La notizia era iniziata a circolare ufficiosamente nella giornata di martedì. Le 36 ore successive sono servite per dare ufficiosità alla notizia in maniera non traumatica. Ma le dimissioni del direttore generale di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria Giuseppe Cavalli ad appena 80 giorni dal suo insediamento, non possono essere derubricate a notiziola del giorno né assumere i contorni di una serena separazione consensuale come invece traspare dalla nota diffusa dalla società quest’oggi. Non solo per il ruolo in questione (visto e considerato che parliamo in pratica di una sorta di amministratore delegato) ma anche e soprattutto per il poco tempo trascorso tra l’ingresso e l’uscita del dott. Cavalli da Acciaierie d’Italia in AS.

Nel comunicato della società si legge infatti che “Acciaierie d’Italia in AS e Giuseppe Cavalli comunicano che, a valle della positiva implementazione del programma di ripartenza della società, le loro strade si separano, proseguendo in direzioni diverse coerentemente ai reciproci affidamenti”. “L’ing. Cavalli consegna – prosegue la nota – ai commissari straordinari un’azienda che, pur ai minimi storici, è in vita, avendo evitato con il contributo della sua squadra il collasso irreversibile e avendo dato quell’impostazione di partenza che consentirà di avviare una stagione per Acciaierie caratterizzata dalla necessità di normalizzare i processi produttivi e garantire la continuità aziendale con la collaborazione del management, dei lavoratori e di chi li rappresenta, dei clienti e dei fornitori. Questa strada ora dovrà essere percorsa fino in fondo per centrare l’obiettivo del salvataggio. Un ringraziamento all’ing. Cavalli per il contributo prestato e per la forte dedizione al lavoro, da subito espressa anche attraverso un immediato attaccamento alla squadra”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/28/per-lex-ilva-deadline-al-2030/)

Quello che siamo riusciti a ricostruire racconta però, come è ovvio che sia, una storia diversa. Ovvero di contrasti e divergenze nella gestione della fabbrica sorti tra il dg Cavalli e dirigenti e quadri aziendali. Pare infatti che l’ex direttore generale avesse sin da subito dato una sua impronta nella gestione della fabbrica, dividendola in tre macro aree (area a caldo, area a freddo e area portuale) e avviando anche una gestione delle stesse da un punto di vista operativo ed economico che mal si conciliava con le idee di chi ha il controllo di quelle aree. Pensiamo ad esempio alla gestione dell’area a caldo, dove sono rientrati in questi mesi uomini storici del siderurgico tarantino come Salvatore De Felice e Ruggiero Cola, attualmente in marcia con un solo altoforno (il 4), in cui è prevista in autunno la ripartenza di Afo 2 e l’anno venturo di Afo 1: nonostante tanti anni trascorsi in Alfa Acciai, Cavalli vantava grande esperienza sulla produzione di acciaio da forno elettrico ancora oggi un miraggio all’orizzonte per l’ex Ilva. E’ chiaro quindi che anche l’impostazione stessa nella gestione di un’azienda con cicli produttivi molto diversi, non poteva che generare questo tipo di contrasti. Per questo il commissario straordinario di AdI in AS, Giancarlo Quaranta, che molto ben conosce le dinamiche interne della fabbrica tarantina, pare abbia deciso di intervenire alla radice del problema.

Al di là di queste ricostruzioni molto sommarie a cui siamo approdati (e che per questo possono rivelarsi anche in parte erronee), la situazione dell’ex Ilva non è affatto cambiata: anzi, semmai rischia di peggiorare ancora come scriviamo da mesi. La realtà è sotto gli occhi di tutti: la società continua ad avere enormi problemi di liquidità (come hanno denunciato per anni l’ex ad Lucia Morselli e l’ex presidente di AdI Holding Franco Bernabé), tanto da aver costretto il governo a chiedere l’ok per un prestito ponte di 320 milioni di euro alla Commissione Europea e contemporaneamente sottrarre ben 300 milioni dii euro dal patrimonio destinato alla bonifica delle 18 aree escluse in capo ad Ilva in Amministrazione Straordinaria (i fondi recuperati all’estero appartenenti al gruppo Riva) che a questo punto non è chiaro come e se procederanno dopo il lungo lavoro dei commissari precedenti, oltre ad aver prorogato di ben sei anni l’accordo in essere tra Ilva in AS e AdI in AS per la gestione in fitto degli impianti rinviando sine die il loro acquisto. Risorse che come tutti sanno servono a poco, nel senso che basteranno per continuare a pagare gli stipendi dei dipendenti diretti e le ditte dell’indotto per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti ma nulla di più. Difficile dunque ipotizzare una vera ripartenza del siderurgico, visto che senza risorse economiche sarà impossibile acquistare le materie prime per far ripartire gli altri altiforni. Inoltre, a giugno scatterà la cassa integrazione per le società in amministrazione straordinaria (che i sindacati saranno di fatto costretti a firmare) che quasi certamente vedrà numeri in aumento rispetto a quelli oggi in essere. Senza dimenticare la situazione molto difficile per l’indotto, che quasi certamente non riuscirà a rientrare dei crediti vantati (pari ad oltre 100 milioni di euro, frutto anche e soprattutto della scelta di aver firmato accordi per pagamenti ia 180 giorni sotto la gestione Morselli) che inevitabilmente ricadranno sull’anello più debole, ovvero i lavoratori di queste società che come ampiamente risaputo godono di minori tutele contrattuali rispetti ai diretti di AdI. E con i 1600 lavoratori rimasti nel bacino di Ilva in AS, parcheggiati da anni in un limbo dal quale rischiano di non uscire mai più.

Abbiamo quindi cacciato la multinazionale ArcelorMittal (“brutta sporca e cattiva” come ogni multinazionale che si rispetti) e con essa il suo timoniere (quella Lucia Morselli accusata di essere l’artefice di ogni male) per finire dalla padella alla brace. E traghettare l’ex Ilva verso una lenta e inesorabile dismissione. Complimenti vivissimi.

(rileggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

2 Responses

  1. Buonasera
    Avanti un altro.
    E anche l’ Ing. Cavalli si è bruciato.
    Alla ex Ilva di Taranto anche l’oro diventa piombo, anzi ferro vecchio.
    Arriva un altro direttore che senza soldi non potrà fare nulla e quindi si dimetterà fra due o tre mesi
    E poi magari si dimetterà qualcun altro, che sarà sostituito per durare due o tre mesi.
    E intanto il Ministro Urso dice che va tutto bene, secondo i piani del Governo e che abbiamo la fila degli acquirenti e che lui deve organizzare le visite agli impianti.
    Secondo me le visite al cimitero.
    Ricordo al ministro che le cappelle al cimitero di Taranto sono aperte il giovedì, il sabato e la domenica e le feste comandate
    Deve solo fare silenzio.
    Non ho altro da aggiungere
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Il signor Vecchione ha perfettamente ragione. Aggiungo che il ministro Urso potrebbe occuparsi di aziende che fabbricano bambole e non, di certo, di fabbriche che hanno una funzione mondiale e di tenuta di parte consistente dell’economia nazionale.

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