Cominciamo subito con il dire che chi ha saltato la serata finale del Medimex si porterà dietro il rimpianto di non aver assistito non solo a due belle esibizioni live di Jesus and Mary Chain e Pulp ma di aver mancato l’appuntamento con un paio di chicche regalate al pubblico di Taranto: Jarvis Cocker, frontman dei Pulp, che sale a sorpresa sul palco durante il concerto dei JesusMC e canta con loro “Just Like Honey”, brano del 1985 e poi i Pulp, appena alla loro terza esibizione in Italia nel corso della loro carriera (prima Venezia 1999 e Pordenone 2012) che omaggiano il pubblico italiano con una canzone “Bar Italia”, della quale parleremo in seguito, e che non eseguivano da tempo.

Foto Ufficio Stampa Medimex

 

A rendere la serata ai limiti della perfezione una splendida luna piena, della quale si accorge Jarvis Cocker che ad un certo punto esclama “Moon, i love you” e la temperatura più sopportabile, anzi godibile, rispetto all’afa asfissiante di sabato sera che aveva fatto scappare, ad un certo punto del concerto dei The Smile, la frase “Fucking caldo” a Thom Yorke.

Insomma Medimex 2024 ha scritto un’altra pagina importante della storia della musica a Taranto e tornerà in riva allo Jonio anche l’anno prossimo dal 17 al 21 giugno con la promessa di sorprendere ancora un pubblico che sinora è stato abituato  troppo bene e che a volte mostra dei pregiudizi rispetto alle scelte artistiche compiute dagli organizzatori (oltre un migliaio di persone in meno rispetto alla serata di sabato, forse perché si credeva poco nell’impatto sonoro dei Jesus and The Mary Chain, considerato un gruppo di nicchia o nell’appeal dei poco conosciuti, in Italia, Pulp che, invece, hanno divorato il palco grazie alla presenza scenica coinvolgente del suo frontman).

Ma facciamo un attimo un passo indietro. Prima dei Pulp, come detto, si sono esibiti gli scozzesi Jesus and Mary Chain che stanno festeggiando in giro per l’Europa il 40esimo anno dal loro primo singolo. Non c’è solo revival nella loro set list che attinge certamente dal loro album più famoso del 1985 “Psycocandy” (la già citata ‘Just like Honey’ ma anche ‘In a Hole’), ma che valorizza anche alcuni buonissimi pezzi presenti in “Glasgow Eyes” (‘Jamcode’ e ‘Venal Joy’), uscito a marzo di quest’anno.

I fratelli Reid, Jim, cantante la cui voce non è cambiata di molto rispetto agli esordi, che usa ancora il microfono a filo, con due-tre giri del cavo tenuti nella mano destra (ricorda un po’ Bryan Ferry ma anche Robert Palmer) e William, chitarrista mai invasivo, sempre al posto giusto nel momento giusto con i suoi riff, sono dei professionisti del palco. I due propongono un rock che affonda le radici negli anni’80  ma che sembra anche precursore di certi pezzi degli Oasis che furono paladini del Brit Pop  (‘Sidewalking’ del 1988 ne è un esempio) mostrando di saper giocare bene anche con le melodie come nel pezzo dell’ultimo loro lavoro,  ‘Girl 71’,  cantato assieme alla vocalist Rachel Conti. Discorso a parte merita l’ultima canzone in scaletta, “Reverence”, un gioiellino dark wave, edita nel 1992.

Foto Ufficio stampa Medimex

E veniamo ai Pulp, ai quali è affidato il compito di far ballare e divertire gli oltre quattromila della Rotonda del Lungomare. Il frontman Jarvis Cocker è uno di quei personaggi con i quali faresti serata sino ad arrivare sfinito al mattino, dopo essere passati da un pub ad un party e viceversa, per quanto risulta essere simpaticamente ruffiano dal palco. Ed infatti la canzone che regala al pubblico di Taranto come bonus track, dopo il tris di bis, si chiama “Bar Italia” e racconta di un bar open 24, gestito da italiani sin dagli anni ’60, situato a Soho, un quartiere definito modaiolo di Londra, di cui Jarvis Cocker era assiduo frequentatore, dove molti artisti e personaggi vip amavano ritrovarsi a metà degli anni novanta per bere un caffè o un cappuccino prima di andare a dormire e dopo aver fatto nottata in giro per locali.

La scaletta dei Pulp, incentrata parecchio sul loro album più noto del 1995 “Different Class”, è pensata per essere dall’inizio alla fine un grande brit pop party. Come seconda in scaletta è piazzata, infatti, subito “Disco 2000” che fa immediatamente saltellare il pubblico e come ultimo bis è incastonata quella “Common People” che è un inno alla gente comune, a quella gente che canta e ride come in questo concerto che lascia tutti di buonumore.

Jarvis Cocker, quindi, da subito prende in mano la situazione e mostra un’interazione fuori dal comune con il suo pubblico (ci ha ricordato un po’ Nick Cave al Medimex 2022) spesso anche pronunciando frasi in italiano.

In mezzo a questa sorta di divertentismo glamour anni ’90, però, i Pulp sanno regalare anche intensi episodi di musica rock come in ‘Feeling Called Love’, sempre datata 1995, in cui propongono un basso pulsante, delle distorsioni sonore acide ed una voce più cupa (l’influenza di Bowie viene a galla) di Jarvis Cocker che ad un certo punto si inarca come Bono Vox degli U2 in ‘The Fly’ (datato 1991).

Si chiude, come già ampiamente citato con la sorpresa ‘Bar Italia’ e gli applausi convinti di quella gente comune che fa la fortuna di un gruppo pop come i Pulp che si può permettere di non fare musica nuova dal 2001 ma che dal vivo sa essere sempre trascinante.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *