Indovinello: pochi possono permetterselo, pochissimi sanno apprezzarlo e tutti vogliono dire di averlo provato almeno una volta. Se qualcuno ha pensato al caviale si sbaglia di grosso, perché la risposta giusta è: Thom Yorke in formazione The Smile alias “il cantante dei Radiohead con la sua nuova band – che poi c’è pure il chitarrista dei Radiohead, comunque”. Battute a parte, Medimex nel 2024 ha limato la grafite affiorata negli scorsi anni in quanto a musica d’autore; portando sulla Rotonda di Lungomare di Taranto un frontman che non ha bisogno di presentazioni e, soprattutto, di prendere lezioni di musica e di canto.
Il pre concerto di Melga e Stillman
La prima serata di live è stata aperta da una meravigliosa Melga che, a valle del tour promozionale del suo ultimo EP “Figli”, ha riproposto un impeccabile assaggio del concerto a Spazioporto che il corriereditaranto.it recensì positivamente. La cantautrice originaria di Massafra si è fatta valere, confermandosi un astro nascente della nuova scena in quanto a tecnica e presenza, mostrandosi al grande pubblico con la fame di voler condividere la propria arte ad ogni costo, consapevole di essere ai primi cinquecento metri della scalata. Per questo, è auspicabile che piantando i ramponi verso la vetta, Melga non perda di vista la meta neanche per un istante, tenendo fede alla promessa che pare aver fatto a se stessa e a chi crede in lei, ricordandosi che cadere dall’albero fa molto meno male che scivolare da un ghiacciaio. Sarebbe stato bello, invero, godere di una sua esibizione con un minutaggio un po’ più generoso, ma il secondo in griglia di partenza, Robert Stillman, le è subentrato dividendo gli animi e monopolizzando il palcoscenico per un tempo assolutamente inadatto all’umana resistenza. Osservando l’esibizione sassofonista ed elettronica di Stillman, teoricamente (ma solo teoricamente) afferente alla macro-area del Jazz, l’unica domanda che pareva porsi la platea ineriva la linea di confine fra sperimentazione e disagio. Se, da un lato, una signora nel pubblico ha affermato, giuliva, di essere rapita dalla “litania” di Stillman, gran parte degli astanti iniziava ad esprimere simpaticamente il proprio dissenso invitando il musicista a liberare la scena quanto prima, senza rischiare di sortire l’altrui biasimo. In un festival nessuno può aver commesso un peccato talmente grosso da doversi sorbire una performance così patacca, a maggior ragione se è presente un pubblico colto che il Jazz sa dov’è di casa: un legno non fa armonia.
La complessità musicale di The Smile
Thom Yorke, Jonny Greenwood e Tom Skinner, coadiuvati dallo stesso Robert Stillman (mentre James Holden sarà con loro a Roma), sono saliti sugli scranni di Medimex 2024 alle 21.47 del 22 giugno 2024, in una delle serate estive più calde e tremendamente insopportabili di sempre, donando alla platea di Taranto quasi due ore di musica assurda. La proposta artistica di quattro polistrumentisti che scambiavano continuamente cordofoni di ogni sorta, tastiere, batteria e sassofono come se fossero magliette sudate dalla fatica a ogni nuovo brano, ha fedelmente riprodotto la complessità musicale dei due album “A Light for Attracting Attention” del 2022 e “Wall of Eyes” del 2024, portando sul palco poco meno dei 21 brani che caratterizzano i primi capitoli di una discografia che sembra essere agli albori, più “Feeling Pulled Apart by Horses” di Yorke. Tanti i fan dei Radiohead sulla Rotonda, ma Yorke e Greenwood hanno dimostrato di aver storicizzato il loro “Alternative”, tanto che una qualsiasi canzone della storica band, sarebbe risultata facilmente digeribile rispetto al macigno di progressioni, contrappunti ed incursioni elettroniche proposte dal nuovo corso. Se nella vita di cognome si fa “Yorke”, ci si può permettere di avere un colpo di testa superati i cinquant’anni, e di pretendere che il proprio pubblico si adegui a delle sonorità che nulla hanno a che vedere con le chance radiofoniche di cui i Radiohead furono capaci di nutrirsi per sfondare; mai mancando di dignità artistica. Ma il vero coraggio, oggi, risiede nell’uscire sul mercato (e sul palcoscenico) proponendo complessità, in un momento in cui la musica nuova è quasi esclusivamente “semplice”, tralasciando qualche dilettevole eccezione che sa di poter sopravvivere nel solco underground.
