Rinviato, ancora una volta, il consiglio comunale di Taranto. L’appuntamento a Palazzo di Città è ora per giovedì 13 giugno, perché stamattina la massima assise si è sciolta per mancanza di numero legale sull’unico punto in discussione. I consiglieri di maggioranza e opposizione non hanno raggiunto un accordo sul 19esimo punto all’ordine del giorno, ovvero la Proposta n.144 di variazione del Bilancio di previsione 2024/26, che riguarda diversi interventi utili alla città, dalla bonifica delle spiagge infestate dalla Posidonia ai lavori di pubblica illuminazione e di manutenzione straordinaria nelle scuole.

Com’è andata

La seduta è iniziata con 23 presenti, compreso il primo cittadino Rinaldo Melucci. Non prima di avere comunicato ufficialmente il passaggio dei consiglieri Mario Odone e Patrizia Mignolo (quest’ultima assente), rispettivamente, al gruppo Misto di minoranza e Misto di maggioranza. Così Mignolo sembrerebbe prendere le distanze da Melucci e dalla sua maggioranza. Dopo le comunicazioni preliminari, Bianca Boshnjaku ha richiesto l’anticipazione del punto sulla variazione di bilancio “per il bene della città”. A poco è servita questa richiesta, perché l’opposizione ha comunicato la sua astensione dal voto. I primi a farlo sono stati i gruppi consiliari di Fratelli d’Italia, Lega e Svolta Liberale che, pur condividendo gli interventi amministrativi, non “possono votare questi provvedimenti politici perché non appartengono a questa maggioranza” ha spiegato Walter Musillo a nome del centrodestra. Subito dopo, gli esponenti di minoranza del centrosinistra Luca Contrario (Una strada diversa) e Antonio Lenti (Europa Verde) hanno abbandonato l’aula perché “il blocco dei provvedimenti è stato inserito ieri sera e non è stato possibile, studiarli volta per volta in così poco tempo”. Così si è espresso Contrario. La seduta è terminata con 14 voti della maggioranza, 2 astenuti ovvero Mario Odone e Piero Bitetti e 3 contrari.

L’ira di Melucci

A fine assise, avvicinato dalla stampa, Melucci ha espresso il suo disappunto sul mancato raggiungimento dei diciassette voti necessari per l’approvazione e la conseguente attuazione dei provvedimenti urgenti come quello della pulizia delle spiagge dalle alghe. “Non la sentite la puzza di Posidonia sulle spiagge? E vi sembra un fatto politico? – ha detto il sindaco, riferendosi all’astensionismo del centrodestra – o vi sembra una questione che serve alla città?”. Il primo cittadino non le ha mandate a dire, rincarando la dose: “La destra viene per le elezioni, vuole i voti per le Europee e poi fa mancare i numeri in aula, sulle delibere per i Giochi del Mediterraneo gestiti dal Governo. Ancora, gli uomini di Emiliano fanno guerra sui provvedimenti che portiamo avanti insieme alla Regione. È una schizofrenia che solo questa città possiede. Noi continuiamo a lavorare, chi ci sta ci sta! La puzza della Posidonia continuiamo a sentirla ovunque, sia a destra sia a sinistra”. Alla nostra domanda, se quei voti richiesti dal centrodestra li abbia favoriti, Melucci non ha risposto ed è uscito dall’aula.

Tensioni in maggioranza

La tensione che si respirava oggi in aula non è causale, ma in parte sembrerebbe frutto di quanto accaduto negli ultimi giorni, a partire dall’assenza di Massimiliano Stellato (Italia Viva). Quest’ultimo pare non abbia digerito lo sgarbo dei fedelissimi di Melucci, che anziché supportarlo avrebbero dirottato le preferenze degli elettori al candidato della Lega Roberto Marti. In questo modo sarebbe stato favorito il centrodestra anziché Italia viva, che nell’ultimo anno ha fatto da stampella alla maggioranza. Si tratterebbe di un accordo frutto di interessi personali tra il sindaco e il partito di Matteo Salvini, che prescinde dal centrodestra in opposizione a Taranto e che non avrebbe nessuna intenzione di entrare in maggioranza. Ancora, secondo rumors dietro le assenze di Mignolo e Salvatore Brisci ci sarebbero interessi personali, come assessorati e nomine nelle municipalizzate. Luigi Abbate, l’ultimo acquisto e peraltro oggi non presente tra i banchi della maggioranza, starebbe temporeggiando perché avrebbe messo nel mirino la presidenza del consiglio. La squadra Melucci, ancora una volta, sarebbe in bilico, scossa dal pressing continuo dei propri esponenti, i quali rivendicano o cercano di contrattare posizioni migliori. È chiaro che, a lungo andare, questi malumori, scricchiolii e falle di vario tipo e dimensione rischino di impattare negativamente sulla tenuta della giunta, provocandone la crisi.

5 Responses

  1. A Taranto si sente puzza di piscio ,di monnezza e di mer. Piuttosto sindaco ,lei che vive in provincia non credo che gliene importi qualcosa ! Chi se ne frega della poseidonia li mortacci , veramente una città pietosa .

  2. Già è un passo avanti che Melucci sia presente in consiglio. Se va avanti così gli si apre una nuova carriera.

  3. Al di là della conclamata incapacità amministrativa, testimoniata dalle condizioni pietose in cui versa la città, ciò che colpisce di Melucci è il tempismo politico: prima abbandona un Pd in ascesa, determinando la crisi comunale tuttora in atto, per abbracciare un partito fantasma quale Italia Viva, salvo poi voltargli le spalle e far sostenere la Lega alle Europee, altro schieramento in caduta libera, salvato dal naufragio elettorale soltanto dall’exploit di Vannacci. Davvero materia per i discepoli di Freud…

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