La realizzazione del costruendo Depuratore Sava Manduria, su sollecitazione del presidente della I Commissione regionale (Programmazione, Bilancio, Finanze e Tributi) Fabiano Amati, è stata al centro della giornata di audizioni in V Commissione (Ecologia, Tutela del Territorio e delle Risorse Naturali, Difesa del suolo, Risorse Naturali, Urbanistica, Lavori Pubblici, Trasporti, Edilizia Residenziale), presieduta dal presidente Michele Mazzarano.
Stiamo parlando, lo ricordiamo di un impianto consortile composto di diverse opere e diviso in tre stralci. Una opera imponente, articolata, necessaria, secondo coloro che da anni hanno agito per la sua realizzazione. “Fondamentale per lo sviluppo sociale, ambientale ed economico di un’area purtroppo ancora priva di rete fognaria dinamica” com’è stato ricordato anche oggi in commissione. Come si ricorderà diverse sono state le battaglie politiche e legali per la sua realizzazione (presso il Tar di Bari pende ancora un ricorso sulla presunta illegittimità di alcuni atti del progetto) che ha visto negli anni scendere per strada migliaia di cittadini contrari più che all’opera in sé al luogo individuato per la sua realizzazione, che per il Comune di Sava, l’Acquedotto Pugliese e l’area politica che ha approvato l’opera, tale impianto “porterà grandi benefici perché non si limiterà a garantire un servizio essenziale come quello idrico-fognario, ma donerà alla comunità un Parco dell’Acqua unico nel suo genere”.
La notizia è che i lavori per la costruzione del nuovo depuratore di Sava-Manduria e di tutto lo schema idraulico necessario, comprese le 12 trincee drenanti collegate con il bacino artificiale di Torre Colimena e il relativo scarico a mare, sono terminati. L’entrata in esercizio dell’impianto – in grado di assorbire una portata di 5.000 mq giorno, pari all’80% degli abitati di Manduria e Sava – è previsto per le prime settimane di settembre.
Dalle verifiche svolte dall’Acquedotto Pugliese, la percentuale di rete fognaria realizzata direttamente dall’amministrazione comunale di Sava è superiore al 50% di quella complessivamente necessaria a coprire il collettamento dell’abitato. In particolare, il centro abitato di Sava ha già infrastrutture adeguate, mentre è necessario il completamento di una parte delle periferie. L’avvio del nuovo depuratore consortile, con la realizzazione dei primi allacci a Sava, secondo quanto emerso consentirà di sospendere la procedura di infrazione comunitaria sino ad annullarla, in quanto la procedura è stata determinata dalla mancanza, nell’abitato di Sava, di una rete di raccolta dinamica attiva. L’avvio del nuovo depuratore consortile e la realizzazione degli allacci privati e pubblici alla rete esistente già realizzata direttamente dal comune di Sava consentirà di superare le motivazioni che rendono ancora attivo il procedimento.
“È una buona notizia perché il nuovo depuratore porrà fine a uno stato d’inquinamento della falda e del mare, non compatibile con la bellezza e l’amenità di quei luoghi. Mi spiace solo dei tanti anni persi, inseguendo paure infondate e avallando, sia pur in buona fede, una dimensione altamente inquinante, per poi giungere a una soluzione ovvia, legale e obbligata – ha commentato il consigliere Fabiano Amati -. Tempo e soldi spesi inutilmente per tenere in piedi una speculazione di tipo politico, manipolando le paure della gente e mortificando la scienza dell’ingegneria idraulica; certo, le soluzioni originarie di recapito presso la Padula del Conte o attraverso la condotta sottomarina sarebbero state quelle più plausibili, efficaci e meno dispendiose, perché non dotate di alcuna suggestione o illusionismo. Nella mia esperienza di amministratore pubblico, l’iniziativa del depuratore di Sava-Manduria è quella che mi pesa di più, perché per mantenere l’impegno preso nel lontano 2009 abbiamo dovuto attraversare mille polemiche e controversie obiettivamente inutili. Ringrazio i tecnici della Regione e di AQP, di oggi e di ieri, che con competenza e per vent’anni hanno dovuto fronteggiare gli eccessi di dialettica politica contro ogni forma di prova scientifica e logica”.
