Quarta udienza del processo d’appello ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva, presso l’aula bunker della vecchia sede della Corte d’Appello, al quartiere Paolo VI. Anche quest’ultima è stata caratterizzata da una serie di discussioni su questioni procedurali e eccezioni di nullità.
Ad intervenire sono stati diversi legali della difesa, tra cui gli avvocati Vaccaredda Boy e l’avvocato Centonze che hanno reiterato la richiesta di annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza della Corte di Lecce -Taranto ex art. 11 (Codice di Procedura Penale) in favore della corte di Potenza per legittima suspicione, gli avvocati Bozza, Perrone e Lacunara (che hanno sollevato diverse eccezioni di nullità in merito all’udienza preliminare), mentre l’avvocato Lisco ha presentato una rinnovazione di integrazione sull’istruttoria dibattimentale, ed infine l’avvocato Urso ha riproposto la richiesta, a cui la Corte d’Assise di primo grado non dette seguito, di acquisire il fascicolo archiviato in tribunale sull’indagine relativa al canale di scolo che partendo dall’Arsenale terminava il suo corso nelle acque del mar Piccolo. Il diniego della Corte d’Assise di primo grado arrivò in virtù del fatto che andasse effettuata una bonifica dell’intero archivio del tribunale per ritrovare quel fascicolo d’indagine di cui si sono perse le tracce. Si tratta di quanto emerse durante le udienze del 12 e 17 febbraio 2020, quando venne ascoltato Fernando Severini, teste a prova contraria della difesa, Ispettore del lavoro, responsabile della Sezione di P.G. dell’Ispettorato, Sezione Tecnica, per quarantatré anni, fino al primo dicembre 2012. L’Ispettore Severini rese noto durante la sua udienza, di aver partecipato in passato ad una attività di indagine svolta dall’ex pm Petrocelli (in seguito deceduto), relativa a delle attività collegate con l’Arsenale di Taranto, che fu bloccato il giorno in cui sarebbe dovuto scattare il sequestro del bacino Ferrati, dopo che si era già giunti al sequestro di un’area pari a 20.000 metri quadri, di tutti gli insediamenti – circa settanta fra officine, officinette, installazioni – proprio in relazione alle precarie condizioni in cui si trovavano, alla presenza di prodotti, sostanze e materiali altamente tossici e nocivi, oltre che nell’estate del 2006 alle sospensioni delle attività lavorative e al blocco del bacino Brin nel quale però c’era un sommergibile della classe Sauro in manutenzione (che appena finiti i lavori avrebbe dovuto partecipare ad un’esercitazione della NATO), durato molti mesi.
Giugno è il mese decisivo in relazione a tutte le discussioni e la deposizione di ulteriore materiale, visto che sono in programma ben quattro udienze quella di venerdì 7, e le prossime programmate come da calendario il 14, 21 e 28. In attesa del pronunciamento definitivo della Corte, che come detto è previsto il prossimo 12 luglio.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/17/ambiente-svenduto-stop-ai-risarcimenti/)
Buongiorno
Il processo Ambiente Svenduto è stato un processo farsa perché non si è garantita la difesa degli imputati.
Oggi in appello escono tutte le manchevolezze procedurali che si sono perpetrate nel Tribunale di Taranto.
Era necessario il trasferimento in altra sede del processo per garantire la terzietà del Giudizio.
Alla fine finirà tutto a tarallucci e vino con annesse prescrizioni
Saluti
Vecchione Giulio