Uno spettacolo, che aiuta a visualizzare le pressioni sociali che la donna subisce e che in qualche modo può spingere le persone a non essere vittime inconsapevoli. Così, Daniela Baldassarra, scrittrice ed attrice pugliese, definisce il monologo “Le Pressioni” che ha portato il pubblico a riflettere tra una risata e l’altra. Il terzo appuntamento della rassegna “l’Angolo della conversazione” ha puntato i riflettori sul racconto di un macro tema, il mondo femminile, supportato anche dall’Associazione Alzaia Onlus di Taranto presente per sensibilizzare i presenti sulle violenze che continuano a subire le donne. “Sono tantissime le pressioni che subiamo tutti indistintamente, uomini e donne – sottolinea Baldassarra – anche se queste ultime continuano ad affrontare mostri del passato, infondo l’esistenza ed il corpo stesso delle donne sono storicamente campi di battaglia sociale”.
Un monologo, suddiviso in tre parti, dove l’attrice pugliese analizza le pressioni relative alla sessualità, svuotata dai significati più profondi e vissuta come un’arte performativa, alla maternità raccontata in maniera umoristica ed evidenziando le differenze tra la donna madre e la “non” madre, considerata socialmente incompleta ed infine al tema della bellezza. Un concetto che la nostra società, a causa dei bombardamenti mediatici, concepisce come sinonimo di perfezione. Dopo aver rotto il ghiaccio con le note della canzone “Bocca di rose” del cantautore Fabrizio De André, l’attrice è partita subito in quarta stilando una lista degli uomini da evitare, tra questi sono emersi gli uomini insoddisfatti dalla vita personale e lavorativa, quelli mortificati dalla propria famiglia che sfogano le loro frustrazioni sul partner, i vanitosi, i tirchi ed infine i ladri, i venditori e i distruttori di sogni.
Una volta terminata la lista, che a detta dell’attrice sarebbe durata ore, si è rivolta alla platea in maniera ironica affermando “L’unica soluzione possibile è diventare lesbica”. Le scelte dettate dalle pressioni sociali sono la causa principale del malessere quotidiano delle donne. Baldassarra parte proprio dal matrimonio, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi se si volessero fare le cose ‘per bene’. Un traguardo che trascina la donna in un vortice di sensazioni sbagliate e complicazioni nella soddisfazione sessuale con il partner. Un primo step che porta a dover rispettare i successivi, come il bisogno di rimanere incinta entro un determinato arco temporale altrimenti, per gli altri, ‘c’è qualcosa che non va’. A causa di queste pressioni legate alla genitorialità, la donna dimentica i propri desideri per soddisfare quelli della società, che sono dettati da standard tradizionali ormai obsoleti.
È proprio partendo da questo concetto che l’attrice pugliese arriva a descrivere la bellezza della diversità. In un mondo in cui tutto ha bisogno di un’etichetta, si è dimenticata l’importanza dell’unicità delle singole persone, dei percorsi singolari fatti di successi, sconfitte e di ostacoli che portano a raggiungere uno stesso obiettivo attraverso strade differenti. “La bellezza è la verità delle nostre vite raccontata agli altri senza vergogna – recita Baldassarra – la verità che è capace di riconoscere ‘i simili’, capire che non si è soli a vivere determinate situazioni di difficoltà e trovare il coraggio di affrontarle insieme”. Il messaggio dello spettacolo può essere accolto da tutte le generazioni soprattutto dagli adulti che, secondo l’attrice, hanno una maggiore responsabilità. Devono cercare di non rimanere avvinghiati agli stereotipi e ai luoghi comuni del passato, per evitare di trasmetterli ai giovani del futuro, perché quando c’è volontà e si crede nel cambiamento, non è mai troppo tardi per attuarlo.