Acciaierie d’Italia in AS ha inviato l’istanza di esame congiunto per l’avvio della nuova cassa integrazione guadagni straordinari (CIGS) prevista per le aziende in amministrazione straordinaria. La richiesta, trasmessa al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nonché alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e alle organizzazioni sindacali generali e metalmeccaniche, interesserà un numero medio di dipendenti fino ad un massimo di 5200 (rispetto al limite di 3500 della precedente gestione) e riguarderà tutti i siti della società. Di questi, 4400 riguarderanno unità lavorative di Taranto (pari a quasi il 60% della forza lavoro) mentre 400 il sito di Genova. Un’istanza attesa anche nei numeri, che certifica una volta più quel lento percorso verso una drammatica dismissione che ha intrapreso da tempo il siderurgico tarantino, sui cui abbiamo acceso i riflettori da tempo, lanciando una serie di allarmi rimasti ovviamente inascoltati. A testimonianza della drammaticità del momento, legato anche e soprattutto ad una perenne e perdurante crisi finanziaria dell’azienda, c’è anche e soprattutto il fatto che nell’istanza presentata dalla società si legge che tale istanza è legata a tutto il periodo del commissariamento, e non all’attuazione di un piano industriale. Il che lascia presagire la possibilità sempre più concreta di un siderurgico che rischia di veder sempre più ridotta nel tempo la sua forza produttiva e quindi lavorativa, sino ad una non più inimmaginabile chiusura.

(rileggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

“L’utilizzo della Cigs, che farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzione degli stabilimenti e consentirà di ultimare il Piano di ripartenza con l’attivazione dopo l’estate del secondo altoforno” sostengono dall’azienda in una nota ufficiale. “La società, consapevole di richiedere alle proprie persone un forte sacrificio, vuole continuare ad investire su un modello di relazioni industriali responsabile e in grado di accompagnare questa importante fase di cambiamento”.

Nell’istanza presentata dall’azienda si fa inevitabilmente riferimento alla crisi finanziaria ed industriale che ha interessato Acciaierie di Italia spa, tanto da condurla alla dichiarazione dello stato di insolvenza e ad essere ammessa alla procedura dell’Amministrazione Straordinaria, che “ha prodotto i negativi effetti sulla capacità produttiva nel medio termine”. Allo stato, nello stabilimento jonico, viene ricordato che alla più risalente fermata dell’altoforno n . 5 (impianto – quest’ultimo – che rappresentava circa il 40% della capacità produttiva dello stabilimento), “si è aggiunta la temporanea cessazione dell’attività degli altiforni n. 1 e n. 2. Allo stato, quindi, è in marcia il solo Altoforno n. 4, mentre per l ‘altoforno 2 la ripartenza è attesa per settembre ’24. Ciò ha comportato e comporterà la sensibile riduzione di produzione della ghisa, non compensabile con la marcia di AFO 4, comunque anch’esso soggetto a fermate per le necessarie manutenzioni, e neanche con la programmata ripartenza di AFO2”. Scenario “che si ripercuoterà in maniera determinante anche sui reparti a valle del ciclo integrale ad esso connessi, con inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane nell’unità di Taranto”. Nelle more del completamento del programma avviato dall’Amministrazione Straordinaria, l’andamento produttivo del sito jonico si rifletterà in maniera determinante anche sui siti a valle dello stabilimento di Taranto (Genova, Racconigi e Novi Ligure in particolare).

Come rilevato anche nell’istanza della società, il progressivo attestarsi di produzione e commercializzazione su volumi insufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione di impresa, ha progressivamente aggravato la situazione di illiquidità che ha determinato l’inevitabilità della richiesta di accesso alla procedura di amministrazione delle grandi imprese in crisi, cui l’impresa risulta oggi assoggettata. L’attuale assetto produttivo ed organizzativo è infatti frutto di un grave e strutturale squilibrio dei fattori  produttivi, per affrontare il quale, ricorrendone le condizioni di legge, “l’azienda si è determinata ad avviare l’esame congiunto per il ricorso alla CIGS per aziende in Amministrazione straordinaria ex art. 7, comma 10-ter, DL. N. 148/1993, conv. in Legge 236/93, causale CIGS per A.S. per le unità prod uttive di Milano, Taranto, Racconigi, Legnaro, Novi Ligure, Marghera, Genova e Paderno Dugnano”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/20/acciaierie-ditalia-riconosciuto-stato-passivo/)