L’impianto è dotato di una condotta di 12 chilometri, che farà convogliare le acque di fogna verso il nuovo depuratore, un impianto attualmente dimensionato per gestire 5mila metri cubi al giorno. Le acque, depurate e affinate con standard adatti al riuso in agricoltura, confluiranno infine attraverso una condotta di 4,5 chilometri in 12 trincee drenanti. L’impianto è stato in gran parte già realizzato con enormi vasche a poche decine di metri dal quartiere residenziale avetranese di Urmo Belsito, che accoglieranno i liquami grezzi delle fogne di Manduria e Sava che la stazione di pompaggio situata nel vecchio depuratore di Manduria, spingerà verso la costa. La fase di depurazione e affinamento dei reflui avverrà in un secondo momento con sistemi di biofiltrazione, naturale e meccanica, nel passaggio delle vasche di raccolta, prima di essere convogliati a circa 5 chilometri di distanza nelle trincee drenanti previste in contrada Masseria La Marina a San Pietro in Bevagna. Un altro scarico emergenziale, che entrerà in funzione quando le trincee drenanti non riusciranno ad assorbire la quantità di reflui in eccesso (per super produzione a monte o precipitazioni piovose estreme), oppure in caso di guasti al sistema, è previsto con destinazione finale nel mare di Torre Colimena. Entro il 2027, secondo il programma riconfermato poco meno di un anno fa, anche le Marine dovrebbero essere infrastrutturate, mentre entro il 2034 dovrebbe essere completata anche tutta la parte dedicata al recupero delle acque da utilizzare tanto per l’irriguo, che per la pulizia delle strade e per l’utilizzo da parte degli interventi dei Vigili del Fuoco.
Lo scarico complementare che recapiterà in un canale di bonifica afferente al bacino di Torre Colimena, che tanto ha fatto discutere, fa parte del secondo stralcio dell’opera, con scadenza fra il 2027 e il 2028, ed entrerà in funzione ancora dopo, solo in particolari condizioni. L’Aqp e la Regione Puglia, a difesa di questo intervento, hanno sempre ribadito che gli scarichi complementari sono previsti dalla normativa sul riuso irriguo. In secondo luogo il recapito nella zona del bacino di Torre Colimena sarebbe attivato solo per portate di molto superiori ai 5mila metri cubi attuali, un’ipotesi che si potrebbe verificare solo quando anche le marine di Manduria saranno allacciate alla rete idrico fognaria e l’impianto sarà adeguato per gestire 10mila metri cubi di acqua, non prima del 2036, cioè al completamento del terzo stralcio. Inoltre, sempre secondo le rassicurazioni dei due enti, le acque sarebbero recapitate lì solo nei mesi invernali, quelli in cui l’acqua non sarà utilizzata in agricoltura dalla rete che deve realizzare il Consorzio di bonifica dell’Arneo. Quarto aspetto, le acque rilasciate nella zona di Torre Colimena sarebbero di qualità per uso irriguo, quindi giudicate sicure, da aprile a settembre. Da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre verranno utilizzate le strutture idriche del Parco dell’Acqua, in località Masseria della Marina, nel Comune di Manduria oggetto del secondo stralcio, che fra il 2027 e il 2028 nascerà proprio di fianco alle trincee drenanti. Solo durante questi mesi e solo per portate eccedenti i 5mila metri cubi al giorno, e fino a un massimo di 10mila, sarà utilizzato il recapito complementare in un canale di bonifica recapitante nel Bacino di Torre Colimena (gli scarichi complementari sono previsti proprio dalla normativa sul riuso in agricoltura, il decreto ministeriale 185 del 2003). Il progetto del Parco dell’Acqua prevede di ricreare una zona umida per la comunità. In un’area di circa 6 ettari, oltre alle trincee drenanti, al bacino di accumulo destinato al riutilizzo e a quello per la fitodepurazione, ci sarà anche un bosco. Il tutto sarà attraversato da un percorso circolare, come il ciclo dell’acqua. “Abbiamo progettato questi spazi come parte di un percorso escursionistico o cicloturistico che potrebbe comprendere visite a siti naturali limitrofi come la stessa Serra della marina adiacente, il bosco Cuturi, il bosco Rosamarina e i fiumi Borraco e Chidro” fanno sempre sapere dall’Acquedotto Pugliese.
Questo progetto ha ottenuto la determina positiva di PAUR nel maggio dello scorso anno, il Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale, anche perché in linea con quanto previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n.1150 del 2017 con la quale è stata disposta la modifica del Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, dopo aver ricevuto diverse prescrizioni da parte di Arpa Puglia. Il testo, infatti, ha disposto che il recapito finale dell’impianto di depurazione di Sava-Manduria avvenisse attraverso il suolo con trincee disperdenti, in solco naturale, più riuso. Il costo complessivo della costruzione del depuratore, comprensivo di trincee drenanti e tubature è stato di 17,5 milioni di euro. L’importo contrattuale dell’appalto è di circa 12,7 milioni.
La speranza è che tutto possa avvenire non solo nel rispetto delle leggi ma anche dell’ambiente, garantendo così da un lato un servizio ai cittadini non più rinviabile e nello stesso tempo impedendo che un impianto di questa portata offuschi anche solo in parte la bellezza del nostro territorio, come il bacino di Torre Colimena nel qualesi nutrono pesci, tartarughe, fenicotteri. Un’ecosistema che potrebbe subire danni importanti qualora si dovesse essere costretti a far confluire nel bacino di Torre Colimena e, di conseguenza, nel mare le acque reflue prodotte dal depuratore.
(leggi tutti gli articoli sul Depuratore Sava Manduria https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

Solito resoconto puntuale e rigoroso: complimenti al giornalista e soprattutto a quanti hanno concorso alla realizzazione dell’op