Si inaugura mercoledì 17 luglio a Palazzo Ducale di Martina Franca (ore 21) con la Norma di Vincenzo Bellini la 50ª edizione del Festival della Valle d’Itria, edizione speciale che festeggia mezzo secolo di rarità musicali, riscoperte e novità. Ventuno giorni ricchi di eventi fino al 6 agosto con tre titoli d’opera – oltre a Norma, le due rarità di Ariodante di Händel e Aladino e la lampada magica di Nino Rota – concerti, incontri, spettacoli di prosa, giornate di studio, una mostra e la proiezione di un documentario inedito sulla storia del Festival, che avranno come cornice alcuni luoghi simbolo di Martina Franca – il Palazzo Ducale, il Teatro Verdi, i chiostri di San Domenico e del Carmine, la Basilica barocca di San Martino –insieme alle vivaci piazza e contrade, nonché le più belle masserie, fra gli uliveti secolari del territorio pugliese.
L’INAUGURAZIONE
Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, ad inaugurare il Festival il 17 luglio (repliche il 21, 28 luglio e 2 agosto ore 21, la generale del 14 luglio verrà aperta ai giovani under25), è una delle opere più rappresentative del Belcanto, capolavoro di Vincenzo Bellini che debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1831. Fu proprio una storica edizione di Norma ad accendere nel 1977 le luci della ribalta internazionale sull’allora giovanissimo festival pugliese, che lo propose al pubblico nella versione originale per due soprani, versione che verrà riproposta anche in quest’occasione con l’edizione a cura di Roger Parker per Ricordi.
La nuova produzione verrà diretta da Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari. Tra le bacchette più autorevoli del panorama musicale internazionale, Luisi debutta per la prima volta il titolo belliniano, un’opera attraversata da pulsioni contrastanti: ira, odio, amore, impulsi di guerra e di morte. «La forza di quest’opera – racconta il maestro Luisi – non risiede solamente nella trama e nello sviluppo drammaturgico. È il genio di Bellini che ci fa capire questi contrasti non illustrando le parole, ma conferendo loro un’energia e una coerenza che nessuno prima di lui, tranne Mozart, era riuscito a dare in un’opera lirica moderna».
Nicola Raab, dalla consolidata esperienza internazionale in campo lirico, per la prima volta al festival martinese, firma una regia site-specific pensata appositamente per Palazzo Ducale, con le scene e i costumi di Leila Fteita già premio Abbiati 2022 per Il Giocatore alla 48ª edizione del Festival. Una regia “senza tempo”, in cui, spiega la Raab, «Norma è, come molte donne dei nostri giorni, una donna tra due mondi, tra il fuoco dell’altare e quello del focolare domestico, tra pubblico e privato, emozione e ragione. Per questo la storia di Norma ci parlerà per sempre». Debuttano nei ruoli delle due donne due soprani note nei principali palcoscenici lirici e concertistici quale l’americana Jacquelyn Wagner (Norma) e la rumena Valentina Farcas (Adalgisa); Pollione è il tenore spagnolo Airam Hernandez, Clotilde il mezzosoprano giapponese Saori Sugiyama, Flavio il tenore neozelandese Zachary McCulloch, Oroveso il basso croato Goran Jurić. Il maestro del coro è Marco Medved.
LE ALTRE OPERE: “ARIODANTE” E “ALADINO E LA LAMPADA MAGICA”
Dal barocco al Belcanto fino al Novecento, il Festival ripercorre un arco temporale di oltre due secoli per riaffermare quell’attenzione che da sempre il festival ha nutrito per il canto lirico.
La riscoperta del repertorio barocco, da sempre fiore all’occhiello del Festival, quest’anno verterà su Ariodante (1735) di Georg Friedrich Händel, in occasione dei 550 anni della nascita di Ludovico Ariosto, il cui Orlando furioso è fonte di ispirazione dell’opera handeliana. Il dramma musicale in tre atti verrà proposto nella nuova edizione critica a cura di Bernardo Ticci. Protagonisti, al Teatro Verdi il 22 luglio (repliche il 25 e 29 luglio, ore 21), l’ensemble Modo Antiquo diretto dal suo fondatore Federico Maria Sardelli (al terzo e ultimo anno di residenza artistica al Festival), e alcuni fra i migliori interpreti specializzati in questo repertorio: Cecilia Molinari (Ariodante), Teresa Iervolino (Polinesso), Francesca Lombardi Mazzulli (Ginevra), Biagio Pizzuti (Re di Scozia), Theodora Raftis (Dalinda), Manuel Amati (Lurcanio), Manuel Caputo (Odoardo). Regia, scene e costumi sono del consolidato team artistico Torsten Fischer (regia), Herbert Schäfer (drammaturgia e scenografia) e Vasilis Triantafillopoulos (costumi).
Il 27 luglio (repliche il 30 luglio, 1 e 4 agosto, ore 21) a Palazzo Ducale il Festival omaggia Nino Rota con il nuovo allestimento di Aladino e la lampada magica “fiaba lirica” del 1968 del compositore che scelse la Puglia come terra d’adozione, e di cui il Festival ha già allestito nelle edizioni passate Il cappello di paglia di Firenze e Napoli milionaria. Francesco Lanzillotta, fra i più brillanti direttori della sua generazione, apprezzato nei maggiori teatri europei e italiani, dirige l’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari. Firma la regia l’argentina Rita Cosentino artista presente nei principali palcoscenici teatrali, scene e costumi di Leila Fteita. Nei ruoli principali il tenore Marco Ciaponi (Aladino), il soprano Claudia Urru (La Principessa Badr-al-Budùr), il basso Marco Filippo Romano (Mago e Re) e il baritono Alexandr Ilvakhin (Il genio dell’anello). A loro si affianca il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi (direttore Angela Lacarbonara), giovane realtà nata da un progetto che coinvolge le scuole del territorio, occasione per avvicinare i ragazzi al mondo della lirica e al Festival. Di rara esecuzione, l’opera viene proposta nella versione integrale.