Si allargano le indagini della Procura di Taranto sulla gestione di Acciaierie d’Italia guidata dall’amministratore delegato Lucia Morselli. A partire dalle ore 9 di questa mattina gli agenti della Guardia di Finanza di Bari sono entrati nell’ex Ilva (e anche in altre sedi, a Bari, Milano, Monza-Brianza e Modena, ma secondo alcune fonti anche presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) sulla base di un decreto di perquisizione personale e locale emesso dalla procura della Repubblica di Taranto, al fine di perquisire e sequestrare documenti utili ad accertare una nuova ipotesi di reato: truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea rispetto alla gestione delle quote di Co2. Oltre all’ex ad, sono finiti nel registro degli indagati il suo segretario, Carlo Kruger, Sabina Zani della società PriceWaterCooper con l’incarico di consulente di Adi e poi Francesco Alterio, Adolfo Buffo e Paolo Fietta in qualità di procuratori speciali di Adi, Vincenzo Dimastromatteo e Alessandro Labile entrambi in periodi differenti direttore dello stabilimento, Antonio Mura, procuratore di Adi con funzioni di Direttore Finanze Tesoreria e Dogane e il dipendente Felice Sassi.

L’inchiesta delle fiamme gialle, coordinate dal pubblico ministero Francesco Ciardo, è una parte dell’indagine che la procura ionica sta portando avanti concentrandosi sugli ultimi anni della gestione di Acciaierie d’Italia, ora in amministrazione straordinaria, quando il management era espresso dal socio di maggioranza ArcelorMittal, ovvero a partire dal 1° novembre 2018. E che comprende le emissioni di benzene e l’esecuzione delle manutenzioni nello stabilimento siderurgico, per cui lo scorso marzo l’ex ad e l’ex direttore dello stabilimento Alessandro Labile (che ha ricoperto il ruolo dirigenziale dall’agosto 2022 a maggio 2023) ricevettero un avviso di proroga delle indagini da parte del gip di Taranto Francesco Maccagnano per violazione del Codice Unico dell’Ambiente e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (due diversi filoni di indagine che furono accorpati). In questo caso l’indagine mira a comprendere se l’aumento delle emissioni di benzene sia stata causato da negligenze nella gestione dell’acciaieria o da cattive manutenzioni da parte della società, e quali siano state le azioni messe in campo da AdI per tentare di neutralizzare gli sforamenti, viste anche le richieste avanzate dalla stessa ARPA Puglia in merito a tale problematica.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/07/ex-ilva-morselli-nel-mirino-della-procura/)
Tornando alla stretta attualità, l’indagine odierna riguarda una presunta falsificazione di dati relativi alle emissioni di CO2 riconducibili alle attività di Adi s.p.a. Ed è legata al funzionamento del Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione (Eu Ets), istituito dalla Direttiva 2003/87/CE (Direttiva Ets), che costituisce il principale strumento adottato dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori in base al protocollo di Kyoto. Il sistema, precisano gli investigatori in una nota, si basa essenzialmente sul meccanismo del cosiddetto cap&trade che fissa un tetto massimo al livello complessivo delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, permettendo ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato diritti a emettere quote di CO2 secondo le loro necessità nel rispetto del limite stabilito. Il meccanismo ha lo scopo di mantenere alti i prezzi dei titoli per disincentivare la domanda e, pertanto, indurre le imprese europee ad inquinare meno.
Secondo quanto accertato sinora nell’inchiesta, in relazione alla restituzione delle quote CO2 consumate nell’anno 2022 e all’assegnazione di quelle a titolo gratuito per l’anno 2023, Acciaierie d’Italia avrebbe attestato nel piano di monitoraggio e rendicontazione falsi quantitativi di consumi di materie prime (fossile, gas, ecc.), di prodotti finiti e semilavorati e relative giacenze, così alterando i parametri di riferimento («fattore di emissione» e «livello di attività»). Adi avrebbe inoltre dichiarato al registro Eu Ets (Sistema europeo di scambio di quote di emissione) un numero di quote CO2 inferiore a quello effettivamente emesso, inducendo in errore il comitato ministeriale, che perciò assegnava gratuitamente allo stabilimento ex Ilva di Taranto, per l’anno 2023, un ammontare di quote superiore a quello effettivamente spettante.
