Stefano Senardi – produttore discografico – nell’ambito del Medimex 2024 ha moderato il panel “Artist Centric Model e l’importanza del catalogo nel music business contemporaneo” tenutosi presso la sede di Taranto dell’UniBa. L’ubriacatura di visualizzazioni, per il produttore, ha fatto nascere carriere finite ancor prima di iniziare. Per capire le proporzioni del fenomeno, su Spotify ci sono 50.000.000 di brani che non sono mai stati scaricati e circa 450.000 brani hanno raggiunto 10.000.000 visualizzazioni. Senardi si è interrogato sul valore di tutte queste views, considerando che le società quotate in borsa hanno la necessità di garanzie di crescita di carriere artistiche e una solidità economica che permetta di fare budget credibili. Questo con i milioni di visualizzazioni, non succede. Ancora una volta la discografia è arrivata in ritardo, così come ha fatto in passato con il digitale e con internet. La stessa discografia è arrivata al punto di sostenere che il catalogo è la nuova frontline.
Francesca Trainini (Impala) ha preso la parola durante il panel sostenendo che più che proporre soluzioni bisognerebbe capire quali sono i problemi. I problemi sono legati alla molteplicità degli algoritmi e dei metodi utilizzati per pagare gli artisti, le etichette e per retribuire la musica che usano che è l’unica cosa che tiene in vita queste piattaforme. Il tentativo delle piattaforme musicali, come Spotify, di orientarsi su altri contenuti come succede con i podcast e gli audiolibri rappresenta però una timida risposta rispetto al problema reale. I fruitori nella maggior parte dei casi cercano musica.
“I meccanismi – ha proseguito Trainini – che stanno dietro la distribuzione devono partire dal ragionamento che la discografia, intesa come classe creativa in generale, non è andata ai tavoli dove si facevano le trattative ma è ora che lo si inizi a fare”. Impala ha poi effettuato degli studi da cui è emerso che l’80% degli artisti che sono in classifica, in quanto considerati artisti importanti, vengono dalle case discografiche indipendenti. Se manca di conseguenza la possibilità per le indipendenti di investire su queste nuove promesse, mancherà l’80% al mercato musicale.
Per Leonardo Bondi (Woodworm) il problema oggi è che mancano anche dei parametri per giudicare quale possa essere l’artista da sviluppare. Prima le case discografiche improntavano la loro attività sullo sviluppo dei live, non pensavano a quanto potesse performare un artista sulle piattaforme. Si organizzavano i concerti, da lì nasceva la fidelizzazione del fan il quale poi comprava il disco fisico dunque questi erano i parametri per sviluppare la carriera live dell’artista. Oggi invece si trovano a lavorare con artisti che hanno numeri importanti in termini di streaming ma spesso sono fenomeni effimeri.
Per comprendere quanto sia potente la funzione dello streaming è stato emblematico l’esempio riportato da Dino Stewart (BMG Italy). Mariah Carey è percepita dai trentenni come la cantante del brano “All I Want For Christmas Is You” che proprio trent’anni fa non è mai stato al primo posto delle classifiche. Negli ultimi anni invece ci torna puntualmente non grazie al fatto che sia stato stampato in un disco fisico ma per merito degli streaming.
Senardi ha poi toccato un tasto per lui dolente relativo alla vendita dei biglietti anticipati per San Siro di artisti emergenti diventati popolari per singole canzoni a fronte di album interi sconosciuti. È un tasto dolente in quanto riconosce la carenza di piccoli posti dove poter suonare. Ha portato l’esempio dei club che tendono a chiudere in ogni città del mondo ma al contempo pare obbligatorio per tutti andare a suonare a Sansiro. Stadio che il più delle volte, in questi casi, viene riempito dagli omaggi concessi agli sponsor come Banca Intesa e American Express.
Ditonellapiaga a questo proposito ha esternato il punto di vista dell’artista affermando che tutto ciò avviene per avere sempre qualcosa da raccontare. Non importa che lo stadio non venga riempito, ciò che conta è il racconto che se ne fa pur non essendo attinente alla realtà.