Negli ultimi mesi in città si è sollevata una forte polemica sul verde pubblico urbano; tema molto caro a Taranto non solo per ragioni squisitamente estetiche ma, soprattutto, per via della funzione positiva che ha la vegetazione in rapporto alla riduzione dell’inquinamento. Tutt’altro che una chimera: ci sono evidenze scientifiche comprovanti l’assorbimento di carbonio ad opera delle folte chiome che adornano il grigiore delle lingue bituminose invasate dal frenetico e strombazzante traffico automobilistico che, nel caso di specie, dissenna l’imbuto racchiuso fra Viale Magna Grecia e il Ponte Girevole, emettendo sostanze altamente nocive da sommare a quelle donate quotidianamente dalla massiccia presenza industriale. Il combinato di tre eventi (e mezzo) avvenuti in questa primavera, ha ingenerato una sensazione di diffuso “fastidio” nell’animo degli abitanti, e questa non è del tutto una cattiva notizia poiché denota un sottile e ritrovato attaccamento alla cosa pubblica.
Innanzitutto, il mutamento morfologico del tratto iniziale di Via Di Palma, dovuto al taglio di alcuni lecci per via delle “pessime condizioni vegetative e biomeccaniche” edotte “da parte dei tecnici, in quanto gravemente affetti da funghi xilovori” (come si legge in questo articolo di Giulia Lupoli), ha del tutto modificato la visione prospettica dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, cui erano abituate intere generazioni di tarantini che hanno subito una sorta di “pugno nello stomaco”. Dopodiché, il rifacimento della parte di Via Dante adiacente alla Concattedrale, con la posa della pista ciclabile a centro strada (che non è passata inosservata agli occhi dei commercianti, come riportato nell’articolo di Angelo Diofano), nonché l’ampliamento dei marciapiedi traslati in una vera e propria “dimensione Manhattan” (tanto che verso il sottopasso si potrebbe prendere in considerazione l’eventuale costituzione di una bocciofila), si candida a diventare una delle più impopolari opere pubbliche mai realizzate nella storia di Taranto. Non sembra soltanto peggiorata la viabilità automobilistica nelle ore di punta fra rondò giganteschi, fermate degli autobus in prossimità di essi, pista ciclabile gincana, marciapiedi extra-large e spartitraffico che rimandano ai basamenti del Colosso di Rodi. Il vero problema è stato, in questo caso, il brutale taglio di tutti gli alberi che abbellivano lo spartitraffico di Via Dante (che pur sembrava uscito da un bombardamento, sic!) sino all’incrocio con Via Cagliari.
Non c’è pista ciclabile o malattia delle piante che tenga: abbattere alberi nel 2024 richiama un senso di sdegno collettivo, in luogo della cementificazione di un’utile (seppur opinabile) infrastruttura destinata alla mobilità dolce – ancorché nelle more di un servizio di bike sharing. I nuovi alberelli sono stati piantati ai lati della carreggiata ma, intanto, l’eradicazione di quelli “storici” si presta a produrre meno ossigeno, non aiutare la stabilità del terreno, non contribuire ad abbassare la temperatura del suolo (con riferimento alle torride estati locali), minare la presenza di specie ornitologiche, ridurre l’isolamento acustico per le abitazioni dei residenti, violentare la memoria storica e, infine, rendere il paesaggio un po’ più brutto. Verso fine maggio, poi, è precipitato un albero sullo spartitraffico di Via Caduti di Nassiriya, in prossimità dell’istituto scolastico Pacinotti-Fermi. Il “colpevole” è un Pino d’Aleppo, specie notoriamente inadeguata al suolo urbano (ma di cui Taranto è ricolma) e che, nella notte, ha ben deciso di accasciarsi su una vettura ivi regolarmente parcheggiata, in un’area che – al mattino – è molto frequentata dai giovani studenti che attendono il suono della campana d’ingresso o che si intrattengono a chiacchierare dopo le lezioni: ennesimo disastro sfiorato. Oltre a questi tre “fatti” ce n’è un “mezzo”, cioè il piazzale del Nuovo Parco delle Arti e della Musica (ex Baraccamenti Cattolica), non unanimemente apprezzato dalla cittadinanza sin dal giorno della sua inaugurazione, in quanto rivelante pochi arbusti in luogo di un cospicuo lastricato inframezzato da un timido verde.
In tutto ciò, è interessante rilevare come da anni sia sulla bocca delle istituzioni e dei giornali la convinzione di una Taranto che, in fatto di verde, non ha rivali. In effetti, non è proprio il caso di sbattere il mostro in prima pagina. Leggendo la I Edizione del “Monitoraggio sulla gestione della vegetazione urbana nei Comuni della Puglia – Città più verdi di Puglia” pubblicato da Legambiente Puglia nel 2022, si scopre che Taranto primeggia rispetto agli altri capoluoghi di provincia pugliesi, in quanto alla relazione fra numero di abitanti e verde pubblico. Taranto risulta, in soldoni, la città più verde della Puglia, ma la vera sorpresa giunge leggendo il rapporto “Ecosistema urbano” 2023 di Legambiente e Ambiente Italia, nella sezione dedicata alla correlazione fra numero di abitanti e numero di alberi. Il capoluogo ionico risulta il 18° Comune in classifica su 105 totali, sovrastando moltissime insospettabili città settentrionali che non si faticherebbe ad immaginare più “boscose”. E pensare che, ciononostante, a Taranto per fare una “passeggiata al parco”, ci si deve recare nella periferica Pineta Cimino o arrendersi al “cuore meno” che soggiunge trotterellando nell’eterno degrado della Villa Peripato. Ci sono, poi, delle piccole aree un po’ verdi (come Piazza Medaglie D’Oro, Piazza Bino Gargano e i Giardini Pio XII); molte delle quali risistemate dall’amministrazione comunale in carica che, lancia a suo favore, in questo periodo sta letteralmente mettendo a nuovo intere zone della città fra fognature, illuminazione, marciapiedi, strade, ecc.