In forza dell’attuale assetto di marcia, l’output di produzione giornaliera prevista è pari a circa 4.000 tonnellate/giorno e che si attesterà a circa 8.000 tonnellate/giorno di acciaio con la ripartenza dell’Altoforno n. 2 prevista nel mese di settembre 24, rispetto alle 20.000 Tonnellate/giorno producibili in pieno assetto produttivo ordinario. La produzione dello stabilimento di Taranto, dunque, allo stato, si attesta su volumi pari a max 1.000.000/1.500.000 tonnellate annue, con previsione di un graduale incremento sino a raggiungere circa 2.500.000/3.000.000 tonnellate a dicembre ’24, a seguito della ripartenza dell’Altoforno n.2. “I livelli produttivi attuali ed attesi, evidentemente, non sono sufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione di impresa, obiettivo che – in aggiunta alle altre misure di razionalizzazione – imporrebbe l’impiego di 1000 persone per ogni 1.000.000 di tonnellate di acciaio prodotte, e pongono – in prospettiva – in strutturale squilibrio il rapporto costi/ricavi dell’intero ciclo produttivo gestiti da Adl SpA in Amministrazione straordinaria. Tanto determinerà la necessità di incrementare il numero del personale destinatario dell’intervento dell’ammortizzatore sociale in ragione delle non transitorie inattività degli impianti, derivanti da fermate parziali  o anche totali degli stessi, ovvero dalla ridotta alimentazione degli asset produttivi. Il provvedimento di sospensione interesserà, a far data dalla data della declaratoria di insolvenza AS o dalla diversa data determinata dal decreto ministeriale recante l’autorizzazione, un numero medio massimo di contestuali sospensioni pari a 5200 dipendenti e avrà durata commisurata alla gestione dei Commissari Straordinari”.

Il numero di sospensioni, quale dato massimo medio su base giornaliera nell’arco temporale dell’intervento, potrà così articolarsi nelle specifiche unità produttive: a Taranto sono prevista 4400 da porre in CIGS (800 tra impiegati e quadri, 432 intermedi, 3168 operai), a Racconigi 25 unità, 20 a Legnano, 245 a Novi Ligure, 40 a Marghera, 400 a Genova, 50 a Milano, 20 a Paderno.

leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/28/per-lex-ilva-deadline-al-2030/)

Ciò detto, la società nell’istanza ricorda il tentativo di risanamento della stessa. “I concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttva e commerciale, hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi. La procedura in corso e il relativo programma, sono funzionali al superamento di detto fattore di criticità e risultano essenziali per la stessa sopravvivenza della compagine sociale. In generale, infatti, la siderurgia è settore d’impresa che necessita, anche per l’ordinaria gestione, di ingenti investimenti per l’acquisizione delle materie prime, la logistica e la manutenzione degli impianti. Lo stato di fatto venutosi a creare quale risultante di più fattori concorrenti impone un deciso e pronto intervento per riequilibrare i fattori produttivi mediante l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, oggi imposto anche dagli obblighi connessi all’ammissione alla amministrazione straordinaria – si legge nell’istanza -. L’individuazione del personale da sospendere dal lavoro sarà effettuata con prioritario riferimento alle esigenze tecnico produttive. In particolare, le sospensioni riguarderanno le posizioni lavorative, dirette e/o indirette, rese non necessarie per effetto delle cessazioni/riduzioni di attività produttiva che si verificheranno a seguito dell’esclusione di impianti dalla produzione e dalla cessazione/sospensione dell’attività degli impianti a valle dei primi ed agli stessi collegati. Analogamente, la sospensione del personale non direttamente impegnato in produzione interverrà per quelle funzioni la cui attività risulterà non indispensabile per effetto del ridursi dei volumi dell’attività produttiva”. “L’obiettivo perseguito dall’amministrazione Straordinaria è quello di stabilizzare il livello di produzione in coerenza con le attuali capacità produttive e finanziarie consentendo, anche attraverso la drastica riduzione dei costi, di limitare e, in un secondo tempo, annullare le perdite di esercizio. La progressiva attuazione del programma consentirà di pervenire gradualmente ai livelli produttivi attesi e, al completamento dello stesso, al pieno utilizzo dell’organico. In tale prospettiva si può ipotizzare che entro il termine del ricorso alla CIGS per A.S., si perverrà gradualmente ai l velli produttivi  programmati ed al progressivo pieno utilizzo del personale sospeso. Per le posizioni lavorative oggetto di sospensione, cui risulteranno  adibiti lavoratori  fungibili per inquadramento contrattuale e qualifica in numero eccedente rispetto alle unità da sospendere, la scrivente Società procederà ad attivare, nell’ambito dei singoli reparti interessati da marcia ridotta o fermate e dal conseguente intervento dell’ammortizzatore richiesto, la rotazione con intervalli temporali omogenei e funzionali a ridurre l’impatto economico sulla forza lavoro” concludono dalla società.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/19/lilva-restera-sul-mercato-e-non-chiudera/)

