui 2.500 a Taranto) e le assenze per malattie, permessi e altre motivazioni. La finalità dei commissari era quella di smaltire le ferie arretrate – che sono state salvate e non sono rifluite, come accadde nel 2015 con l’Ilva in amministrazione straordinaria, nella procedura dello stato passivo al Tribunale di Milano – e si può dire che l’adesione c’è stata. La disponibilità delle ferie e la possibilità per i dipendenti di smaltirle volontariamente (non c’è stato alcun obbligo) si sono così unite a due domeniche (28 aprile e 5 maggio), a due festività nazionali (25 aprile e 1 maggio) e alla situazione attuale del siderurgico, che marcia con un solo altoforno su tre (il 4) e peraltro anche a passo ridotto. Nel gruppo come a Taranto, quindi, in questi giorni c’è stata ancor meno gente al lavoro, considerato che è in corso anche la cassa integrazione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

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