È iniziato il countdown per l’edizione 14 del Medimex che tra meno di un mese vedrà Taranto al centro dell’attenzione degli appassionati di musica. Organizzazione in fibrillazione con a capo il coordinatore artistico Cesare Veronico che se la cava con una battuta: “Come sempre quando ci troviamo a questo punto, la catastrofe è incombente…Ma poi riusciamo a esorcizzarla piuttosto bene”.

Come sta andando la prevendita?

“Bene, in linea con le aspettative. Abbiamo già venduto oltre 1500 abbonamenti per le due serate. Ciò, per noi, costituisce un motivo di soddisfazione e chiarisce il forte rapporto fiduciario che si è, ormai, instaurato con Taranto e la sua provincia. D’altro canto avere l’occasione di godere delle due giornate di concerti ad un prezzo inferiore a quello di un unico evento, è un’occasione da non lasciarsi sfuggire”.

Ci sono state vendite di biglietti all’estero come per le scorse edizioni?

“Si, c’è una bella mappa del mondo. Per i Pulp, ad esempio, abbiamo venduto biglietti oltre che in tutti i Paesi dell’Europa, con l’Inghilterra in testa, anche in Argentina, Australia, Canada, Stati Uniti ed Ecuador. L’unica apparizione in Italia di una band che generalmente fa poche date e le fa nei maggiori festival europei, con il tipo di qualità di esibizione dal vivo offerta, che è molto di impatto, inevitabilmente finisce con l’attrarre un pubblico internazionale”.

Il filo conduttore di questa edizione sarà l’Intelligenza Artificiale? Ci fa una rapida carrellata degli eventi principali a tema?

“Potrei citare la mostra su John Lennon al MArTA, che divagherà sul brano inedito dei Beatles “Now and Then”, edito lo scorso anno e registrato grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Parleremo nei nostri educational dell’incidenza che essa può avere nel mondo della musica, su come poterla applicarla correttamente e ciò avverrà grazie anche a tutta una serie di incontri che si terranno all’Università che spero siano partecipati come lo scorso anno. Lo stesso splendido video mapping sulle mura del Castello Aragonese sarà a tema, con l’immagine di una sirena digitale accompagnata da una selezione di musica elettronica”.

Musica elettronica contemporanea o vintage?

“Contemporanea e passata. Le differenze anagrafiche le ritengo stucchevoli. La musica o è tutta buona o è tutta cattiva. Stare a presentare la carta d’identità della musica, quella buona, è un esercizio che mi ha francamente annoiato..”

A proposito di carta d’identità della musica, al Coachella di quest’anno, la band inglese dei Blur, nata negli anni ’90, ha avuto grosse difficoltà ad entrare in sintonia con un pubblico composto, per la maggior parte, da giovanissimi. Il video del cantante Damon Albarn che urla al pubblico del festival californiano, dopo che non ha cantato il ritornello di una loro hit,  ”Non ci vedrete mai più qui, caz@@”,  è diventato virale…

“Quella è una manifestazione talmente riconoscibile, che segue le mode del momento. Non è più la direzione artistica a fare l’evento ma il pubblico e l’esigenza di questo pubblico è abbastanza chiara che viri verso uno stile di musica differente, direi più chewing gum, ossia mastica e sputa. La gente che viene al Medimex lo fa perché è interessata al gruppo che suona, è abituata a girare l’Italia e l’Europa al seguito delle band che ascolta. Non lo fa per moda o per stile di vita”.

Per il Medimex avete mai trattato la partecipazione dei Blur?

“Proprio lo scorso anno. Hanno lo stesso organizzatore con il quale abbiamo portato Nick Cave a Taranto. Purtroppo decisero per una sola data italiana e fecero il Lucca Summer Fest. Accade di sovente che band importanti scelgano di fare solo una toccata e fuga in Italia, come quest’anno, ad esempio gli Smashing Pumpkins o i Massive Attack che avevamo attenzionato.

Altri artisti, invece, decidono di non venire proprio da noi, come PJ Harvey che pure era sul nostro taccuino o i Blondie. Poi ci sono i Pulp che, invece, hanno scelto di venire, unica data in Italia, addirittura al Sud. Ma qui il discorso si fa più profondo. Il leader della band, Jarvis Cocker, proviene da Sheffield, una città non di punta dell’Inghilterra, che ha vissuto, proprio come Taranto, un lungo periodo di industrializzazione. Lui è un esponente della classe media, i suoi testi sono molto vicini al dato culturale del Medimex, raccontano di relazioni tra le persone ma anche di differenza di classi sociali. E questo a noi piace, perché scegliamo gli artisti anche in base al loro background culturale, al loro lato umano, al loro modi di porsi”.

Si potrebbe riproporre con Jarvis Cocker quella bella situazione che vide protagonista Patti Smith nel 2019 di un bellissimo incontro con il pubblico e la stampa? 

“Noi ci proviamo sempre ma spesso le nostre richieste nemmeno riescono ad arrivare direttamente agli artisti poiché sono filtrate dal management. Con Patti Smith avevamo un gancio, rappresentato dalla sua agente italiana che è stata anche ospite dei nostri talk a tema musicale. Quindi, fu facile coinvolgere la cantante americana, alla quale fu raccontata la storia recente di Taranto. Venne da noi preparata ma fu anche empatica, tanto da entrare in connessione naturale con la città e la gente. Basti pensare che, rispetto agli altri nomi che abbiamo ospitato, lei ha dormito in un semplice bed and breakfast e non in un albergo a cinque stelle. Anche l’anno scorso Tom Morello si fece un bel giro per Taranto e Ian Astbury, leader dei Cult, lasciò l’albergo di Bari dove alloggiava la band (il suo batterista ha origini baresi, ndc) per venirsene a spese sue a Taranto e fece pure una capatina ad una serata organizzata a Spazioporto”.

Patti Smith incontra fan e giornalisti nel 2019

 

 

 

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