Approvata la mozione sulla crisi del Porto di Taranto. È quanto accaduto oggi pomeriggio a Palazzo di Città, con 19 voti favorevoli, durante il consiglio monotematico in modalità Question time. Nello specifico la mozione, assieme ai cinque emendamenti, impegnano il sindaco Rinaldo Melucci ad avviare una “fase di verifica sulla condizione degli operatori portuali” e di tracciare con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio “una visione strategica comune”. Ancora, la mozione firmata dal consigliere Walter Musillo (Svolta Liberale per Taranto), i cui vari emendamenti sono stati condivisi dall’intera assise, impegnano il primo cittadino a tutelare le aziende tarantine “nei confronti di chi sfrutta il porto” e di avviare un percorso di “sostegno alle aziende insediate in altre strutture, per evitarne l’ulteriore dispersione”.
I lavori e il dibattito in Consiglio
Nulla di nuovo è però emerso su questo fronte, rispetto a quanto non sia stato già riportato in tutti questi anni dal corriereditaranto.it. Dopo il firmatario della mozione, a prendere parola è stato il primo cittadino Rinaldo Melucci (anch’egli operatore portuale di lunga data) che ha sottolineato l’urgenza di rimodulare “i canoni delle concessioni demaniali” così come “i confini dell’area SIN (Sito di interesse nazionale per cui è prevista una Conferenza dei Servizi il prossimo 29 maggio)” e che occorrerebbe “riassegnare l’ex Yard Belleli dopo la rinuncia all’investimento da parte del gruppo Ferretti”. Ancora, Melucci è intervenuto anche sulla questione degli spazi delle banchine in concessione all’ex Ilva che a oggi “sono inutilizzati” e per cui Comune e Provincia auspicano che “vengano restituiti al più presto alla città” per sfruttarli al meglio.
Dopo il sindaco Melucci è stato il turno del presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete, il quale ha ribadito ancora una volta un concetto che tante abbiamo riportato su queste colonne: ovvero che l’attività dello stabilimento siderurgico (per il quale fu realizzato lo scalo ionico così come lo conosciamo oggi) ha inciso per tantissimi anni “nella movimentazione del porto per oltre il 75-80%” e che quest’anno con l’attività del solo altoforno 4, la produzione dell’ex Ilva sarà “al minimo storico e con essa la movimentazione delle merci”. Motivo per cui, per pareggiare i conti, a detta di Prete (che ha fornito diversi dati statistici) servirebbero “almeno 10/12 milioni di contenitori”. (Leggi qui: dati primo trimestre 2024 porto Taranto https://www.corriereditaranto.it/2024/05/03/porto-taranto-primo-trimestre-in-rosso/).

In risposta alle domande dei consiglieri comunali, Prete ha poi asserito che le concessioni sono sempre “revocabili, a prescindere dalla soddisfazione del cliente” e che “vengono rilasciate tramite iter specifici” a cui seguono “le istruttorie, i controlli dai vari soggetti istituzionali come la Corte dei Conti”. Motivo per cui la tempistica non è spesso “celere”. Anche Prete, come Melucci, è d’accordo che l’area SIN, dal punto di vista burocratico, “sia complicata perché rallenta notevolmente le procedure”, le stesse che potrebbero trasformarsi anche in “opportunità, come le agevolazioni per gli operatori davvero interessati a investire a Taranto”. Alla domanda sui vettori, il presidente ha fatto, ad esempio, riferimento alla compagnia Grimaldi che in passato “ha tenuto aperto un collegamento a Taranto”, che poi è finito “per la mancanza di traffico”.
A proposito dei lavoratori ex TCT e delle imprese che lavorano nel porto, il presidente Prete ha ricordato che sui primi vige la “clausola sociale prevista dalla legge con cui venne istituita l’Agenzia del Lavoro dopo l’addio di Evergreen”. Invece per le seconde, ha ricordato come grazie alla collaborazione all’interno del CIS Taranto, era stata elaborata “una clausola a cui si sarebbe aggiunta una premialità, che non è stata mai attivata”. Inevitabilmente è stato poi affrontato il tema legato all’intervento più atteso: i dragaggi (di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale e per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto) previsti per poter far attraccare le navi con pescaggio di 16,50 metri, partiti nel 2014. Prete ha ricordato che dopo l’addio del gruppo Astaldi il nuovo appaltatore Fincosit “dovrebbe a breve presentare un progetto di adeguamento per la vasca di colmata”. (Leggi qui: https://www.corriereditaranto.it/2023/11/22/porto-la-fincosit-fara-dragaggi/).
Il presidente ha infine informato i presenti che il porto di Taranto possiede tutti i requisiti per candidarsi all’avviso pubblico del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica “per realizzare la produzione di energia eolica in mare attraverso infrastrutture idonee” e che attende il nuovo Piano di Sviluppo del concessionario Yilport “che sicuramente prevederà con meno traffici ma sarà improntato ad una visione più green ed ecosostenibile”. (Leggi qui: https://www.corriereditaranto.it/2024/04/22/eolico-offshore-il-porto-di-taranto-ce/).

Anche il ceo della San Cataldo Container Terminal Alessandro Becce ha presenziato al consiglio monotematico: durante il suo intervento ha sostenuto che il terminal container del porto di Taranto è strategico non solo per la città ionica ma per il sistema Italia: “Il gruppo – ha detto – continua a mantenere gli impegni nella concessione. Poi, è chiaro che il mercato è in continuo cambiamento e che gli avvenimenti mondiali hanno condizionato, e continueranno a farlo, il futuro di Taranto. E i progetti, certamente, erano ben diversi quando la concessione è stata richiesta”. Il ceo ha riferito che nonostante i tempi siano lunghi, le operazioni di dragaggio sono diventate essenziali nel mercato delle navi in continua evoluzione: “Si sta lavorando all’operazione di dragaggio, obiettivo a cui siamo molto vicini e che, grazie anche alla collaborazione dell’Autorità Portuale, potremmo dirsi raggiunto, auspichiamo, entro l’anno prossimo” ha concluso Becce.
Durante la fase di dibattito, molto acceso, sono intervenuti anche i rappresentanti delle sigle sindacali (Cisl, Cgil, Uil Trasporti), i rappresentanti della Guardia di Finanza, Confindustria Taranto, Confcommercio, Casartigiani, Taranto Cruise Port srl, Raccomar, Ionian Shipping, l’associazione Spedizionieri Pugliesi, Italcave e altri operatori del porto. Di contro, non sono mancati i botta e risposta politici tra i vari consiglieri di maggioranza e opposizione, nonostante fossero tutti d’accordo nel sostenere e indicare, per quanto nei limiti possibili concessi alle istituzioni politiche, delle soluzioni alla crisi portuale.