La title track del secondo disco, “Wall of Eyes”, ha introdotto la scena new-yorkese dinnanzi a una folla presa benissimo, composta non solo da fan ma da tanti visibili amanti della musica colta. D’altro canto, nel mucchio dei seimila spettatori che hanno solcato la venue tarantina, c’era un’altra modesta platea letteralmente “senza parole”, perché stare dietro a Yorke & co. non è uno scherzo dappoco: la costruzione del suono con un ampissimo uso di delay, riverbero e distorsione, tanto da ricreare una dimensione Altra, nonché la scelta delle luci che pareva seguire i flussi elettronici della musica stessa, richiedono una predisposizione indefessa; pena la scomparsa della melodia in un oceano che trascende finanche lo spartito. Nessuno, in altre parole, può permettersi di leggere (e comprendere, sic!) l’Ulisse di Joyce se, prima, non si è preso la briga di sbattere la testa su quei cinquecento-mille libri propedeutici ad assorbire l’opera dell’irlandese. La piccola astuzia presente nella produzione di The Smile, però, sta in molte delle sezioni ritmiche che inaugurano i brani, rendendoli apparentemente orecchiabili per poi lasciarli sfumare in sovrastrutture diegetiche plasmate su tempi irregolari e pesantissimi sintetizzatori.
Fatta questa doverosa premessa, fra gli stessi due album ci sono differenze strutturali da non tralasciare: se per seguire il primo disco serve una laurea in ascolto; sul secondo potrebbe non bastare un master in composizione. “A Light for Attracting Attention” è un album che, dopo una trentina di play, comincia timidamente a permeare le sinapsi del fruitore, mentre “Wall of Eyes” rappresenta la quintessenza della raffinatezza, funzionando più nella riproduzione sistemica da concept, che non da canzoniere. Il pubblico, anche a Taranto, è stato termometro vivo di una musica molto più da teatro o da club che da piazza, dando prova di un attaccamento al bello che si candida a voler surclassare ogni stolta ipotesi di resa alla mediocrità artistica decisa dall’algoritmo dello Spotify di turno. In scaletta “The Opposite” ha, poi, preceduto una digressione suppellettile con tanto di archetto sul basso elettrico con la messa a terra di “Speech Bubbles”, ma riportare tutti i titoli presenti nell’esibizione di Medimex 2024 sarebbe ridondante, in quanto esemplificativi dell’intera discografia in studio prodotta sino ad oggi da The Smile, composta soltanto dai due album citati.
Si rileva, però, che su brani come “The Same”, “Pana-Vision”, “The Smoke” (questa molto, molto, molto sinestetica), “We Don’t Know What Tomorrow Brings” (forse il pezzo meno lontano dalla radiofonia prodotto sino ad oggi dai Nostri in funzione del parziale ostinato di basso), “Read the Room” e “Friend of a Friend” (canzone di una delicatezza unica), l’accompagnamento energico del pubblico è stato sensibilmente maggiore. Non si tratta di un “effetto singolo”, proprio perché The Smile è quasi impossibile incrociarli nelle radio mainstream, ma di quella combinazione fortunata fra ritmica e riff cui si accennava un po’ più su. La spontanea simpatia di un Thom Yorke realmente provato dal caldo dell’estate italiana e con una vocalità impressionante per la sua limpidezza, unitamente all’adattamento tecnico del lavoro in studio ricercato dalla band nell’esecuzione dal vivo dei due dischi, nonché il clima generale asperso dal Medimex sulla città – nella settimana che volge al desio dell’edizione 2025 – sono cifra palpabile di un live riuscito in modo eccellente e che dovrebbe, di diritto, entrare in un’ipotetica “Walk of Fame” di Lungomare. Questa sera, 23 giugno, tocca a The Jesus and Mary Chain + Pulp e, per fortuna, sulla Rotonda del Medimex sgorga ancora birra in quantità industriale, ma per il caro Mr. Yorke (evidentemente abituato al frescolino inglese), è consigliabile solo una massiccia dose si sali minerali prima della doppia data romana al Parco della Musica.
P.S. Resta solo una domanda a cui rispondere dopo il live: che genere suonano The Smile? Rock, Alternative, Prog, Art, Noise, Post Punk, Elettronica, Cantautorale, Jazz… La verità è che non lo sa nessuno ed è bellissimo così, perché l’armonia dei loro brani risolve ogni dubbio: i muri sono crollati; i generi, forse, non esistono più. Al Medimex resiste la musica colta e non è proprio il caso di trovare una spiegazione a tutto questo.
*Foto di The Smile: Franzi Baroni
*Foto di Melga: Luca Briganti





