Dei numerosi templi che la greca città di Taras aveva, purtroppo ad oggi, non è rimasto molto. Le fonti antiche infatti ne citano diversi, dislocati in vari punti di Taranto, come quello per esempio dedicato a Kore-Persefone individuato al Pizzone, da cui provengono moltissime statuette in terracotta raffiguranti la dea, oppure quello intitolato ai Dioscuri (Castore e Polluce) e situato forse nella moderna piazza del Carmine, e possibilmente anche alcuni santuari dedicati ad Apollo.
Quello sicuramente più noto, e forse anche meglio conservato, è sicuramente quello “Dorico” di Piazza Castello, che si ergeva nell’estremità orientale dell’antica acropoli. Venne riportato alla luce dalla Soprintendenza negli anni ’60 del secolo scorso, quando si decise di abbattere le strutture medievali e moderne che lo inglobavano e celavano. Le colonne in stile dorico infatti sono l’unica parte ancora visibile del tempio greco, sfuggite al reimpiego del materiale di costruzione avvenuto in età tardo antica e bizantina. L’edificio databile ai primi anni del VI secolo a. C., è oggi attribuito con scarsa convinzione a Poseidone ed è una delle testimonianze di strutture in pietra più antiche dell’occidente, che soppiantarono le meno durature strutture in legno e mattoni crudi.
In posizione perfettamente simmetrica rispetto al cosiddetto tempio dorico, vi era presso l’estremità occidentale dell’acropoli un altro tempio, i cui resti sono attualmente visibili sotto le fondamenta della chiesa di San Domenico e del suo vicino convento, odierna sede della Soprintendenza. In quel punto doveva esistere un altro tempio dorico arcaico, ricostruito ed ampliato poi nel V secolo a.C.
I vari storici del passato citano nei loro scritti molti altri templi eretti in città e seppur le loro collocazioni appaiono ancora incerte, sono un’importante testimonianza dello straordinario splendore di Taranto.
* a cura di Fabiola De Lorenzo