Particolari elementi decorativi terminavano le testate delle tegole usate per i tetti dei templi – ed edifici pubblici – greci, etrusco-italici e romani: le antefisse. Queste, solitamente in terracotta, erano dipinte con motivi floreali o a palmette oppure modellate a forma di leoni o figure mitologiche.

A Taranto ne sono state ritrovate a migliaia, databili tutte dal VII al IV secolo a.C., e raffiguranti tantissimi soggetti. Tra i più rappresentati vi è il Dio Pan, divinità boschiva metà uomo e metà capra, rappresentato a volte con corna, lunghe orecchie caprine e barba fluente, altre come un giovane imberbe e dallo sguardo torvo. Inoltre, spesso ritroviamo anche il volto di Sileno, figlio di Pan, raffigurato come un uomo anziano con folta barba e orecchie ferine.

Altra tipologia molto diffusa nella Taranto greca era quella con volto di Medusa, al cui orribile aspetto veniva attribuita una funzione apotropaica, ovvero serviva ad allontanare influssi maligni. Medusa, l’unica sorella mortale delle tre temute Gorgoni, era qui ritratta dapprima con grandi occhi spalancati, con cui secondo il mito pietrificava chiunque la guardasse e con zanne e lingua pendula, di colore rosso o nero, fissate in uno spaventoso ghigno. La proverbiale capigliatura a riccioli con serpenti conferisce un aspetto ancora più mostruoso alla Gorgone, il cui destino sarà poi, nel racconto mitico, la morte per mano dell’eroe Perseo.

Progressivamente, già nel corso del V secolo a.C., l’aspetto di Medusa cambia, donandole dei tratti meno deformi, fino ad arrivare ad esemplari databili al IV secolo, le cui sembianze di donna, più che di mostro, appaiono decisamente più distese.

Altre antefisse con soggetti rari o di difficile interpretazione sono state rinvenute nell’antico spazio urbano della città, fra cui, su tutte, quelle con volto maschile e berretto frigio oppure quelle con capo coperto da una pelle di leone, attributo solitamente identificativo di Eracle o della Regina Onfale.

Il museo archeologico Nazionale MArTa è oggi custode di tantissime di queste terracotte architettoniche tarantine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*a cura di Fabiola De Lorenzo

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