Nuovo incontro tra il management della Fondazione della Cittadella della Carità e i sindacati di categoria CGIL FP, CISL FP, FIALS, UGL SALUTE, per il fare il punto della situazione sulla vertenza. A cominciare dal pagamento della mensilità di Aprile 2024 e del restante 50% della 13esima 2023, che sono stati congelati dopo l’istanza di ammissione al concordato preventivo come debiti precedenti (domanda presentata lo scorso 8 maggio dalla Fondazione della Cittadella della Carità contenente il piano strategico di sviluppo e una proposta di ristrutturazione del debito ai creditori ed accolta dal tribunale lo scorso 8 giugno), e che secondo quanto affermato durante l’ultima riunione saranno pagati per primi come crediti privilegiati dopo l’omologa del tribunale. Per quanto riguarda invece i pagamenti delle mensilità di giugno, quest’ultimi potrebbero subire dei ritardi, che non dipenderebbero dalla Fondazione, ma principalmente a crediti non ancora riscossi da enti pubblici come il Comune di Taranto (pari a 200.000 euro) e dalla società partecipata Kyma Ambiente, che si stanno cercando di recuperare nel più breve tempo possibile. È previsto in questo senso un incontro nelle prossime ore tra la Fondazione e il Comune di Taranto, con i sindacati che hanno chiesto di essere notiziati in maniera tempestiva all’esito dell’incontro, data la delicatezza della situazione.
In merito al piano industriale è stato ripetuto che nei termini previsti sarà presentato in tribunale tramite l’amministratore giudiziario, l’avvocato Dario Lupo. La FP CGIL ha chiesto chiarimenti su quali fossero i termini, che dovrebbero indicativamente essere di 120 giorni secondo quanto prevede la legge, salvo che l’amministratore giudiziario non decida diversamente. È stato inoltre chiarito che la bozza del piano industriale in questa fase non prevede tagli occupazionali. Anche in merito a questo passaggio la FP Cgili ha chiesto chiarimenti sull’espressione “in questa fase”, che può destare inevitabilmente preoccupazione tra i lavoratori: la risposta ottenuta è che ancora prematuro al momento affrontare questi aspetti.
Ricordiamo infatti che la trattativa in corso per il fitto del ramo d’azienda alla società Soave Sanità, controllata dalla Neuromed, e della voltura a quest’ultima degli accreditamenti, non si è ancora conclusa. La società ha più volte confermato la totale disponibilità ad investire ed a procedere con l’acquisizione del ramo d’azienda e il mantenimenti di tutti gli attuali livelli occupazionali (condizione imprescindibile per la conclusione positiva della vertenza), dichiarandosi pronta a subentrare con un investimento iniziale pari a 2 milioni di euro. Ma il percorso delle volture degli accreditamenti è ancora in stand-by. Proprio in queste ore, in Consiglio regionale è prevista la presentazione di una mozione di modifica della Legge 9 che attualmente costituisce un ostacolo d’intralcio sulla positiva conclusione della vertenza. Il paletto posto dall’art. 9 della legge regionale n. 9 del 2017 prevede la possibile decadenza dell’autorizzazione dell’accreditamento sanitario della struttura in capo al cedente, in caso di violazione degli obblighi retributivi e contributivi, circostanza che per la Regione si sarebbe realizzata presso la Fondazione Cittadella nell’ultimo periodo, attraverso il congelamento degli stipendi di aprile e altre mancate o ridotte retribuzioni. Congelamento derivato dal fatto che lo scorso 8 maggio il Cda della Cittadella ha presentato la proposta concordataria.
In una nota di risposta alla Regione, la Fondazione ha infatti chiarito che la regolarità degli stipendi, requisito fondamentale per la volturazione, potrà prevedere il pagamento degli stipendi mancati nel contesto del concordato. Mentre sono necessari ancora alcuni passaggi tecnico-amministrativi prima di procedere alle volturazioni, tra cui le autorizzazioni da parte di SISP, Spesal, Dipartimento di Prevenzione e Vigili del Fuoco. L’avvocato Sibilla, che presiede il Cda della Fondazione, ha sostenuto che la sospensione degli accreditamenti sanitari della struttura (scattata in virtù del mancato rispetto delle norme delle norme prevista dal decreto 81/2008 in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro) su intervento dei Vigili del fuoco che avevano registrato alcune violazioni e hanno chiesto la mitigazione del rischio incendi, sarebbe stata a suo dire ‘troppo affrettata’.
Inoltre, con l’ok concordato preventivo, le procedure esecutive in merito al complesso edilizio sanitario sono state sospese. L’intera struttura era infatti finita all’asta giudiziaria (costituito da un terreno pertinenziale, un complesso edilizio sanitario composto da un ingresso portineria, alloggio custode, locali adibiti ad uso foresteria, depositi, cabina elettrica e quattro corpi di fabbrica, per un’estensione pari a 9900 metri quadri): prezzo base pari a 22 milioni di euro, offerta minima di 16,5 milioni di euro, con le prime offerte che andavano presentate entro lo scorso 15 aprile. Un passaggio questo scontato, visto che tutto il patrimonio immobiliare della Fondazione è stato pignorato da due istituti bancari, a causa di una voragine finanziaria pari ad un debito di almeno 20 milioni di euro. Ma almeno per il momento, questo aspetto è stato di fatto sospeso.
La lunga crisi della struttura sanitaria che svolge un ruolo di prima importanza per la provincia ionica mettendo a disposizione del territorio 80 posti di Rsa e 54 posti letto in una Casa di cura oltre ad un poliambulatorio, e che dà lavoro a 150 persone, è ancora lungi dall’essersi risolta. Ma si sta lavorando da mesi, giorno dopo giorno, per evitare l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro e la perdita di una struttura d’assistenza sanitaria fondamentale per la nostra provincia.
(leggi tutti gli articoli sulla crisi della Fondazione Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)
