La San Cataldo Continaeri Terminal, società controllata dal colosso turco Yilport che ha in concessione dal 2019 il Molo Polisettoriale, ha presentato all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio nell’ambito di una riunione del comitato di ascolto un’anticipazione di uno studio che depositerà nei prossimi giorni, sulle prospettive e le opportunità del terminal di Taranto. Studio che poi sarà analizzato e discusso nel prossimo comitato dall’Autorità nella ciclica verifica della concessione, che comunque è un aggiornamento rispetto al piano operativo e alla possibilità di chiedere in prospettiva un cambio del piano industriale della società rispetto alle loro attività sul Molo Polisettoriale.
Il presidente dell’Authority Sergio Prete, durante il suo intervento nel Consiglio comunale monotematico della scorsa settimane sulla situazione del porto ionico, ha già dichiarato che pur essendoci i presupposti per la decadenza della concessione per il mancato rispetto del piano operativo, c’è un interesse pubblico da difendere e tutelare che esclude tale possibilità: ovvero il fatto che al momento non esistono imprese nazionali e internazionali interessate a prendere il posto di Yilport. In prospettiva futura però, c’è la concreta possibilità che venga ridotta l’area in concessione alla multinazionale turca, qualora il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica scegliesse i porti di Taranto e Brindisi come aree idonee in merito all’avviso pubblico del ministero per ospitare il cantiere di costruzione di impianti di eolico offshore. Visto che l’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori e lo yard ex Belleli. Si tratta di un’area di quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra. Per quanto concerne la banchina occorrerà vedere se sarà utilizzata solo per il varo delle strutture e se, quando non c’è il varo, si potranno svolgere o meno altre funzioni. Senza dimenticare che qualunque banchina e piazzale andrà adeguate alle portate previste. Il polisettoriale resta sicuramente la parte più utilizzabile. Mentre lo yard ex Belleli ha comunque una sua specificità, visto che su quell’area per anni veniva realizzato l’assemblaggio dell’eolico offshore (piattaforme offshore), in attesa che sulla stessa area vengano realizzati i lavori di bonifica già approvati e previsti dalla Sogesid (autorizzati anche a seguito del progetto del gruppo Ferretti che si è però nel frattempo ritirato).
L’avviso non è da confondere invece, con l’intesa che Renantis e BlueFloat Energy hanno sottoscritto nei mesi scorsi con Yilport, la società terminalista che gestisce in concessione il terminal container di Taranto. L’accordo sottoscritto con Yilport prevede che le aree del terminal container di Taranto siano usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia. Attività, quest’ultima, che si pensava potesse essere realizzata utilizzando la materia prima, l’acciaio, fornita da Acciaierie d’Italia, ex Ilva, la quale in cambio riceverebbe energia rinnovabile per le esigenze del ciclo produttivo. In realtà però il siderurgico non produce le lamiere con le caratteristiche tecniche utilizzare nell’offshore. Almeno per il momento. Anche perché non è chiaro se questo progetto andrà avanti o meno.
Certamente l’attività in questione potrà non comportare chissà quale risalita del traffico merci del porto di Taranto dal punto di vista statistico, visto che non inciderà sulla movimentazione come ha confermato lo stesso Prete, ma potrà avere una ricaduta importante sull’economia locale e sull’occupazione visto che per ogni impianto che andrà assemblato ci vorranno dai 1500 ai 4000 addetti. Senza dimenticare i tanti progetti che insistono sull’area ZES, tra cui l’utilizzo della Piastra Logistica e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/18/il-2024-lanno-nero-del-porto-di-taranto/)
Ecco qua Christian guardi.. doppieremo capo horn rotta Tahiti prendiamo le piantine dell’albero del pane e continuiamo la rotta per lo stretto di Endever, doppiano il capo di buona speranza fino in Giamaica e torniamo in Inghilterra.. circumnavigheremo il globo!!