In questo modo, sempre secondo l’accusa, gli indagati avrebbero procurato un ingiusto profitto per Acciaierie d’Italia consistito, da un lato, in un risparmio di spesa, realizzato con la restituzione allo Stato (nello specifico, al Comitato ministeriale) di quote CO2 inferiori a quello che la società avrebbe dovuto restituire, dall’altro, nei maggiori ricavi determinati dal riconoscimento di quote di CO2 gratuite in misura eccedente con pari danno del mercato primario . Per questo nel corso delle perquisizioni si sono cercate carte relative alla documentazione amministrativa e contabile per ricostruire le procedure esaminate per stabilire l’esatta quantificazione delle quote effettivamente spettanti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/27/ex-ilva-una-vis-senza-polemica/)
La nota della Guardia di Finanza
“Gli accertamenti finora condotti hanno consentito di acquisire plurimi indizi di reato in ordine all’artificiosa manipolazione dei dati afferenti alle emissioni di Co2 riconducibili alle attività di AdI spa e poste in essere in epoca precedente (nel periodo 2022-2023, ndr) la sottoposizione della società alla procedura di amministrazione straordinaria” si legge nella nota della Guardia di Finanza. Secondo le indagini, la società “avrebbe attestato nel piano di monitoraggio e rendicontazione al Comitato Ets (Emission Trading System) falsi quantitativi di consumi di materie prime (fossile, gas, ecc.), di prodotti finiti e semilavorati e relative giacenze, così alterando i parametri di riferimento (fattore di emissione e livello di attività)”. Il gruppo avrebbe “dichiarato al registro Eu Ets (Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione) un numero di quote CO2 inferiore a quello effettivamente emesso, inducendo in errore il Comitato ministeriale, che si determinava ad assegnare gratuitamente allo stabilimento ex Ilva di Taranto, per l’anno 2023, un ammontare di quote superiore a quello effettivamente spettante”.
“Attraverso tali condotte – dichiara la Guardia di Finanza – gli indagati avrebbero procurato un ingiusto profitto per AdI spa consistito da un lato in un risparmio di spesa, realizzato con la restituzione allo Stato (e, nello specifico, al Comitato ministeriale) di quote Co2 inferiore a quello che la società avrebbe dovuto restituire; dall’altro nei maggiori ricavi determinati dal riconoscimento di quote di Co2 gratuite in misura eccedente con pari danno del mercato primario delle aste pubbliche dello Stato”. “I riscontri investigativi in corso sono finalizzati a rinvenire ulteriori elementi probatori utili al prosieguo delle indagini, con particolare riferimento alla documentazione amministrativa e contabile funzionale alla puntuale ricostruzione delle procedure in esame, nonché all’esatta quantificazione delle quote effettivamente spettanti”.all’artificiosa manipolazione dei dati afferenti alle emissioni di Co2 riconducibili alle attività di AdI spa e poste in essere in epoca precedente (nel periodo 2022-2023, ndr) la sottoposizione della società alla procedura di amministrazione straordinaria” si legge nella nota della Guardia di Finanza. Secondo le indagini, la società “avrebbe attestato nel piano di monitoraggio e rendicontazione al Comitato Ets (Emission Trading System) falsi quantitativi di consumi di materie prime (fossile, gas, ecc.), di prodotti finiti e semilavorati e relative giacenze, così alterando i parametri di riferimento (fattore di emissione e livello di attività)”.
Il gruppo avrebbe “dichiarato al registro Eu Ets (Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione) un numero di quote CO2 inferiore a quello effettivamente emesso, inducendo in errore il Comitato ministeriale, che si determinava ad assegnare gratuitamente allo stabilimento ex Ilva di Taranto, per l’anno 2023, un ammontare di quote superiore a quello effettivamente spettante”. “Attraverso tali condotte – dichiara la Guardia di Finanza – gli indagati avrebbero procurato un ingiusto profitto per AdI spa consistito da un lato in un risparmio di spesa, realizzato con la restituzione allo Stato (e, nello specifico, al Comitato ministeriale) di quote Co2 inferiore a quello che la società avrebbe dovuto restituire; dall’altro nei maggiori ricavi determinati dal riconoscimento di quote di Co2 gratuite in misura eccedente con pari danno del mercato primario delle aste pubbliche dello Stato”. “I riscontri investigativi in corso sono finalizzati a rinvenire ulteriori elementi probatori utili al prosieguo delle indagini, con particolare riferimento alla documentazione amministrativa e contabile funzionale alla puntuale ricostruzione delle procedure in esame, nonché all’esatta quantificazione delle quote effettivamente spettanti”.
(rileggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

Buonasera
Ci mancava solo la presunta truffa della CO2 ed il quadro è completo.
Spero che si faccia chiarezza nel più breve tempo possibile e non come altre indagini e processi durati all’ infinito.
Mi affido alla serietà della Gdf e della Magistratura inquirente.
Saluti
Vecchione Giulio