E’ ripartito ieri l’altoforno 4 dell’ex Ilva di Taranto, dopo che sono stati effettuati i lavori di manutenzione al nastro trasportatore che serve materie prime, che aveva subito un guasto tecnico causando la fermata dell’ultimo altoforno rimasto in funzione presso il siderurgico tarantino. Lo stop, anche a seguito dell’intervento delle ditte dell’indotto preposte per questo tipo di eventi, è durato non più di 24-36 ore come preannunciato due giorni fa. Altoforno 4 che tra l’altro non viaggia a pieno regime ma ad intermittenza da diversi mesi, visto che anch’esso ha bisogno di una serie di interventi di manutenzione: ad oggi produce 4-4500 tonnellate di ghisa, a fronte di una potenzialità massima di 16500 tonnellate giornaliere.
Prosegue intanto il confronto tra il ministero delle Imprese e del Made in Italy con la Commissione europea per ottenere il via libera al prestito ponte da 320 milioni di euro, sulla base di un piano industriale e finanziario che dovrà dimostrare che sia rimborsabile come prevedono le regole europee nei tempi congrui del rilancio industriale del siderurgico. Risorse che si andranno ad aggiungere a quelle già stanziate di 300 milioni di euro per consentire la manutenzione e rilancio degli impianti produttivi dell’ex Ilva nelle intenzioni dei commissari straordinari e del Ministro Urso. Che oggi hanno incontrato a Roma nella sede del ministero i principali stakeholder della società, oltre 20 aziende e associazioni nazionali e internazionali. L’obiettivo della riunione era quello di censire il fabbisogno di acciaio del mercato nazionale al fine di allineare la ripresa produttiva dell’ex Ilva con le reali necessità industriali del Paese.
Una riunione che rientra nell’ambito del piano di rilancio del gruppo siderurgico e che rappresenta un passaggio cruciale per la pianificazione delle attività che stanno mettendo in campo il Governo e i Commissari straordinari, “così da preparare un quadro esaustivo anche per i nuovi investitori che, già a partire dalla prossima settimana, cominceranno a visitare gli impianti” ha dichiarato il ministro Urso. “Lo sforzo che sta facendo il governo italiano è quello di far tornare Taranto l’acciaieria più rilevante in Europa, capace di soddisfare innanzi tutto le necessità relative ai consumi interni. Un progetto di acciaio a chilometro zero per il Sistema Paese” ha proseguito Urso. “Quando abbiamo commissariato la società, abbiamo ereditato una situazione che vedeva gli impianti quasi compromessi, ma siamo stati in grado di intervenire in tempo, con rapidità e decisione. Oggi, attraverso il piano industriale che abbiamo messo in campo con i commissari, puntiamo ad efficientare notevolmente i processi, abbattere i costi e consegnare il nostro acciaio con tempi estremamente ridotti. Da Taranto passa la politica industriale del nostro Paese” ha aggiunto il ministro.
Nel corso dell’incontro il commissario straordinario Giancarlo Quaranta ha illustrato il piano di ripartenza di Acciaierie d’Italia in AS, evidenziando le peculiarità degli stabilimenti del gruppo capaci, se e quando saranno portati a pieno regime, di sopperire con efficacia la domanda di acciaio. Sono stati inoltre sottolineati i punti di forza del porto di Taranto, con una posizione considerata strategica e che, anche alla luce del quadro geopolitico attuale, risulta essere l’infrastruttura marittima con le rotte più sicure e veloci in Europa. Agli stakeholder della società è stato illustrato inoltre come, con l’avvio della gestione commissariale, sia stato garantito il rilancio dell’attività produttiva degli stabilimenti attraverso la riattivazione dell’approvvigionamento delle materie prime e il rilancio degli interventi di manutenzione straordinaria, come il rifacimento dei due altoforni e la riattivazione degli impianti downstream. Attività fondamentali per l’implementazione delle azioni previste dal piano industriale, che mira alla produzione di 6 milioni di tonnellate per anno dal 2025.
Se tutto questo sarà poi realmente realizzabile lo scopriremo presto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)