Ripartirà a settembre il progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“ (attualmente sospeso): è stato deciso in una riunione svoltasi lo scorso 7 giugno in cui sono state avviate le attività preparatorie, mentre la sperimentazione vera e propria partirà tra due mesi. La conferma ufficiale arriva però soltanto adesso dal commissario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Vito Felice Uricchio, che a breve dovrebbe finalmente ottenere lo sblocco dell’operatività della struttura di missione, dopo l’approvazione definitiva del decreto Coesione.

Il progetto (di cui a lungo abbiamo parlato su queste colonne) vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria. E prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande (che sono state già individuate) in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. Era stata già avviata la fase di sperimentazione (individuando le cooperative di mitilicoltori disposti a mettere a disposizione il loro prodotto oltre alla posa dei corpi morti sul fondo per gli ancoraggi) che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 323/2021 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della mitilicoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Arpa Puglia aveva anche individuato il personale da occupare in tale progetto, anticipando le risorse economiche necessarie. Si era quindi ad un passo dall’avvio del progetto, poi sospeso in concomitanza con la scadenza del mandato del precedente commissario, il prefetto Demetrio Martino. Ma la buona notizia è che a settembre si riparte.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/06/bonifiche-uricchio-attende-il-via-libera/)

 

Ma sull’intervento che prevede la “bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione del bacino del Mar Piccolo di Taranto”, il commissario Uricchio ha intenzione di valorizzare e riprendere tutti gli studi delle precedenti gestioni commissariali targate Alfio Pini e Vera Corbelli, per riprendere e portare a compimento la bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo dal PCB, quanto meno per quanto riguarda le aree più contaminate, che sono state individuate negli anni in quelle zone prospicienti l’Arsenale della Marina Militare: l’ex area IP, l’ex area Gittata e l’ex area 170 ha (negli anni scorsi la Marina Militare intervenne sulle stesse aree nelle zone di terra). Secondo il commissario infatti, il quadro della contaminazione è chiaro ed almeno in quello specchio d’acqua si potrà e dovrà intervenire per evitare che la contaminazione si propaghi ulteriormente.

E lo si potrà fare attraverso un dispendio di risorse economiche che sicuramente sarà inferiore alle stime prospettate anni addietro dall’ex prefetto Martino e da alcuni ambienti del ministero dell’Ambiente, pari ad oltre un miliardo di euro, fattore che comportò all’interno del CIS di Taranto nel dicembre 2020 la decisione di mettere da parte la possibilità di bonifica del Mar Piccolo. Per portare a compimento questo percorso, il commissario ha più volte manifestato l’intenzione in queste settimane di volte promuovere un contratto di mare per le acque di transizione del mar Grande e del mar Piccolo, a cui far aderire tutti gli stakeholder del territorio (che si aggirano tra gli 80 e i 90): enti di ricerca e controllo, sindacati, associazioni di categoria, società civile, aziende del territorio, istituzioni.

Un’iniziativa che ha come obiettivo quello di creare una sintonia e un’armonia sul territorio per traguardare insieme lo stesso obiettivo. Che nel caso del primo seno del Mar Piccolo potrebbe essere quello di riuscire a bonificare anche solo l’area in assoluto più compromessa da un punto di vista di inquinamento ambientale: la famosa ‘170 ha’ prospiciente l’Arsenale della Marina Militare. Ennesima dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che l’inquinamento dal bacino interno ha come responsabili anche e soprattutto entità terze rispetto a quanto invece affermato e sostenuto dai tanti guru e tuttologi locali, oltre che da partiti politici e associazioni poco informate e rispetto anche a quanto sostenuto dai pm dell’accusa all’interno del processo ‘Ambiente Svenduto’ (l’ex siderurgico Ilva che per molti pare avere colpe su qualsiasi evento accaduto in questa città dal 1950 in poi). Solo che, chissà perché, delle colpe della Marina Militare così come della raffineria Eni i ‘nostri eroi’ non parlano mai.

Attualmente sulla contabilità speciale del commissario sono presenti 52 milioni di euro che certamente non bastano per ambire al risultato che ci si prefissò con il protocollo sottoscritto nell’estate del 2012 (e che per sei lunghi anni ha in parte ottenuto e in parte sognato la dott.ssa Vera Corbelli): la bonifica di un’area pari a 564 km2, e che serviranno per liquidare economicamente tutta una serie di interventi già effettuati da parte dei comuni della provincia ionica (Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, che rientravano negli interventi prioritari per la riqualificazione ambientale dei Comuni dell’Area Vasta di Taranto il cui un importo complessivo ammontava a 12 milioni di euro), per liberarsi della zavorra dei debiti accumulati nel corso del tempo. Il nuovo commissario di Governo per la bonifica dell’area di Taranto, ha infatti stimato un fabbisogno di circa 500 milioni di euro per rilanciare e riprendere le attività. Risorse che potrebbero arrivare, almeno in parte, dal Just Transition Fund per Taranto oltre che dall’attesa ripartenza del CIS Taranto (fermo dal settembre 2022).

La speranza, come si suol dire, è l’ultima a morire. Staremo a vedere se finalmente, dopo anni di inefficienza, rallentamenti e silenzi, potrà ripartire il percorso avviato dalla dott.ssa Corbelli e bruscamente interrotto nell’estate del 2020, per la sciagurata volontà politica di chi ancora oggi ricopre incarichi apicali al Comune, in Provincia, in Regione e a Roma.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/02/bonifica-mar-piccolo-ce-ancora-speranza/)

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