La riflessione è duplice: da un lato è corretto assumere i dati come costruttivi, mettendo in discussione la propria eventuale pessima percezione del verde urbano dinnanzi a un’evidenza statistica che, a suo modo, premia Taranto. Dall’altro lato, è da segnalare la “fortuna” di Taranto nell’essere un comune enormemente spalmato, frastagliato e periferico, sul cui territorio la natura cresce rigogliosa tra Solito, Lido Azzurro, Paolo VI e le Tre Terre (Talsano, Lama, San Vito), nonché affetto da un galoppante calo demografico dovuto, oltre che al minor numero di nascite, anche all’emigrazione: due fattori che “favoriscono” di molto il rapporto abitanti-alberi. Mai verità fu più nel mezzo. Resta la curiosità di leggere le prossime classifiche sul verde pubblico, a maggior ragione dopo l’installazione della “Green Belt” e, al contempo, la necessità di impiegare ulteriori risorse per la sua manutenzione, preferendo nuove piantumazioni di specie arboree più adeguate alle varie tipologie di ambiente urbano e suburbano. Taranto, con il suo “bollino” di città super inquinata a livello europeo, potrebbe diventare un vero e proprio laboratorio per proseguire gli studi già condotti da diverse università in tutto il mondo, al fine di comprendere quali piante possano concorrere a un miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie del territorio.



A Taranto da quando c’è Melucci tutto sembra più brutto ,trasandato e vergognoso ,qualche mese fa una delle tante trasandatissime vie di Taranto “qualcuno “ decise di fare estirpare la fitta vegetazione uscita spontaneamente dai marciapiedi (come si nota in tantissime strade “ripeto “) la cosa che mi lasciò perplesso fu la dicitura sui cartelli di avviso lavori :c’era scritto “ pulizia del verde pubblico “ : ma scherziamo ? Pulizia dello schifo pubblico piuttosto ,c’era di tutto escrementi ,urina ,mozziconi ,carte ,bottiglie di tutto e di più ,soprattutto perché la notte non si pulisce più e quando una delle tantissime macchine lascia il proprio parcheggio ,proprio come quando si nasconde la polvere sotto il tappeto .. lo schifo esce a galla ed è impressionante oltre che imbarazzante ,ma tra dodicimila euro del sindaco e otto/novemila dei vari assessori la città se così la si può definire è un cesso a cielo aperto e gli alberi stanno morendo ,il verde pubblico non è curato ;ad esempio viale magna Grecia era molto più bella prima adesso è fatiscente,via Dante è meglio così prima era imbarazzante ,Cimino è sempre stato un posto ridicolo e tenuto male ,tempo fa Turco esaltava i giardini dellA Marina e a Taranto ha lasciato in eredità un pugno di mosche .. speriamo non ce lo troviamo candidato sindaco e i polli tarantini votanti lo scelgono , siete mai stati in via tirrenia per dare un esempio alberi trascurati e mer. di cane ovunque ed una puzza di piscio terribile ,ma potremmo fare un elenco infinito .. vicino il cimitero gli alberi seccati ,via cripta del redentore altro scempio .. nessuno mette l’acqua nessuno cura il verde e Taranto due il quartiere delle sterpaglie ,veramente una tristezza infinita ..
Bisogna dire che in via Dante sui marciapiedi appena ripristinati sono stati piantati nuovi alberi per tutto il percorso. Anche in via Abruzzo su ambo lati nel tratto Viale Virgilio-Corso Italia sono stati piantati nuovi alberi che sono già rigogliosi . Sui pini abbattuti in via Dante credo che abbia prevalso il pericolo di caduta, evento già recentemente successo all’angolo di via Cagliari.
Dire che quei pini su via Dante erano un belvedere mi sembra eccessivo. Furono piantati a caso e cresciuti male con l’intento che a curarli sarebbero stati i commercianti della zona, ma senza esito I pini in città non devono neanche essere piantati visto i danni che provocano a strade e marciapiedi poi impraticabili. La piantumazione di alberi ai lati di Via Dante va curata e vanno ripulite le aiuole. Come pure andranno curate le piante destinate ai vasi che sono stati posati sui marciapiedi, altrimenti meglio eliminarli subito. Invece, come anche segnalato all’assessorato ai lavori pubblici,la messa in opera dei mattoni effettuata è veramente un disastro. I mattoni malmessi con fessure e dislivelli con possibilità di inciampo rappresentano un rischio ma anche la necessità di interventi di manutenzione a breve che il comune dovrà pagare. Mi chiedo se i controlli di fine lavori sono stati effettuati e come mai sono stati rifatti i marciapiedi per tutta la Via Dante mentre un tratto di circa 15 metri è stato saltato da angolo via Catania. Misteri della fede.