La crisi della Cittadella della Carità di Taranto e la soluzione di una vertenza che da un paio di anni almeno riguarda oltre 150 lavoratori, è stata oggetto delle audizioni svoltesi quest’oggi, su richiesta di alcuni consiglieri regionali del tarantino (presenti quest’oggi Renato Perrini, Massimiliano Di Cuia, Massimiliano Stellato, Vincenzo Di Gregorio), nella seduta congiunta della VI e della III commissione regionale.
La lunga crisi della struttura sanitaria che svolge un ruolo di prima importanza per la provincia ionica mettendo a disposizione del territorio 80 posti di Rsa e 54 posti letto in una Casa di cura oltre ad un poliambulatorio, e che dà lavoro a 150 persone è giunta infatti ad un punto di svolta e la strada tracciata, come ribadito anche oggi alla presenza dei rappresentanti sindacali di Fp Cgil, Cisl, Fials e Ugl, della task force regionale per l’occupazione da tempo impegnata nella risoluzione della vertenza, del dipartimento e dei rappresentanti della Fondazione è soltanto una: il fitto del ramo d’azienda, con mantenimento dei livelli occupazionali, alla società Soave Sanità, controllata dalla Neuromed, e della voltura degli accreditamenti. Un passaggio a cui si sta lavorando da mesi ma non affatto facile, come chiarito quest’oggi in audizione da Mauro Nicastro, dirigente della Sezione Strategia e Governo dell’offerta del Dipartimento Salute della Regione Puglia.
Superata almeno in parte la fase critica della sospensione dell’accreditamento sanitario della struttura (scattata in virtù del mancato rispetto delle norme delle norme prevista dal decreto 81/2008 in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro) su intervento dei Vigili del fuoco che avevano registrato alcune violazioni e hanno chiesto la mitigazione del rischio incendi, deve però essere formalmente superata quella della possibile revoca dell’accreditamento, che farebbe seguito – ha spiegato il dirigente – al mancato adeguamento ad altre prescrizioni indicate dai vigili del fuoco, dallo Spesal e dal dipartimento di prevenzione. Il presidente del cda della Fondazione della Cittadella, l’avv. Salvatore Sibilla ha però assicurato che gli adeguamenti necessari sono stati fatti nei tempi specificati e che sta ora al Dipartimento attivarsi per gli opportuni riscontri. Il problema reale però, è un altro. Perché qualora venisse superata la problematica relativa alla sospensione degli accreditamenti, il vero impedimento affinché si possa concretizzare il fitto del ramo d’azienda è il paletto posto dall’art. 9 della legge regionale n. 9 del 2017. Che prevede la possibile decadenza dell’autorizzazione dell’accreditamento sanitario della struttura in capo al cedente, in caso di violazione degli obblighi retributivi e contributivi, circostanza che per la Regione si sarebbe realizzata presso la Fondazione Cittadella nell’ultimo periodo, attraverso il congelamento degli stipendi di aprile e altre mancate o ridotte retribuzioni. Congelamento derivato dal fatto che lo scorso 7 maggio il Cda della Cittadella ha presentato la proposta concordataria impegnandosi a trasmettere il piano strategico di sviluppo (oltre ad una proposta di ristrutturazione del debito ai creditori).
Il dirigente Nicastro ha evidenziato che, sebbene sia stato riferito della cessione del ramo d’azienda, al Dipartimento ancora non risulta alcuna atto civilistico che possa essere il presupposto della voltura dell’accreditamento ed è in attesa di riceverlo. In realtà i tempi non dovrebbero essere così lunghi, visto che entro 15 giorni (che tra l’altro scadono proprio oggi) dalla presentazione della richiesta di concordato, il giudice può accettarla sbloccando così la situazione (con la nomina del commissario giudiziale), in quanto la Regione avrebbe dalla sua il provvedimento di un giudice per dare il via libera al fitto del ramo d’azienda, anche se l’intera procedura andrà valutata attentamente con l’ausilio dell’avvocatura regionale (stante il fatto che l’ammissione al concordato dovrebbe comunque bastare visto che l’omologa richiederebbe anni). La percezione diffusa ancora oggi tra i commissari è che la situazione sia molto più complicata di quanto non sembrasse inizialmente, nonostante le reiterate denunce di questi anni da parte dei lavoratori e dei sindacati, e gli sconti avvenuti all’interno del Cda della Fondazione stessa, come testimoniato dai vari verbali redatti durante le sedute dello stesso. Per questo hanno chiesto copia di atti e verbali nonché dei bilanci e stati patrimoniali della Cittadella della carità per verificare in profondità le cause della crisi economica della Fondazione.
