Lo avevamo scritto in tempi non sospetti che la seconda fase del processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale dell’ex Ilva, avrebbe potuto avere un percorso diverso rispetto al dibattimento di primo grado. A dimostrarlo quanto avvenuto oggi nella seconda udienza svoltasi presso l’aula bunker della vecchia sede della Corte d’Appello, al quartiere Paolo VI, dove il presidente della Corte d’Assise d’Appello Antonio Del Colo (affiancato dal giudice Ugo Bassi e dalla giuria popolare) con un’ordinanza ha stabilito la sospensione delll’esecutività del pagamento, in capo agli imputati che ne hanno fatto richiesta, delle provvisionali (sostanzialmente degli anticipi in attesa che arrivi l’eventuale sentenza definitiva di condanna) concesse in primo grado alle quasi millecinquecento parti civili costituitesi nello storico processo, pari a cinque mila euro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/19/ambiente-svenduto-udienze-sino-a-luglio/)

Nel suo provvedimento che leggeremo più approfonditamente nei prossimi giorni, il presidente Del Coco ha infatti evidenziato numerose criticità contenute nella sentenza di primo grado emessa il 31 maggio 2021 nella parte relativa alla quantificazione delle provvisionali. Il giudice ha infatti spiegato che proprio in virtù del fatto che si tratta di ben 1500 parti civili, per gli imputati è economicamente gravoso pagare un così elevato numero di soggetti, ma soprattutto se gli imputati venissero assolti sarebbe di fatto quasi impossibile riuscire a ottenere la restituzione di quei soldi. Inoltre, il fatto che a tutti gli imputati siano state imposte queste provvisionali è stato sin da subito un aspetto che fece storcere il naso alle difese, come se tutti fossero colpevoli allo stesso livello e per gli stessi reati (tesi tra le righe confermata anche oggi in udienza): molto banalmente chi è imputato del reato di inquinamento non può certo essere equiparato a chi risponde di reati minori. Certamente la decisione del giudice Del Coco è un colpo messo a segno dalle difese nei confronti della pubblica accusa, ma soprattutto accende un faro sulle tante zone d’ombra emerse durante il dibattimento del primo grado e su cui abbiamo scritto a lungo.

Inoltre, quanto stabilito oggi pone un grande punto interrogativo sull’iniziativa portata avanti dal Codacons, che ‘stranamente’ proprio ieri ha svolto a Taranto un’iniziativa nella quale ha consegnato l’assegno di 5mila euro a 31 famiglie del quartiere Tamburi (e non 155 famiglie come avevamo erroneamente riportato in un primo momento), ovvero la provvisionale del risarcimento del danno causato dalle emissioni dell’ex Ilva durante la gestione Riva ora al centro del processo d’appello Ambiente Svenduto. Perché se la data scelta per l’iniziativa può anche essere una ‘mera coincidenza’ (preferiamo infatti glissare sull’aver invitato a tale evento il noto cantante Fedez, ennesima dimostrazione di come per tanti la questione Taranto sia spesso cavalcata per un personale ritorno d’immagine), le 31 famiglie in questione adesso potrebbero rischiare di dover restituire quanto ricevuto. Anche se il fatto di aver ottenuto tale ingente somma (in molti tra legali, imputati e parti civili ancora oggi si chiedevano da chi provenissero i soldi) pari a 155mila euro (e non 750mila euro come avevamo riportato avendo sbagliato nel recepire il numero delle famiglie interessate) negli scorsi mesi, quasi certamente potrebbe anche essere frutto del fatto che chi ha versato la provvisionale non rientra tra chi ha fatto appello alla decisione dei giudici di primo grado, cosa che quindi escluderebbe il doverle restituire. La domanda però è: quali imputati non hanno fatto appello contro la decisione dei giudici di primo grado (visto che in molti non ricordano che vi siano stati imputanti che non si siano opposti)? Sicuramente una vicenda sulla quale bisognerà approfondire.

Ma l’udienza odierna ha visto andare in scena anche un’altra questione che avevamo posto all’attenzione dei lettori nelle scorse settimane. I legali di diversi imputati hanno infatti ripresentato l’istanza con cui richiedono l’annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza della Corte di Lecce -Taranto ex art. 11 (Codice di Procedura Penale) in favore della corte di Potenza per legittima suspicione a causa del coinvolgimento di almeno tre magistrati del Tribunale di Taranto e di altri magistrati danneggiati dal presunto reato in quanto residenti o proprietari di immobili interessati dalle emissioni di Ilva (anche se per ben quattro volte infatti, il collegio difensivo ha provato a spostare il processo da Taranto senza però mai riuscirvi). I legali della famiglia Riva e di altri imputati, puntano infatti sulla presunta “incompatibilità ambientale”, sostenendo che il processo non possa essere celebrato davanti ai magistrati tarantini perché non avrebbero la serenità necessaria a giudicare in quanto anch’essi sarebbero persone offese e danneggiate del reato di inquinamento, cosa che dimostrerebbe come non vi sia risentimento solo da parte della popolazione. Pertanto, hanno sostenuto oggi in udienza, è estremamente paradossale che il processo si svolga a Taranto. La tesi è che se lo stabilimento siderurgico sporca tutte le case a Taranto, che perdono di valore, danneggia anche quelle dei magistrati, potenziali parti lese in relazione al danno ambientale e sanitario. E’ stata dunque avanzata l’eccezione di incompetenza funzionale, chiedendo di celebrare il processo a Potenza, competente a decidere per i magistrati del distretto della Corte d’Appello di Lecce, fra cui quelli in attività a Taranto. Mentre uno dei legali della difesa, l’avvocato Luca Perrone, ha incentrato parte del suo intervento sulle denunce presentate in fase di indagine da due ex giudici di pace che hanno poi ritirato le costituzioni di parte civile (come spiegammo nell’articolo linkato in fondo alla pagina).

Altre questioni che dovrà affrontare la Corte saranno le contestazioni di diversi legali della difesa sull’utilizzo dell’incidente probatorio nei confronti di imputati che non sono stati parti del detto procedimento, o che vi hanno parzialmente partecipato e l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni in cui si trattavano le strategie difensive delle numerose posizioni in questione. Senza poi dimenticare la possibilità che per diversi reati sia intervenuta la prescrizione che potrebbe essere rilevata d’ufficio dal Collegio alla prima udienza. E’ il caso in particolare del reato di concussione e quello di disastro doloso (che per entrambi scatta dopo 12 anni).

Il processo è stato quindi aggiornato a venerdì prossimo, 24 maggio, per discutere delle altre eccezioni di nullità del decreto che dispone il giudizio presentate dal collegio difensivo degli imputati, come stabilito dal calendario delle udienze sino alla pausa di luglio (successivamente a quella della prossima settimana, le altre udienze si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 giugno e il 12 luglio). Un percorso che si concluderà con un provvedimento della Corte che deciderà in merito a tutte le questioni sollevate.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/19/riecco-ambiente-svenduto-cosa-accadra/)

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