La richiesta, comunicata oggi da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, di avvio della cassa integrazione per 5200 lavoratori dell’ex Ilva viola gli impegni presi per la ripartenza“. Lo ha dichiarato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil subito dopo la lettura dell’istanza della società. “Il raddoppio della cassa integrazione è ingiustificabile dal momento che dobbiamo affrontare le manutenzioni ordinarie e straordinarie, e non la fermata della produzione di acciaio”, ha aggiunto. ‘La presidente del Consiglio e i ministri competenti si assumano le loro responsabilità e convochino le organizzazioni sindacali e i commissari straordinari per un confronto che rimetta al centro un asset fondamentale per l’industria del Paese”, ha aggiunto Scarpa, concludendo che “come Fiom-Cgil vogliamo discutere di lavoro e di un piano di ripartenza che garantisca prospettive per la produzione, l’occupazione, la salute e la sicurezza e l’ambiente”. “Non ci stupisce l’invio quest’oggi della nuova procedura di Cassa da parte di Acciaierie D’Italia, in ritardo anche rispetto ai tempi che avevamo immaginato”. Così invece il segretario nazionale della Fim Valerio D’Alò commentando la richiesta di Cigs da parte di Acciaierie D’Italia in Amministrazione straordinaria. “I numeri necessitano quanto prima possibile l’avvio di un confronto con il sindacato, perché abbiamo già posto sia all’azienda che al Governo alcune necessità per noi imprescindibili a partire da turnazioni che rispettino leggi e contratti, come pure la salvaguardia e tutela degli impianti e molte delle altre esigenze di carattere produttivo che devono essere discusse con noi”, continua. “Non lasceremo che la cassa integrazione sia gestita nello stesso stile e modalità della ‘gestione Morselli’ e come Fim faremo tutto perché ai lavoratori possa essere riconosciuto un ristoro maggiore possibile rispetto alla Cassa integrazione”, conclude D’Alò.

Oggi è l’ultimo atto della tragedia dell’ex Ilva, questa volta grazie al Governo e ai commissari straordinari. Rispediamo al mittente la richiesta di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Acciaierie d’Italia. Non si è mai vista una cassa integrazione non legata a un piano industriale, ma alla durata del commissariamento”. E’ questo invece il duro commento di Rocco Palombella, segretario generale Uilm, che chiede “immediatamente una convocazione del tavolo permanente aperto a Palazzo Chigi con la presenza della presidente Giorgia Meloni”, sostenendo che la richiesta di cassa integrazione “rappresenta un disastro sociale, ambientale, occupazionale e produttivo”. Per Palombella, “è assurdo passare da una richiesta di cassa integrazione per 3mila persone a una richiesta per 5.200, quindi dal 30% a oltre il 50% dei lavoratori. A Taranto quasi il 60% dei lavoratori sarà in cassa integrazione, ci saranno più lavoratori a casa che in fabbrica, è intollerabile”, aggiungendo che la richiesta di Cigs “è assurda e porterebbe alla chiusura totale dell’ex Ilva”. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento dell’USB Taranto. “Di fronte alla richiesta di cigs per 5200 lavoratori, distribuiti su tutti i siti siderurgici ex Ilva, con picchi superiori al 50% su Taranto e Genova,  non possiamo che dissentire in maniera netta ed inequivocabile. Sorge spontanea la domanda: quale piano di rilancio si pensa di realizzare con queste prospettive e con questi numeri? Quale tipo di attività si può portare avanti riducendo ai minimi termini la forza lavoro in attività all’interno degli stabilimenti? – si chiedono Franco Rizzo e Sasha Colautti dell’Esecutivo Confederale Usb -. Rileviamo una incoerenza  gigantesca tra quanto annunciato a Roma meno di un mese fa con la presentazione del piano di Ripartenza e Rilancio con i numeri presenti nella procedura di Cigs.  Partendo da questi numeri e in assenza di garanzia per i lavoratori, sarà complicatissimo raggiungere un accordo al prossimo tavolo di confronto, di cui attendiamo convocazione. Il Governo sia pienamente consapevole dell’insostenibile sacrificio al quale sta chiamando ancora una volta i dipendenti dell’acciaieria, e ponga rimedio a questa decisione ferale che ci vede fermamente contrari”.

Da domani si svolgeranno una serie di riunioni territoriali delle varie organizzazioni sindacali, per capire come affrontare questo nuovo drammatico capitolo di questa vertenza infinita.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)

2 Responses

  1. Buongiorno
    i pochi operai ADI che andranno a lavorare nei tre turni + i riposi si sentiranno come la particella di sodio nella pubblicità di acqua LETE
    e diranno “c’è nessuno????”
    Anche perchè i ripristini, se ci saranno, saranno eseguiti dall’indotto.
    Ringrazio i sindacati confederati + USB + UGL per il risultato raggiunto.
    60-65% della forza lavoro in cassaintegrazione
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Ormai è troppo tardi, i maggiori attori della drammatica siderurgia tarantina e delle politiche industriali di questo Paese almeno abbiano la pietà e il coraggio di presentare un piano B per l’ area tarantina cioè oltre alle favole e alle promesse di marinaretto sulla siderurgia green e al rinnovabile ( già in atto al Nord guarda caso) un urgente piano di sviluppo di un area logistico interportuale ( aeroporto di Grottaglie cargo e porto) dirottando piccole percentuali del flusso aereo ora svolto solo dalla Malpensa e Fiumicino. Sarebbe una soluzione tampone per rioccupare i migliaia di futuri prossimi disoccupati. Poi la navalmeccanica, l’ automotive e l’ aeromobile da riciclo farebbero il resto di una vera reindustrializzazione sostenibile. Alla fine dopo questa vergognosa catastrofe industriale tutta italiana in salsa tarantina non resterebbero altro che le cozze inquinate e le chiappe cancerose al sole.

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