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Alle radici del “Terrapiattismo”

Quando, era il 19 aprile 1995, Mc Arthur Wheeler fu arrestato in casa sua non riusciva a capacitarsi di come fosse stato scoperto dagli inquirenti per le due rapine compiute nella natia Pittsburg il giorno prima. Agli agenti, questo omone quarantacinquenne che pesava oltre 120 kg, raccontò infatti di aver compiuto le rapine a volto scoperto poiché aveva precedentemente cosparso il suo viso con succo di limone, credendo di diventare in tal modo invisibile: in realtà si era trattato di una burla di alcuni suoi amici che giorni prima lo avevano convinto degli strani poteri dell’agrume.

Questo curioso fatto di cronaca è dettagliatamente descritto nel libro intitolato “L’epoca delle idee cadute dal pero”, edito in queste settimane da Mimesis. Ne sono autori il noto divulgatore scientifico e genetista emerito Edoardo Boncinelli e l’economista, docente a Napoli, Antonello Calvaruso. Nel libro scopriamo, non senza ironia da parte degli autori, che il cervello umano tende alla semplificazione e induce gli uomini a comportamenti irrazionali o a credenze puerili molto più spesso di quanto si creda. Pensare costa fatica e, specie in questi anni di accesso immediato alle notizie, capita di affidarsi a vere e proprie scorciatoie mentali che invero si rivelano palesi errori di ragionamento: come già aveva intuito Shakespeare (“E’ lo stupido che crede di essere saggio”) e dopo di lui Darwin, l’episodio dell’ingenuo Wheeler è la prova di quello che in psicologia viene definito “effetto Dunning-Kruger”, dal nome dello psichiatra e del suo assistente che studiarono proprio le radici neurologiche di un comportamento così assurdo derivante dalla tendenza a sovrastimare il proprio livello di abilità, tanto da ignorare la propria inadeguatezza e, al contempo, dal tendere ad una generale disistima delle qualità altrui.

Per questa scoperta, confermata di recente anche in merito ai comportamenti degli investitori in Borsa e per la quale i due scienziati ricevettero il Nobel nel 2000, l’eco mediatica è stata rimarchevole ma comunque minore di quella del caso editoriale su cui Boncinelli e Calvaruso indugiano nel testo. Nel 1969, infatti lo psicologo canadese Peter aveva già pubblicato (in collaborazione con un commediografo!) un articolo destinato ad una ripubblicazione più che quarantennale, nel quale gli autori teorizzavano il Principio di incompetenza (detto anche “Legge di Peter”) secondo cui in tutte le gerarchie sociali e professionali si tende a salire di livello sino a quando si giunge ad occupare un posto per il quale non si è adeguati e nel quale si rimane incagliati: paradossalmente ai vertici si trovano, in sostanza, persone capaci ottimamente di svolgere compiti per il gradino inferiore e incapaci di espletare il servizio al quale vengono promossi.

Nel nostro tempo fatto di veloci fruizioni spesso distratte, gli intellettuali non sono più “legislatori”, ovvero guide esperte e autorevoli, ma – come aveva intuito Bauman – sono passati al ruolo di osservatori/interpreti al pari di un qualsiasi destinatario di contenuti veicolati dai media sia classici sia digitali. In tal senso, avvertono i due autori del libro, non dobbiamo sorprenderci se ad esempio il 2% della popolazione mondiale crede che la Terra abbia forma piatta (in Italia sarebbero oltre un milione, pari alla popolazione di Siviglia o Belgrado), perché le neuroscienze hanno confermato l’esistenza nel nostro cervello delle scorciatoie di ragionamento di cui parlava lo straordinario giornalista Lippmann nel suo seminale libro “L’opinione pubblica” (1922): oggi queste scorciatoie vengono chiamate euristiche o bias (sostantivo francese che indica un tiro storto al gioco delle bocce) e tutti ne siamo vittime. Non ci rendiamo conto di quanto il “saltare alle conclusioni” e utilizzare il “ragionamento emotivo” conducano i nostri comportamenti fuori dal perimetro della logica e verso una visione dicotomica (tutto vero o tutto falso) che è frutto di inganni inconsapevoli. La nostra mente, infatti è schiava del bias di conferma (cerchiamo un rinforzo positivo alle nostre credenze), del bias di Gabler (il passato conta più del presente nelle valutazioni), del bias dello staus quo (ovvero la paura di cambiare opinione) e del diffusissimo bias dell’ottimista (secondo cui sovrastimiamo i nostri successi e minimizziamo i nostri fallimenti, così da cadere in ragionamenti infausti nel gioco, in economia e finanche nelle relazioni interpersonali, per non sopportare il peso e la frustrazione di dover imparare dai fallimenti pregressi).

“L’epoca delle idee cadute dal pero. Fake news, bufale e teorie del complotto: le origini del terrapiattismo della ragione”
di Edoardo Boncinelli, Antonello Calvaruso
Mimesis Editore- 2024
pp. 234- Euro 18,00
Giudizio: 5 stelle su 5

*recensione a cura di Alessandro Epifani

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