Il rappresentante della Soave Sanità, anche oggi ha confermato la totale disponibilità a investire e procedere con l’acquisizione del ramo d’azienda e il mantenimenti di tutti gli attuali livelli occupazionali (condizione imprescindibile per la conclusione positiva della vertenza), chiedendo chiarezza e celerità, dichiarando che – in caso di impercorribilità – loro hanno in cantiere altre e diverse soluzioni. La società Neuromed ha ribadito durante l’incontro che è pronta a subentrare con un investimento iniziale pari a 2 milioni di euro, a fronte del fatto che i fornitori stante la grave situazione in cui versa la Fondazione vorranno essere ‘pagati a vista’ e che dal subentro dovranno passare almeno 45 giorni prima che la Asl di Taranto inizi a ristorare le prestazioni sanitarie svolte dalle strutture della Cittadella. E’ chiaro però che finché non viene approvato il concordato non ci potrà essere da parte della Regione alcuna voltura dell’accreditamento con l’ingresso della nuova società. La seduta si è quindi chiusa con la richiesta di un tavolo tecnico, che possa dirimere tutte le questioni del possibile subentro della Soave con voltura dell’accreditamento sanitario, a convocazione immediata.
Al termine della stessa, la FP CGIL Taranto, ha dichiarato attraverso i suoi rappresentanti presenti quest’oggi a Bari, di aver chiesto “oltre alla disponibilità politica di superare i vari ostacoli per la risoluzione della vertenza, di trovare immediatamente una soluzione concreta per rassicurare tutte le lavoratrici ed i lavoratori. Le soluzioni proposte erano due: il pagamento degli stipendi da parte della Fondazione che però si è rivelata essere una strada non percorribile per mancanza di fondi e l’ammissibilità al concordato con la volturazione subordinata al rispetto del piano concordatario che deve essere dichiarato sostenibile. Il rappresentante della società SOAVE ha espresso favore per la seconda opzione. Mentre la task force regionale ha sottolineato che senza il piano, non si può accedere a strumenti di sostegno al reddito. Aprendo però alla possibilità che l’ammissione al concordato, e non l’omologa che richiederebbe anni, possa essere sufficiente per consentire la volturazione, l’ingresso di SOAVE e il pagamento degli stipendi. Ora, attendiamo solo l’approvazione del concordato per la Fondazione Cittadella della Carità – concludono dalla FP Cgil -. Noi rimaniamo vigili e continueremo a lottare per i diritti e la sicurezza di tutti i lavoratori”.
Resta poi sullo sfondo l’iter che ha visto finire l’intero complesso edilizio sanitario appartenente alla Fondazione all’asta giudiziaria (costituito da un terreno pertinenziale, un complesso edilizio sanitario composto da un ingresso portineria, alloggio custode, locali adibiti ad uso foresteria, depositi, cabina elettrica e quattro corpi di fabbrica, per un’estensione pari a 9900 metri quadri): prezzo base pari a 22 milioni di euro, offerta minima di 16,5 milioni di euro, con le prime offerte che andavano presentate entro lo scorso 15 aprile. Un passaggio questo scontato, visto che tutto il patrimonio immobiliare della Fondazione è stato pignorato da due istituti bancari, a causa di una voragine finanziaria pari ad un debito di almeno 20 milioni di euro. Ma non è chiaro se e in che modo questo potrebbe avere ripercussioni sulla trattativa in corso. Probabilmente, a subentro del Gruppo Neuromed avvenuto, anche questa pratica sarà affrontata in un secondo momento.
Il futuro della Cittadella è dunque delineato, almeno sulla carta. L’obiettivo resta quello di evitare l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro e la perdita di una struttura d’assistenza sanitaria fondamentale per la nostra provincia.
(leggi tutti gli articoli sulla crisi della Fondazione Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)
